La sanità privata accreditata vuole far sentire la propria voce contro le anomalie del sistema: servono subito cambiamenti a tutela dei cittadini e della sostenibilità economica delle imprese
In piazza a tutela dei cittadini e della sostenibilità delle imprese del settore sanitario e contro il nuovo ‘nomenclatore tariffario”: servono modifiche urgenti. È l’SoS dell’Uap (Unione nazionale ambulatori e ospedalità privata) che ha organizzato per il prossimo mercoledì 9 settembre una conferenza stampa e un’iniziativa di protesta a Roma contro il nuovo nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale e della protesica. Saranno numerosi i rappresentanti della Sanità privata accreditata che parteciperanno all’evento per dimostrare le proprie difficoltà in tutti i Comuni italiani. L’iniziativa, guidata dalla presidente Mariastella Giorlandino, mira a denunciare pubblicamente il testo del nuovo “Decreto Tariffe”.
Nonostante il via libera della Conferenza Stato-Regioni e l’entrata in vigore fissata per il 21 settembre, l’Uap contesta le modalità istruttorie e il fatto che i rimborsi proposti non coprirebbero i costi reali delle prestazioni. Secondo l’associazione, l’adeguamento al ribasso o inadeguato di molte tariffe rischia di mettere in crisi le strutture sanitarie private accreditate, con conseguente travaso di milioni di pazienti sul sistema pubblico e allungamento delle liste d’attesa. “Se pubblico e privato investono entrambi in personale, tecnologie e strutture – ha detto Giorlandino – ma vengono programmati separatamente, sprechiamo capacità mentre il cittadino aspetta. Questa non è difesa del privato: è buona amministrazione della sanità pubblica”.
Anche il settore della cardiologia, che risulta uno dei più penalizzati e che aveva proposto, ad esempio, alla Regione Campania di collaborare per ridurre le liste d’attesa ma non ha avuto riscontro, interviene in questa battaglia. “È inaccettabile che una visita specialistica cardiologica di controllo costi 5,85 euro “ sostiene Leonardo Di Maggio, presidente di Federcardio e vice presidente di Confesercenti Salute. “Chiediamo l’eliminazione della prestazione 89.01.3 dal nomenclatore tariffario e la modifica della prestazione 89.7A.3 cancellando le parole ‘prima visita‘ ”.

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