In alcuni articoli articoli pubblicati il 19 settembre c’è un equivoco da chiarire: le tariffe non sono semplicemente «i soldi riconosciuti dalle ASL ai privati». Sono il valore attribuito alle prestazioni erogate nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e riguardano quindi l’equilibrio dell’intero sistema.
Un esempio chiarisce il punto. Se una prestazione costa 100 e il nomenclatore la valorizza 50, i 50 mancanti non scompaiono. Nel privato accreditato la prestazione diventa economicamente insostenibile; nel pubblico il costo di 100 viene comunque sostenuto, mentre la produzione è valorizzata 50: la differenza contribuisce allo squilibrio dei conti e deve essere coperta dal sistema. Una tariffa insufficiente non è dunque un risparmio per la sanità pubblica.
Anche parlare genericamente di «aumento delle tariffe» è fuorviante. L’analisi UAP della proposta 2026 mostra che il 78% rimane invariato rispetto al novembre 2024 e un ulteriore 8% aumenta meno dell’inflazione. Complessivamente, l’86% delle tariffe non recupera nemmeno la rivalutazione monetaria intervenuta nel frattempo; solo il 14% la supera.
La domanda decisiva è quindi: quanto costa realmente la singola prestazione e come si è arrivati da quel costo alla tariffa?
Il caso del Friuli-Venezia Giulia rende concreta la domanda. Dopo l’annullamento del tariffario 2024 da parte del TAR Lazio per carenze istruttorie, la Regione ha ricostruito analiticamente il costo di 89 prestazioni. In 77 casi su 89 è arrivata a valori superiori a quelli della proposta nazionale 2026, che per quelle stesse prestazioni aveva lasciato invariati i valori del 2024. Occorre rendere trasparente e verificabile anche il metodo nazionale.
In altri Paesi il sistema è più stabile: nel Regno Unito i costi sanitari vengono rilevati ogni anno secondo regole nazionali comuni; in Francia tariffe e principali componenti economiche vengono aggiornate periodicamente. UAP propone anche per l’Italia un metodo semplice: costi verificabili, tariffa-base trasparente, indicizzazione periodica e nuova analisi quando cambiano strutturalmente tecnologie e modalità di cura.
Infine, UAP non contrappone privato e pubblico. Riconosce e sostiene il ruolo guida della sanità pubblica, fondato sull’articolo 32 della Costituzione e sulla legge n. 833 del 1978. Il privato accreditato integra, non sostituisce, la capacità pubblica. Proprio per questo serve una regia pubblica più forte, capace di programmare e coordinare entrambe le componenti del SSN.
Non chiediamo “più soldi ai privati”. Chiediamo tariffe costruite su costi verificabili e una migliore programmazione dell’intero Servizio sanitario nazionale.

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