La vicenda del nomenclatore tariffario non può più essere trattata come una questione tecnica, confinata negli uffici ministeriali e sottratta al controllo pubblico.
Dopo le pronunce del TAR Lazio, che hanno giudicato illegittimo il decreto tariffario per gravi carenze istruttorie, la questione è diventata molto più seria: non si tratta soltanto di correggere alcune tariffe, ma di ricostruire un procedimento amministrativo che non ha saputo fondarsi su una rilevazione reale, aggiornata e rappresentativa dei costi effettivi delle prestazioni.
Ora la nuova campagna di rilevamento dei costi si è conclusa. Non ci sono più alibi. Occorre sapere chi sta lavorando, con le proprie assunzioni di responsabilità, con quali tempi e secondo quale cronoprogramma.
UAP, con la sua Presidente Mariastella Giorlandino, esprime una preoccupazione crescente per i ritardi che si stanno accumulando. Ritardi che non sono neutri. Ogni mese perso riduce la possibilità di utilizzare effettivamente le risorse stanziate per l’anno in corso e obbliga nelle regioni in piano di rientro a chiudere i centri e licenziare personale. Ed è questo il punto politico, amministrativo e giuridico centrale.
Le risorse previste per la revisione tariffaria non sono una posta generica del bilancio sanitario. Sono fondi destinati a una finalità specifica: rendere sostenibile l’erogazione delle prestazioni comprese nei livelli essenziali di assistenza. Se quelle risorse non vengono utilizzate per adeguare le tariffe, o vengono utilizzate solo in parte per effetto del ritardo amministrativo o utilizzate per altro, si produce un risultato inaccettabile: il Parlamento stanzia fondi per garantire prestazioni ai cittadini, ma la macchina ministeriale, non adottando tempestivamente gli atti necessari, ne impedisce l’effettivo impiego.
Né sarebbe ammissibile immaginare che somme destinate per legge alla revisione tariffaria possano essere assorbite da altre esigenze di bilancio sanitario, cosa che purtroppo è già successa. La loro destinazione è specifica. Modificarla, direttamente o indirettamente, richiederebbe una scelta normativa espressa e non potrebbe essere il risultato opaco dell’inerzia amministrativa.
Invocare i 365 giorni concessi dal TAR come se fossero un margine ordinario di attesa sarebbe una grave distorsione del senso della decisione. Quel termine non è una licenza di inerzia, né un anno sabbatico dell’Amministrazione. Serve a evitare un vuoto regolatorio e a garantire la continuità del sistema, non a sospendere il dovere di provvedere. L’Amministrazione resta vincolata al principio di celerità dell’azione amministrativa e deve chiudere il procedimento nel tempo più breve possibile, tanto più dopo la conclusione della rilevazione dei costi. Ogni ulteriore ritardo non sarebbe prudenza amministrativa, ma inerzia.
Alla luce di questa gravissima inerzia, l’UAP intende promuovere un’azione di responsabilità nei confronti dei dirigenti eventualmente inerti, che hanno favorito l’acquisizione delle imprese italiane da parte delle multinazionali, con conseguente licenziamento di circa 3.000 lavoratori.
Ricordiamo che l’adeguamento del nomenclatore serve non soltanto alla sanità privata accreditata, ma anche alla sanità pubblica.
Senza tariffe adeguate, i LEA restano diritti proclamati ma non pienamente esigibili. Si continua a dire ai cittadini che determinate prestazioni sono garantite, ma si rende economicamente sempre più difficile erogarle in modo diffuso, tempestivo e sostenibile. È questa la contraddizione che UAP denuncia da tempo: non si può proclamare il diritto alla salute e poi costruire tariffe che non coprono i costi reali delle prestazioni.
La domanda, a questo punto, è semplice: l’Area Programmazione del Ministero della Salute è in grado di garantire che le risorse stanziate per la revisione del nomenclatore saranno effettivamente utilizzate per la finalità prevista dalla legge? È in grado di indicare date, atti, responsabilità e tempi di conclusione del procedimento? È in grado di assicurare che quei fondi non saranno assorbiti da altre esigenze di bilancio sanitario? È in grado di dire chi risponde se ciò non avverrà?
Non servono rassicurazioni generiche. Servono atti, numeri, scadenze e responsabilità.

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