
Negli Stati Uniti hanno cambiato nome agli UFO. Non più Unidentified Flying Objects, oggetti volanti non identificati, ma UAP: Unidentified Anomalous Phenomena, fenomeni anomali non identificati.
La scelta serve a sottrarre il tema all’immaginario dei dischi volanti, degli omini verdi e delle visioni notturne, per ricondurlo a un ambito più serio: osservazione scientifica, analisi dei dati, sicurezza nazionale, trasparenza istituzionale.
Anche perché l’anomalia, a quanto pare, non vola soltanto. Può comparire nei cieli, nei mari, nello spazio e persino muoversi da un ambiente all’altro. Insomma: non tutto ciò che è inspiegabile arriva da Marte. Qualche volta arriva da un ufficio pubblico.
Da questo punto di vista, non possiamo che condividere la nuova denominazione. Anche UAP – Unione Ambulatori e Poliambulatori – è infatti da anni impegnata nello studio dei fenomeni sanitari anomali non identificati.
Ne osserviamo moltissimi.
Nomenclatori che appaiono, scompaiono, vengono annullati, prorogati, riscritti, differiti: veri oggetti amministrativi non identificati. Prestazioni diagnostiche che, se svolte da strutture accreditate, richiedono requisiti, controlli, responsabilità e standard di sicurezza, ma che, se atterrano altrove, sembrano improvvisamente sottratte alla forza di gravità normativa.
E poi ci sono alcune Regioni, laboratori avanzati di fenomeni sanitari anomali: riescono a comprimere i compensi, moltiplicare gli obblighi, ignorare i costi e pretendere comunque qualità, tempi rapidi e tenuta del sistema. Un prodigio che meriterebbe l’attenzione della NASA.
Il Ministero della Salute, dal canto suo, osserva questi fenomeni con apprezzabile prudenza. Talvolta così prudente da sembrare immobile. Ma forse è solo un nuovo protocollo scientifico: prima si guarda, poi si attende, poi si nomina una commissione, poi si scopre che i fondi sono evaporati.
Per questo salutiamo con favore la riabilitazione della sigla UAP. Finalmente anche il mondo sanitario dispone di una formula adeguata a descrivere ciò che accade ogni giorno: fenomeni anomali, spesso non identificati, quasi mai spiegati, ma sempre scaricati sulle strutture che garantiscono concretamente le prestazioni ai cittadini.
La differenza è che, negli Stati Uniti, gli UAP vengono studiati per capire se esista una minaccia alla sicurezza nazionale.
In Italia, gli UAP sanitari vengono studiati per capire quanto ancora possa resistere il sistema prima di essere avvistato definitivamente nei cieli: non come disco volante, ma come servizio pubblico in fuga.

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