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ARTEMISIALAB PROTAGONISTA AL PREMIO REGINA ELENA 2026: RICONOSCIMENTO A MARIA STELLA GIORLANDINO

In occasione della seconda edizione del Premio Internazionale per la Ricerca “Regina Elena” 2026, svoltasi presso Palazzo Valentini, ArtemisiaLab si è confermata tra i principali protagonisti dell’evento con il riconoscimento conferito a Maria Stella Giorlandino, presidente dei centri diagnostici, per il suo impegno nello sviluppo della diagnostica avanzata, nella promozione della prevenzione e nel miglioramento continuo della qualità dei servizi sanitari.
La cerimonia, ospitata nella prestigiosa Sala Mons. Di Liegro, ha riunito esponenti del mondo medico-scientifico, istituzionale e culturale, confermando il valore internazionale dell’iniziativa e il suo ruolo nella promozione di una medicina sempre più orientata non solo alla longevità, ma alla qualità della vita e al benessere globale. In questo contesto, ArtemisiaLab rappresenta un modello consolidato di integrazione tra innovazione tecnologica, competenze cliniche e centralità del paziente.
Il riconoscimento a Maria Stella Giorlandino valorizza un percorso imprenditoriale e sanitario che ha contribuito a rendere ArtemisiaLab un punto di riferimento nel panorama nazionale della diagnostica. La rete dei centri si distingue per l’adozione di tecnologie avanzate, per l’attenzione all’accessibilità dei servizi e per un approccio orientato alla presa in carico globale del paziente.
«Questo riconoscimento rappresenta un importante stimolo a proseguire nel nostro impegno quotidiano per una sanità sempre più accessibile, innovativa e centrata sulla persona», ha dichiarato Maria Stella Giorlandino. «In ArtemisiaLab lavoriamo ogni giorno per coniugare tecnologia, competenze e attenzione al paziente, con l’obiettivo di contribuire concretamente alla diffusione della cultura della prevenzione e al miglioramento della qualità della vita».
Particolare rilievo assume l’impegno di ArtemisiaLab nella diffusione della cultura della prevenzione, attraverso programmi di screening, percorsi diagnostici personalizzati e iniziative rivolte alla sensibilizzazione della popolazione sui principali temi della salute.
Nel corso dell’evento è stato assegnato il Premio per la Ricerca “Regina Elena” 2026 a Roberto Bellotti, rettore dell’Università Aldo Moro di Bari, per il suo contributo nel campo della fisica medica e nello sviluppo di tecnologie per la diagnosi precoce delle malattie neurodegenerative.
Tra gli altri riconoscimenti, il Premio alla Carriera ad Alessandro Frigiola e il Premio alla Memoria a Giuseppe Pedeferri.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Internazionale Regina Elena ODV (AIRH) in collaborazione con l’Associazione Giornalisti del Mediterraneo (AGM), si conferma un importante momento di incontro tra ricerca, sanità e impegno sociale, evidenziando il contributo di realtà come ArtemisiaLab nel tradurre l’innovazione scientifica in servizi concreti per i cittadini. -
Farmacia dei servizi, Giorlandino (UAP): “No a una sanità low cost. La prossimità non può diventare un alibi per abbassare le tutele”

“Chiamarla innovazione non basta. Se si ampliano le attività sanitarie in farmacia senza gli stessi requisiti richiesti ad ambulatori, poliambulatori, laboratori e strutture accreditate, il rischio è uno solo: costruire una sanità a doppio standard, con meno garanzie per i cittadini”. È netta la posizione di Mariastella Giorlandino, Presidente di UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata, sul modello della cosiddetta farmacia dei servizi.
“Il punto non è essere contro la farmacia – afferma Giorlandino -. Il punto è impedire che la prossimità venga usata come alibi per abbassare standard, controlli e responsabilità. Prestazioni come ECG, Holter, spirometria, test diagnostici e telemedicina non sono attività banali: sono atti che incidono sulla salute delle persone e richiedono qualità, sicurezza, protocolli, responsabilità chiare e piena tracciabilità”.
Secondo UAP, fiducia dei cittadini, comodità del servizio e riduzione degli spostamenti non bastano a legittimare sul piano sanitario un modello organizzativo. “Una cosa è la soddisfazione dell’utente, altra cosa è la sicurezza del paziente. La sanità non può essere ridotta a un servizio comodo sotto casa se questo significa confondere monitoraggio e diagnosi, prossimità e presa in carico clinica, semplificazione e deregolazione”.
Giorlandino richiama poi il rischio di una vera e propria distorsione del sistema: “Non si può pretendere che ambulatori, poliambulatori e strutture accreditate rispettino regole rigorose su locali, apparecchiature, personale, direzione sanitaria, controlli di qualità, rifiuti sanitari, privacy e sicurezza informatica, mentre per attività analoghe si immaginano percorsi alleggeriti altrove. Stesse prestazioni devono significare stesse regole”.
La Presidente UAP sottolinea anche il nodo dei dati sanitari: “Se le farmacie entrano stabilmente nell’area delle prestazioni sanitarie, allora devono assumersi fino in fondo anche gli obblighi corrispondenti: Fascicolo Sanitario Elettronico, protezione dei dati, cybersicurezza, tracciabilità e responsabilità digitale. Non è accettabile creare nuove aree di attività sanitaria senza un sistema pieno di garanzie”.
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LA FONDAZIONE ARTEMISIA, SEMPRE IN PRIMA LINEA, PUNTA L’ATTENZIONE SULLE SCUOLE E CHIEDE AL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE UN CONFRONTO PUBBLICO SU GIOVANI, DISAGIO, VIOLENZA

Negli ultimi giorni la cronaca italiana ha riportato in primo piano un tema che non può più essere affrontato con slogan o semplificazioni. Da una parte, il caso del diciassettenne arrestato perché, secondo gli inquirenti, progettava una strage in una scuola sul modello Columbine, con altri sette coetanei indagati e riferimenti a contesti online di matrice suprematista e neonazista. Dall’altra, il caso del tredicenne di Trescore Balneario che ha accoltellato una docente, riprendendo e diffondendo il gesto in rete. Sono vicende diverse, ma entrambe mostrano una verità scomoda: esiste un disagio giovanile che, se non compreso in tempo, può assumere forme estreme.
Per capire questi fenomeni bisogna evitare due errori. Il primo è dire semplicemente che “è colpa dei social”. Il secondo è scaricare tutta la responsabilità sulla famiglia o sulla scuola. La realtà è più complessa e va letta su tre dimensioni: biologica, psichica e sociale-digitale.
C’è una dimensione biologica, che può riguardare fragilità cliniche o psichiatriche. C’è una dimensione psichica, che riguarda il modo in cui un ragazzo vive il dolore, l’esclusione, l’umiliazione, la frustrazione. E c’è una dimensione sociale e digitale, che riguarda i rapporti con gli altri, l’isolamento, i modelli culturali, le comunità online e i linguaggi della rete.
In questo quadro pesa anche un altro fattore, spesso sottovalutato. Viviamo in una società che chiede continuamente di esporsi: risultati, visibilità, prestazioni, consenso, riconoscimento. Questo vale per i ragazzi, ma anche per gli adulti e per i professionisti. Il problema è che i soggetti più fragili vivono questa richiesta non come un’opportunità, ma come un tribunale permanente. Quando un adolescente si percepisce escluso, umiliato, irrilevante o sconfitto, l’ambiente digitale può diventare il luogo in cui il dolore cerca una forma.
Ed è qui che spesso si produce il passaggio più pericoloso: il dolore può prendere la forma dell’odio. L’odio anestetizza la sofferenza, trasforma chi si sente ferito in qualcuno che vuole colpire, offre un’identità e perfino un senso di appartenenza. Quando questo meccanismo incontra gruppi digitali chiusi, narrazioni ideologiche estreme e modelli emulativi violenti, il rischio di escalation cresce. È qui che il disagio può diventare progetto distruttivo.
Anche negli Stati Uniti il tema sta emergendo con forza. Recenti sentenze hanno segnato un punto importante: non si guarda più soltanto ai contenuti, ma anche al modo in cui le piattaforme sono progettate e a come certe architetture digitali possano aggravare fragilità già esistenti. Il tema, dunque, non è solo tecnologico: è educativo, sociale e culturale.
Per questo oggi non basta indignarsi dopo l’ennesimo fatto di cronaca. Serve capire prima. Serve aiutare genitori, insegnanti, educatori e cittadini a leggere i segnali del disagio, a riconoscere il peso dell’isolamento, a comprendere il ruolo degli ambienti digitali e a costruire strumenti di prevenzione reali.
In questa direzione la Fondazione Artemisia sta organizzando una tavola rotonda online, aperta a tutti, dedicata a un tema decisivo: “Dalla ferita all’odio. Disagio adolescenziale, radicalizzazione digitale e violenza emulativa”. L’obiettivo è aprire un confronto pubblico serio e accessibile su ciò che sta accadendo ai giovani e intorno ai giovani. Si parlerà di sofferenza adolescenziale, di solitudine, di odio rivendicativo, di radicalizzazione online, del ruolo della famiglia e della scuola, ma soprattutto di prevenzione. Perché la vera sfida non è commentare l’emergenza, ma evitare che il dolore, lasciato solo, trovi sbocchi sempre più violenti.
La Fondazione darà nei prossimi giorni informazioni in merito alle modalità di partecipazione e al programma dell’iniziativa.
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Sanità, Uap a Rocca:nessuna contrapposizione tra professioni. Il nodo è organizzativo. Sostegno a OMCEO Roma

“Le dichiarazioni del Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, pongono un tema reale – la necessità di rafforzare la sanità territoriale e valorizzare tutte le professioni sanitarie – ma lo fanno con una lettura che rischia di essere fuorviante”. Lo afferma l’U.A.P. (Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata).
“Condividiamo e sosteniamo le posizioni espresse dall’OMCEO Roma, che ha richiamato con fermezza la necessità di evitare narrazioni divisive e semplificatorie, ribadendo la centralità del paziente, il rispetto di tutte le professioni sanitarie e l’importanza di un confronto fondato su dati oggettivi e non su rappresentazioni distorte della realtà”.
“Medici e infermieri non sono vasi comunicanti. La valorizzazione della professione infermieristica è un obiettivo condivisibile e necessario, ma non può tradursi, per ragioni sanitarie prima ancora che giuridiche, in un arretramento del ruolo medico. Le competenze non sono intercambiabili per via dichiarativa: sono definite da percorsi formativi, responsabilità cliniche e garanzie per il paziente”.
“Non è corretto, né utile, imputare ai medici una presunta resistenza al cambiamento per il solo fatto di svolgere pienamente il proprio ruolo. I medici fanno il loro dovere, all’interno di un sistema che assegna loro precise responsabilità”.
“Il punto vero è un altro ed è eminentemente organizzativo. Se la professione infermieristica non è adeguatamente valorizzata, se non trova spazi coerenti di autonomia operativa e integrazione nei servizi, il problema riguarda l’organizzazione del sistema sanitario. E l’organizzazione dei servizi è, per definizione, responsabilità delle Regioni”.
“Attribuire le criticità a generiche ‘lobby’ o a resistenze corporative, come evidenziato anche dall’OMCEO Roma, rischia di spostare l’attenzione dalle vere priorità: investimenti, programmazione sanitaria efficace e valorizzazione equilibrata delle risorse umane”.
“La valorizzazione delle professioni sanitarie passa da modelli organizzativi chiari, da ruoli ben definiti e da una integrazione efficace, non da contrapposizioni. In un momento così delicato per il Servizio sanitario nazionale, serve responsabilità istituzionale e capacità di governo, non una narrazione che rischia di dividere invece di risolvere”.
“Siamo certi che al Presidente Rocca non manchino le possibilità di intervenire sul piano organizzativo, che è il vero nodo della questione. È su questo terreno che oggi le Regioni sono chiamate a misurarsi, valorizzando tutte le professionalità senza alimentare contrapposizioni improprie”, conclude l’U.A.P.
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Sanità: Uap, “su ipotesi di rimpasto servono prudenza e senso delle istituzioni. Schillaci garanzia di stabilità”

“In una fase così delicata per il quadro internazionale e per l’evoluzione del Servizio sanitario nazionale, la stabilità rappresenta un valore essenziale”. Lo afferma l’U.A.P. (Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata), intervenendo nel dibattito politico seguito alle dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato sul possibile rimpasto di Governo.
“Le parole del sottosegretario, che da un lato afferma di non vedere un rimpasto all’orizzonte e dall’altro ne richiama la possibilità come occasione per ‘migliorare la compagine di governo’, appaiono oggettivamente poco meditate in un passaggio che richiederebbe invece la massima linearità istituzionale. In un settore delicato come la sanità, anche dichiarazioni solo apparentemente interlocutorie rischiano di alimentare ambiguità che non giovano né al sistema né ai cittadini”.
“Il Servizio sanitario nazionale è oggi impegnato su dossier decisivi: l’attuazione del Fascicolo sanitario elettronico (FSE), il percorso europeo dell’European Health Data Space (EHDS), il tema irrisolto delle liste d’attesa, il riordino del nomenclatore tariffario e le conseguenze, ancora tutte da governare con equilibrio, della cosiddetta ‘farmacia dei servizi’. In questo contesto servono continuità, competenza e chiarezza di indirizzo”.
“Per queste ragioni, una figura competente, autorevole e indipendente come il ministro Orazio Schillaci rappresenta oggi la principale garanzia di equilibrio e serietà nella guida del dicastero della Salute”.
“Dopo la stagione del referendum, che ha già prodotto tensioni e forzature, il Paese non ha bisogno di ulteriori iniziative non indispensabili, tanto meno di aperture che possano apparire avventurose. La sanità italiana ha bisogno di stabilità, non di messaggi ambigui o di dinamiche che possano anche solo far pensare a un indebolimento dell’assetto attuale”, conclude l’U.A.P
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Sanità, regole e realtà: il nodo che non si può più ignorare

C’è un punto molto concreto da cui partire per capire che cosa sta accadendo nella sanità italiana: il Fascicolo Sanitario Elettronico.
Dal 31 marzo, tutte le strutture sanitarie e i professionisti sono obbligati a trasmettere in formato digitale i documenti clinici, affinché ogni informazione sanitaria sia tracciabile, condivisa e accessibile nel percorso di cura del cittadino. È un passaggio importante, perché significa responsabilità, trasparenza e continuità dell’assistenza.
Ma proprio qui emerge una contraddizione che non può essere ignorata.
Negli ultimi anni, alle farmacie è stato attribuito un ruolo sempre più ampio attraverso la cosiddetta “farmacia dei servizi”: prestazioni, esami, attività che entrano a pieno titolo nel percorso sanitario delle persone. Tuttavia, mentre queste funzioni sono cresciute, le regole non sono state aggiornate con la stessa velocità. La disciplina del Fascicolo Sanitario Elettronico è rimasta indietro e oggi non riflette più questa evoluzione.
Il risultato è semplice da capire: chi è una struttura sanitaria deve rispettare obblighi precisi, trasmettere dati, garantire tracciabilità e assumersi piena responsabilità; chi svolge attività sempre più vicine a quelle sanitarie, invece, non è ancora inserito nello stesso sistema di regole.
Non è una questione tecnica. È una questione di equilibrio.
Se si amplia il ruolo di un soggetto nella sanità, bisogna anche adeguare le regole che lo riguardano. In caso contrario si crea inevitabilmente una disparità: da una parte chi è sottoposto a controlli stringenti e a obblighi completi, dall’altra chi opera nello stesso ambito con vincoli diversi.
Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha più volte sottolineato il valore delle farmacie come presidio di prossimità, come punto di accesso vicino ai cittadini. È un’esigenza reale, soprattutto in un sistema che deve rafforzare la sanità territoriale. Ma la vicinanza, da sola, non può sostituire le regole.
Perché la qualità dell’assistenza non dipende solo dal fatto che un servizio sia facilmente accessibile. Dipende da come è organizzato, da chi lo eroga, dalle responsabilità che lo accompagnano e dalla capacità del sistema di garantire controlli e coerenza.
Dire che la refertazione è affidata a un medico non basta. La sanità non è solo il momento finale di una prestazione. È l’insieme delle condizioni che rendono quella prestazione sicura, appropriata e pienamente integrata nel percorso di cura.
Oggi, invece, si sta creando una situazione ambigua: le funzioni si allargano, ma le regole restano parziali. E quando le regole non tengono il passo, si generano squilibri.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento che i cittadini comprendono molto bene: quello economico. Le strutture sanitarie accreditate sostengono costi elevati per garantire standard, personale qualificato, tecnologie e sicurezza. Eppure, in alcuni casi, il sistema finisce per riconoscere condizioni più favorevoli ad altri soggetti che non sono sottoposti agli stessi oneri.
Anche questo contribuisce a creare una sanità a doppia velocità.
L’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata (U.A.P.) non mette in discussione la necessità di rafforzare i servizi sul territorio. Al contrario, ritiene che sia una priorità. Ma proprio per questo chiede coerenza: stesse funzioni devono corrispondere a regole comparabili.
Il punto, in fondo, è semplice. Non si può costruire una sanità moderna ampliando i ruoli senza aggiornare allo stesso tempo le responsabilità. Non si può chiedere a qualcuno di rispettare tutto e consentire ad altri di operare con meno vincoli nello stesso ambito.
Il recente esito referendario ha espresso chiaramente una domanda di qualità, serietà e trasparenza. I cittadini non chiedono scorciatoie. Chiedono servizi accessibili, ma anche affidabili. Chiedono un sistema che funzioni, non un sistema che si adatti a interessi particolari.
Per questo il nodo non è la farmacia in sé, né la prossimità territoriale. Il nodo è la coerenza delle regole.
E il Fascicolo Sanitario Elettronico, oggi, lo dimostra con grande chiarezza: quando le funzioni cambiano ma le regole restano indietro, il sistema perde equilibrio.
È su questo equilibrio che bisogna intervenire. Non per fermare l’innovazione, ma per renderla giusta, sostenibile e davvero al servizio dei cittadini.
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REFERENDUM, U.A.P. AL GOVERNO: ORA SI TORNI A OCCUPARSI DELLA SALUTE DEGLI ITALIANI

Concluso il passaggio referendario, l’U.A.P. richiama il Governo alla necessità di tornare ad affrontare con urgenza le principali criticità del sistema sanitario nazionale, più volte segnalate e ancora prive di risposte adeguate.
Già nel corso della manifestazione del 14 marzo promossa dall’U.A.P., la Presidente Mariastella Giorlandino aveva denunciato le gravi problematiche che interessano la sanità italiana: l’inadeguatezza dell’assetto organizzativo del sistema, la scarsa chiarezza nella distribuzione delle risorse destinate alla sanità ospedaliera e alle strutture autorizzate e accreditate, nonché la necessità di fare piena luce sui criteri di allocazione dei fondi. Su questi aspetti, l’U.A.P. chiederà conto sia al Ministero della Salute sia al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’U.A.P. richiama inoltre l’attenzione sui percorsi sanitari a doppio binario che hanno consentito anche a soggetti privi delle necessarie autorizzazioni di erogare servizi riconducibili all’ambito della salute. Su questo punto l’Unione chiede un chiarimento istituzionale puntuale, a tutela della legalità, della trasparenza e dei cittadini.
Forte preoccupazione viene espressa anche per la gestione delle liste di attesa, che continuano a rappresentare una delle emergenze più gravi del comparto sanitario, con ricadute dirette sull’effettività del diritto alla salute.
Ulteriore nodo è quello del Nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale, rispetto al quale occorrono certezza, rapidità attuativa e condizioni di sostenibilità per le strutture pubbliche e accreditate.
Parimenti urgente è la definizione dell’iter relativo alle 200.000 prestazioni. Per l’U.A.P. è indispensabile che il Ministero della Salute concluda rapidamente il percorso amministrativo, così da consentire alle strutture del Sud Italia di operare in condizioni di certezza, senza essere esposte a dinamiche che rischiano di indebolire il tessuto sanitario nazionale.
Le associazioni riunite sotto la sigla U.A.P., rappresentative di 27.000 strutture sanitarie e di 350.000 dipendenti, chiedono al Governo di dare concreta attuazione agli impegni assunti con i cittadini, rimettendo la salute al centro dell’azione politica e amministrativa.
L’U.A.P., nel ribadire il proprio ruolo apartitico, chiede risposte immediate e verificabili. Chi chiede al Paese fiducia su grandi riforme istituzionali deve prima dimostrare, nei fatti, di saper affrontare con serietà e tempestività i problemi attuali del Paese, a cominciare da quello sanitario, che più di altri incide sulla sicurezza dei cittadini. Il diritto alla salute non può restare ai margini dell’agenda nazionale.
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Artemisia Academy: un percorso decennale di formazione, consapevolezza e responsabilitàriconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito

La Fondazione Artemisia ETS, presieduta dalla Dr.ssa Mariastella Giorlandino, attraverso la sua Education Unit Artemisia Academy, porta avanti da oltre un decennio il Programma FSL – Formazione Scuola Lavoro, un percorso educativo e scientifico rivolto a tutte le scuole superiori italiane. Grazie alla qualità dei contenuti, alla continuità dell’impegno e ai risultati ottenuti nel tempo, il progetto ha ricevuto un riconoscimento ufficiale da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha scelto di sottoscrivere un protocollo di intesa quale attestazione di apprezzamento e fiducia.
Il percorso è ideato e coordinato dalla Dr.ssa Elena Pollari, Direttore di Artemisia Academy, che conduce la lezione inaugurale dedicata ai valori di Rispetto, Merito e Responsabilità, con richiami etici quali il Giuramento di Ippocrate e l’Institutio oratoria di Quintiliano.
All’interno di questa lezione trova spazio anche un approfondimento sul bullismo, affrontato nelle sue dinamiche fondamentali (che cos’è, come si manifesta, il ruolo del bullo, dei suoi “follower” e della vittima), nelle cause che possono alimentarlo e nei possibili rimedi, fondati sulla responsabilizzazione individuale e sulla forza del gruppo positivo.
Il Programma FSL offre una formazione integrata che unisce contenuti medico-scientifici, educazione digitale e sicurezza, consapevolezza emotiva e orientamento professionale. Tra i temi previsti, particolare rilievo è dedicato alle neuroscienze, alle dipendenze da sostanze e alle dipendenze comportamentali, affrontate con un approccio scientifico e preventivo, con attenzione alla vulnerabilità del cervello in età evolutiva.
Il progetto prevede inoltre la partecipazione aperta e libera di docenti scolastici e genitori, con l’obiettivo di favorire il confronto anche a livello adulto e promuovere una uniformità educativa capace di sostenere i giovani in modo coerente e condiviso.
In queste settimane si stanno svolgendo le ultime lezioni dell’anno scolastico, che confermano ancora una volta l’efficacia del metodo Artemisia Academy, basato su dialogo, confronto e partecipazione attiva. Il Programma FSL Artemisia Academy si conferma così un servizio formativo di riferimento, capace di promuovere consapevolezza, responsabilità e benessere tra gli studenti.
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ONE HEALTH e AI:verso una Medicina avanzata, integrata e umanistica

Il 25 marzo 2026, dalle ore 16:00 alle 19:00, si terrà la diretta streaming del convegno FAD ECM “One Health e AI: verso una Medicina avanzata, integrata e umanistica”, accreditato con 5.4 crediti ECM gratuiti e rivolto a tutte le professioni sanitarie.
Promosso da Artemisia Academy – Fondazione Artemisia ETS in collaborazione con il Consorzio Universitario Humanitas, il corso offre ai professionisti della salute un’occasione di aggiornamento sulle sinergie tra One Health e Intelligenza Artificiale, con attenzione alla centralità della Persona e alla responsabilità clinica nell’era digitale.
L’apertura dei lavori sarà affidata alla Dr.ssa Mariastella Giorlandino, Presidente della Fondazione Artemisia. Responsabili Scientifici dell’iniziativa sono la Prof.ssa Carla Bruschelli e il Prof. Francesco Pignataro. Il programma si articola in contributi dedicati alla metodologia clinica, alla medicina traslazionale, diagnostica avanzata, intelligenza artificiale, PNEI, psicoterapia evidence-based e competenze relazionali nella pratica clinica. Il corso si arricchisce della partecipazione della Prof.ssa Stefania Basili, Prorettore e Professore Ordinario di Medicina Interna presso Sapienza Università di Roma, figura di riferimento nel campo della Medicina Interna e della Medicina Traslazionale. La conduzione dei lavori sarà a cura della Dr.ssa Elena Pollari, Direttore di Artemisia Academy.
È possibile iscriversi tramite il seguente link: http://www.artemisiafondazione.it/sezione/academy La partecipazione è gratuita e aperta fino ad esaurimento posti. -
UAP al Ministero della Salute: necessario tenere conto del rapido aumento dei costi dovuti a causa dell’incidenza del conflitto in Iran nella rilevazione per la revisione del nomenclatore

L’Unione Ambulatori e Poliambulatori (UAP) richiama l’attenzione del Ministero della Salute su un elemento che rischia di incidere significativamente sull’attendibilità dei dati raccolti nell’ambito della consultazione pubblica avviata per la revisione del Nomenclatore Tariffario della specialistica ambulatoriale e procrastinato ad aprile.
Il contesto economico internazionale sta registrando un rapido aumento dei costi delle materie prime, dell’energia e delle forniture sanitarie, con effetti immediati sull’intero sistema produttivo e, inevitabilmente, anche sulle prestazioni sanitarie.
In questo scenario, i dati che le strutture sanitarie stanno trasmettendo nell’ambito della rilevazione rischiano di rappresentare una fotografia parziale e temporalmente instabile dei costi di produzione, poiché basati su valori che potrebbero subire variazioni significative nel breve periodo. Questo aspetto è stato considerato dal Ministero della Salute?
Per questa ragione, UAP ritiene opportuno che l’istruttoria ministeriale tenga conto della dinamica inflattiva in corso, al fine di evitare che la revisione tariffaria si fondi su dati destinati a diventare rapidamente obsoleti.
La questione è particolarmente rilevante per le strutture operanti nelle Regioni in piano di rientro, dove i margini economici sono già estremamente ridotti e dove eventuali sottostime dei costi rischierebbero di aggravare ulteriormente le difficoltà operative, con ricadute sulla capacità del sistema di garantire prestazioni tempestive ai cittadini.
I tagli operati e i risparmi imposti hanno portato ai recenti fatti di cronaca che dimostrano l’inadeguatezza dei controlli, delle procedure, a scapito della qualità dei servizi. Ci stupiamo dei continui tagli alla sanità pubblica e privata accreditata e della scelta di percorrere percorsi paralleli e del tutto inadeguati, come quello di aprire le competenze delle farmacie, anziché intervenire velocemente per salvare la salute dei cittadini italiani e abbattere le liste di attesa, come peraltro richiesto da Agenas e dal TAR Lazio.
La Presidente UAP – Mariastella Giorlandino – ribadisce la propria piena disponibilità ad un rapido confronto tecnico con il Ministero della Salute, i cui dati sono stati già depositati al Ministero da tutte le associazioni di categoria e chiede all’Area Programmazione del Ministero di accelerare i tempi per evitare una sanità al ribasso. La sanità non è un mercato, è un diritto.
Per questo, sabato 14 marzo alle ore 11:00, presso il Teatro Brancaccio di Roma, Via Merulana n. 244, si terrà una conferenza nazionale a tutela della sanità italiana.