UAP lancia due vele mobili: “Chi rallenta le tariffe, rallenta le cure”. Giorlandino: “Senza tariffe sostenibili, il diritto alla cura diventa un annuncio”

UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata avvia una nuova iniziativa pubblica per denunciare una situazione che non può più essere nascosta dietro formule tecniche, rinvii amministrativi e silenzi istituzionali.

Le due vele mobili realizzate da UAP portano in strada due messaggi semplici e diretti.

Il primo: “Chi rallenta le tariffe, rallenta le cure”.

Il secondo: “Sanità pubblica e accreditata: due metà della stessa cura”.

Sono due slogan, ma soprattutto due verità.

Il nomenclatore tariffario non è una tabella per addetti ai lavori. Stabilisce quanto il Servizio sanitario nazionale riconosce per visite, esami diagnostici, prestazioni specialistiche, ambulatoriali e protesiche erogate dalle strutture pubbliche e dalle strutture private accreditate. Quando quelle tariffe sono sottostimate, costruite su basi fragili o non coerenti con i costi reali, il sistema non diventa più efficiente: si indebolisce.

E quando il sistema si indebolisce, le conseguenze ricadono sui cittadini: aumentano le liste d’attesa, si rinviano diagnosi ed esami, cresce il ricorso al privato puro a pagamento e, per le fasce più fragili, aumenta il rischio di rinunciare alle cure.

“Bisogna parlare chiaramente alla popolazione”, dichiara la Presidente di UAP, Mariastella Giorlandino. “Se una prestazione costa dieci e viene rimborsata cinque, non si produce risparmio: si produce squilibrio. Tutto ha un giusto rapporto economico. Al di sotto dei costi reali, la sanità pubblica e quella accreditata non riescono a garantire quantità, qualità, sicurezza, personale, tecnologie e tempi adeguati. Alla fine, il cittadino resta solo davanti alla malattia”.

UAP ricorda che il decreto tariffario del 25 novembre 2024 è stato censurato dal TAR Lazio per gravi carenze istruttorie e metodologiche. Non si tratta, dunque, di una semplice protesta di categoria: è un giudice amministrativo ad avere messo in discussione il metodo con cui sono state determinate tariffe destinate a incidere direttamente sull’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza.

Per questo UAP chiede al Ministero della Salute e al Ministero dell’Economia e delle Finanze di dire subito a che punto sia la revisione del nomenclatore, quali dati siano stati raccolti, quali strutture pubbliche e accreditate siano state coinvolte, quale metodologia sia stata adottata, quando sarà approvato il nuovo decreto e quando le nuove tariffe entreranno davvero in vigore.

Il tempo non è neutro. Ogni mese perso significa meno prestazioni sostenibili, più pressione sugli ospedali pubblici, più incertezza per le Regioni, più difficoltà per le strutture accreditate e più attese per i pazienti.

C’è poi il nodo dei fondi. Le risorse per aggiornare i LEA e le tariffe sono state stanziate. UAP chiede di sapere dove siano, quante siano effettivamente disponibili, quali siano già state assorbite, quali siano ancora utilizzabili per il 2026, quali atti ne garantiscano il vincolo alla revisione tariffaria e chi risponderà se, per ritardo o inerzia, quelle risorse resteranno inutilizzate, verranno impiegate solo in parte o saranno destinate ad altro. “Se i fondi sono stati attribuiti, che cosa si aspetta?”, prosegue Giorlandino. “Dove sono finiti? Perché non vengono trasformati in prestazioni, esami, diagnosi e cure? Non basta dire che le risorse esistono sulla carta. Devono arrivare ai cittadini sotto forma di servizi sanitari. Soldi stanziati e non utilizzati per la finalità prevista sono soldi sottratti alla salute”.

La prima vela, con il gattino che tenta di spingere in avanti una croce sanitaria mentre è frenato da un peso chiamato “tariffe”, racconta proprio questo: se le tariffe restano bloccate o inadeguate, anche le cure vengono rallentate. La clessidra, l’orologio e le persone in attesa richiamano il tempo che i pazienti perdono quando il sistema non viene messo nelle condizioni di funzionare.

Il gattino non è un elemento decorativo. È una figura semplice, immediata, quasi familiare: rappresenta il cittadino comune, il paziente, la persona fragile che non conosce i tecnicismi del nomenclatore, ma subisce ogni giorno gli effetti concreti dei ritardi. La sua fatica è quella di chi aspetta una visita, un esame, una diagnosi. Il suo disappunto è quello di chi vede la sanità rallentare mentre i bisogni di cura crescono.

La seconda vela, con la mela divisa in due metà, spiega l’altro punto essenziale: sanità pubblica e sanità privata accreditata non sono due mondi contrapposti. Sono due parti dello stesso sistema. Concorrono entrambe all’erogazione delle prestazioni ai cittadini. Se una delle due metà viene indebolita, l’intera rete delle cure si rompe.

“Continuare a contrapporre pubblico e accreditato è sbagliato e dannoso”, afferma Giorlandino. “La sanità accreditata lavora per il Servizio sanitario nazionale, con regole pubbliche, controlli pubblici e tariffe pubbliche. Se le tariffe vengono tagliate o mantenute sotto i costi reali, il danno non resta dentro le strutture: arriva ai cittadini. La sanità pubblica si sovraccarica, le liste d’attesa aumentano, le famiglie aspettano o pagano”.

UAP denuncia una contraddizione ormai insostenibile: da una parte si proclama la volontà di abbattere le liste d’attesa; dall’altra si mantengono tariffe che rendono più difficile erogare prestazioni in modo sostenibile. Non si possono ridurre le attese indebolendo proprio la rete che quelle prestazioni deve assicurare.

Per questo la scritta in calce alle vele è chiara: “UAP sostiene il SSN e la salute dei cittadini”.

UAP non difende un interesse separato dal Servizio sanitario nazionale. Difende la possibilità che il SSN funzioni davvero, attraverso tutte le sue componenti: pubbliche e accreditate. Difende il diritto dei cittadini a ricevere prestazioni tempestive, sicure e di qualità. Difende la trasparenza sull’uso dei fondi pubblici. Difende il principio per cui le risorse stanziate per le cure devono diventare cure, non restare intrappolate nei ritardi amministrativi.

“Il Ministero non può più nascondersi”, conclude Giorlandino. “Dica quando arriverà il nuovo nomenclatore. Dica dove sono i fondi. Dica come intende evitare che le risorse stanziate vengano sterilizzate. Dica ai cittadini perché, mentre si promette di ridurre le liste d’attesa, il sistema continua a essere remunerato con tariffe non sostenibili. La verità è semplice: chi rallenta le tariffe, rallenta le cure. E chi rallenta le cure danneggia i cittadini”.


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