Mariastella Giorlandino

UAP DIFFIDA DAL TRASFORMARE LE FARMACIE IN CANALI PROMOZIONALI DI TESTING SANITARIO SENZA GARANZIE CERTE PER I PAZIENTI

Mariastella Giorlandino: “Prevenzione HIV sì, ma nessuna campagna può eludere sicurezza, responsabilità clinica, tracciabilità dei dati e parità di regole. Le Autorità chiariscano subito requisiti, controlli e responsabilità”.

UAP – Unione Nazionale Ambulatori e Poliambulatori – esprime netta contrarietà rispetto al lancio promozionale relativo alla distribuzione di test rapidi salivari HIV gratuiti presso alcune farmacie della provincia di Bergamo.

UAP precisa che non è in discussione il valore della prevenzione dell’HIV, né l’esigenza di favorire l’accesso ai test e alle diagnosi tempestive. Tuttavia, è inaccettabile che iniziative di testing, sensibili per la salute, vengano presentate con modalità comunicative assimilabili a una campagna promozionale, senza che siano preventivamente chiariti requisiti, responsabilità, percorsi di presa in carico, gestione del dato sanitario e collegamento con i servizi specialistici.

Un test HIV, anche quando rapido e salivare, non è un gadget sanitario da distribuire al pubblico. È un atto che può incidere profondamente sulla salute, sulla vita personale, sulla sfera relazionale e sulla condizione psicologica del cittadino. Richiede corretta informazione, comprensione del periodo finestra, indicazione dei percorsi di conferma diagnostica, tutela della riservatezza, raccordo con il medico e con i servizi specialistici, nonché gestione appropriata dei casi positivi, dubbi o non correttamente interpretati.

Per UAP, il punto è chiaro: la sicurezza del paziente viene prima della capillarità commerciale. La farmacia può svolgere un ruolo di prossimità, informazione e orientamento, ma non può essere progressivamente trasformata in un presidio diagnostico parallelo senza essere sottoposta agli stessi requisiti richiesti agli ambulatori, ai poliambulatori, ai laboratori e alle strutture sanitarie autorizzate.

Non può esistere un doppio standard. Da una parte strutture sanitarie soggette a requisiti rigorosi, controlli, responsabilità professionali, procedure di gestione del rischio clinico, tracciabilità del dato e obblighi informativi; dall’altra farmacie che, in nome della prossimità, vengono presentate al cittadino come punti di accesso a prestazioni sanitarie senza un quadro altrettanto certo di autorizzazioni, garanzie, controlli e responsabilità.

Anche alla luce della legislazione vigente, ogni campagna di testing sanitario promossa attraverso le farmacie deve indicare con chiarezza il proprio regime giuridico e organizzativo. Per la legislazione vigente, i servizi diagnostici in farmacia, quando sono a carico del cittadino, sono comunque subordinati alla verifica di idoneità igienico-sanitaria dei locali; quando sono invece a carico del Servizio Sanitario Nazionale, possono essere erogati solo entro la programmazione regionale, nel rispetto dei requisiti definiti dagli accordi regionali e dei relativi sistemi di rendicontazione, controllo e tracciabilità. Non è quindi accettabile che una campagna sanitaria si collochi in una zona intermedia, priva di una chiara qualificazione: né pienamente privata, né pienamente pubblica, né chiaramente governata.

UAP ha già evidenziato che diagnostica e screening non sono attività “minori”, bensì prestazioni che richiedono requisiti strutturali, organizzativi, professionali e tecnologici adeguati. Locali idonei, procedure formalizzate, responsabilità individuate, gestione del rischio clinico, tracciabilità del referto e integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico sono presidi sostanziali di sicurezza, non adempimenti burocratici.

A questo proposito, ancora più grave è il rischio che i dati sanitari generati o acquisiti nell’ambito di tali iniziative restino fuori dal sistema pubblico di tracciabilità e continuità assistenziale. Se un’attività di screening produce informazioni clinicamente rilevanti, deve essere chiarito chi le gestisce, chi le protegge, chi ne risponde, come vengono tracciate e se vengono integrate nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Diversamente, il paziente rischia di essere lasciato solo davanti a un’informazione sanitaria potenzialmente decisiva.

“Prevenzione sì, ma non a qualunque condizione”, dichiara Mariastella Giorlandino, Presidente UAP. “Quando si parla di HIV, non si può procedere con iniziative comunicative che banalizzano la complessità clinica, psicologica e sanitaria del test. Ogni campagna deve indicare con chiarezza chi informa il cittadino, chi risponde dell’esito, chi garantisce la riservatezza, chi assicura la presa in carico e chi integra il dato nel percorso sanitario”.

UAP chiede quindi al Ministero della Salute, alle Regioni, alle ASL e alle Autorità competenti di verificare con urgenza le modalità di svolgimento di tali iniziative e di chiarire:

quali requisiti autorizzativi, strutturali e organizzativi debbano possedere le farmacie coinvolte;

quali professionisti siano responsabili dell’informazione sanitaria al cittadino;

quali procedure siano previste in caso di esito positivo, dubbio o non interpretabile;

quali garanzie siano assicurate in materia di riservatezza e protezione dei dati;

come venga garantito il raccordo con i servizi specialistici;

se e come i dati clinicamente rilevanti confluiscano nel Fascicolo Sanitario Elettronico;

quali controlli pubblici siano stati effettuati prima dell’avvio della campagna.

UAP invita inoltre le istituzioni competenti a evitare che iniziative sostenute o promosse da soggetti privati possano determinare, anche indirettamente, una sanitarizzazione non governata della farmacia, con effetti distorsivi sulla sicurezza dei pazienti e sulla parità di condizioni tra operatori sanitari.

“La prossimità non può diventare un alibi per abbassare gli standard”, conclude Giorlandino. “Se una farmacia eroga o promuove attività sanitarie, deve rispettare regole sanitarie piene. In caso contrario, non si rafforza la prevenzione: si espongono i cittadini a percorsi frammentati, non tracciati e privi di responsabilità chiaramente individuate. UAP vigilerà e chiederà formalmente alle Autorità competenti ogni necessario chiarimento”.

UAP ribadisce un principio non negoziabile: in sanità non esistono prestazioni leggere quando è in gioco la sicurezza del paziente. Stesse prestazioni, stessi requisiti, stessi controlli, stesse responsabilità.


Posted

in

by

Comments

Lascia un commento