A Roma la sanità territoriale sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda, fatta di prossimità, innovazione e responsabilità sociale. In questo scenario si colloca Artemisia Lab, realtà sanitaria privata che negli anni ha costruito una rete capillare di centri diagnostici e poliambulatori distribuiti sull’intero territorio romano, con l’obiettivo dichiarato di mettere il paziente al centro della propria missione.
Non si tratta soltanto di una formula comunicativa. La scelta di presidiare in modo diffuso i quartieri della Capitale risponde a un’esigenza concreta: ridurre le distanze, accorciare i tempi di accesso alle prestazioni, intercettare i bisogni sanitari prima che diventino emergenze. In una città complessa come Roma, dove mobilità e liste d’attesa rappresentano spesso un ostacolo, la copertura capillare assume un valore sociale oltre che organizzativo.
Il modello si fonda su tre direttrici: accessibilità, qualità clinica e attenzione alla persona. Strutture facilmente raggiungibili, integrazione tra laboratorio analisi, diagnostica per immagini e visite specialistiche, tecnologie aggiornate e formazione costante del personale sanitario rappresentano gli elementi operativi di questa impostazione. La centralità del paziente si traduce in percorsi personalizzati, organizzazione efficiente degli appuntamenti, referti chiari e tempestivi, oltre a programmi di prevenzione e screening rivolti anche alle fasce più fragili.
Accanto alla dimensione sociale emerge lo sguardo al futuro. La digitalizzazione dei servizi, l’accesso online ai referti, le piattaforme per la gestione delle prenotazioni e lo sviluppo progressivo della telemedicina rappresentano strumenti ormai imprescindibili. L’innovazione, tuttavia, non sostituisce il rapporto umano, ma lo integra, mantenendo saldo il legame fiduciario tra medico e paziente.
In questo quadro, il rispetto della cornice normativa assume un rilievo centrale. Il settore sanitario è espressamente qualificato come settore ad alta criticità dal D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138, di recepimento della Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2), e l’articolo 30 prevede la convocazione di Tavoli settoriali per la categorizzazione e caratterizzazione delle attività e dei servizi rilevanti ai fini della cybersicurezza.
L’assoggettamento alla disciplina NIS2 avviene automaticamente quando un operatore sanitario supera le soglie dimensionali previste per le piccole imprese, ossia almeno 50 dipendenti oppure 10 milioni di euro di fatturato annuo o di totale di bilancio . Inoltre, la verifica può avvenire su base consolidata, considerando eventuali controllanti o partecipazioni rilevanti . La caratterizzazione ex art. 30 non modifica gli obblighi, ma ne specifica l’ambito applicativo e operativo.
Per una rete sanitaria territoriale strutturata, ciò significa integrare agli standard clinici anche sistemi di protezione dei dati, continuità operativa e sicurezza informatica adeguati al livello di criticità del settore. La tutela delle informazioni sanitarie, la resilienza delle infrastrutture digitali e la proporzionalità degli obblighi diventano parte integrante della responsabilità d’impresa. Guardare al futuro, dunque, significa non solo investire in tecnologia e innovazione clinica, ma anche rafforzare la sicurezza digitale e la conformità normativa in un contesto regolatorio in evoluzione. Una sanità di prossimità, moderna e capillare, che metta il paziente al centro e operi nel pieno rispetto dell’art. 30 del D.Lgs. 138/2024, contribuendo alla costruzione di un sistema sanitario più integrato, sicuro e resiliente per la città di Roma.

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