L’amministratrice della Rete Artemisia Lab: «Senza un tariffario adeguato, le liste d’attesa non si accorceranno mai»
Le liste d’attesa del Servizio Sanitario Nazionale continuano ad allungarsi, e sempre più cittadini si rivolgono alle strutture private accreditate per ottenere esami e visite in tempi ragionevoli. Ma anche il privato convenzionato, avverte Mariastella Giorlandino, amministratrice della Rete Artemisia Lab e figura di riferimento dell’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata (UAP), sta arrivando al limite. Le abbiamo posto alcune domande sulla crisi in corso.
Dottoressa Giorlandino, qual è oggi il problema principale del sistema sanitario italiano?
Il nodo, spiega Giorlandino, è il taglio dei rimborsi introdotto dal Governo attraverso il nuovo nomenclatore tariffario: una riduzione stimata tra il 40 e il 60% sulle cifre destinate sia alle strutture pubbliche sia a quelle private accreditate. Un colpo pesante, perché si innesta su un sistema di tariffe che non veniva aggiornato da 26 anni, restando quindi ben al di sotto del reale costo della vita e della gestione di uno studio medico.
Che effetto ha questo taglio sulle strutture accreditate?
L’effetto più immediato, secondo l’amministratrice di Artemisia Lab, è che molti centri esauriscono il budget assegnato già nei primi dieci giorni del mese, restando poi senza risorse per il resto del periodo. Le conseguenze ricadono soprattutto sulle strutture del Sud Italia, che rischiano la chiusura o di dover svendere sottocosto: uno scenario che, avverte Giorlandino, apre la strada all’acquisizione di queste realtà da parte di grandi gruppi multinazionali, a scapito della piccola e media imprenditoria sanitaria italiana.
Eppure i ricorsi al TAR le hanno dato ragione più volte…
Sì: la UAP e le altre sigle di categoria hanno vinto diversi giudizi al TAR che imponevano il ripristino di un tariffario adeguato. Nonostante questo, il Ministero della Salute non ha ancora dato seguito alle sentenze, lasciando irrisolta una situazione che si trascina ormai da anni.
Perché i pazienti scelgono sempre più spesso il privato accreditato?
Per Giorlandino la ragione principale è la tempistica: nelle strutture come quelle della Rete Artemisia Lab i referti vengono consegnati subito dopo l’esame o al massimo in giornata, mentre nel pubblico i tempi di attesa per un referto possono arrivare fino a 20 giorni. A questo si aggiunge la garanzia di qualità legata al fatto che, spiega, i medici della rete sono remunerati a prestazione.
Quanto pesano le convenzioni con il SSN sull’attività della vostra rete?
Relativamente poco, circa il 16% del totale, un dato che Giorlandino lega direttamente all’inadeguatezza delle tariffe: ritiene infatti professionalmente insostenibile che una visita specialistica come quella cardiologica o ginecologica venga remunerata alla struttura intorno ai 26 euro, cifra che non tiene conto della responsabilità civile e penale del professionista né dei costi di gestione.
Cosa rischia il sistema se la situazione non cambia?
Il timore, condiviso da diverse sigle del settore, è un circolo vizioso: tariffe insufficienti spingono le strutture private a ridurre le prestazioni convenzionate, il pubblico da solo non riesce ad assorbire la domanda, e le liste d’attesa — invece di accorciarsi — rischiano di allungarsi ulteriormente, con conseguenze dirette sui cittadini che hanno più difficoltà ad accedere alle cure.

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