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  • Dottoressa Mariastella Giorlandino: “Lo stalking del futuro sarà digitale, invisibile e sempre più difficile da riconoscere”

    Dottoressa Mariastella Giorlandino: “Lo stalking del futuro sarà digitale, invisibile e sempre più difficile da riconoscere”

    Se fino a pochi anni fa lo stalking era associato principalmente a pedinamenti, telefonate insistenti e appostamenti, il rapido sviluppo delle tecnologie digitali sta modificando profondamente le modalità attraverso cui possono manifestarsi comportamenti persecutori e ossessivi. Lo stalking del futuro potrebbe essere meno visibile, ma potenzialmente ancora più invasivo, perché capace di entrare nella vita quotidiana delle persone attraverso strumenti che utilizziamo ogni giorno.

    L’evoluzione dell’intelligenza artificiale, dei dispositivi connessi e dei sistemi di raccolta dei dati personali apre infatti scenari inediti. Uno stalker potrebbe monitorare gli spostamenti della vittima attraverso smartphone, smartwatch, automobili connesse o dispositivi domestici intelligenti, raccogliendo informazioni sulle sue abitudini, sui luoghi frequentati e sulle relazioni personali. A differenza dello stalking tradizionale, la persecuzione potrebbe avvenire a distanza, in modo quasi invisibile e continuo.

    Tra i rischi emergenti vi è anche l’utilizzo dei cosiddetti deepfake, immagini, video e registrazioni audio create artificialmente grazie all’intelligenza artificiale. Queste tecnologie potrebbero essere impiegate per diffondere contenuti falsi, screditare una persona, simulare conversazioni mai avvenute o esercitare forme di pressione psicologica particolarmente difficili da contrastare.

    Anche gli ambienti virtuali e le future piattaforme immersive potrebbero diventare nuovi spazi nei quali si manifestano molestie e comportamenti persecutori. La progressiva integrazione tra vita reale e dimensione digitale rende infatti sempre più sottile il confine tra ciò che accade online e le conseguenze che tali azioni producono nella vita concreta delle persone.

    Di fronte a questi scenari, la prevenzione rappresenta la prima e più efficace forma di tutela. È fondamentale promuovere una diffusa educazione digitale, insegnando fin dall’età scolastica a proteggere i propri dati personali, a utilizzare correttamente gli strumenti tecnologici e a riconoscere i segnali di possibili violazioni della privacy. Accessi sospetti agli account, localizzazioni non autorizzate, richieste insistenti attraverso più canali o la diffusione di informazioni private possono rappresentare campanelli d’allarme da non sottovalutare.

    In questo contesto assume particolare importanza il lavoro svolto dalla Fondazione Artemisia ETS, da anni impegnata nella promozione della salute, della prevenzione e della tutela delle persone più vulnerabili. Attraverso attività di sensibilizzazione, formazione e informazione, la Fondazione contribuisce a sviluppare una maggiore consapevolezza sui rischi connessi alle nuove tecnologie e sull’importanza di costruire strumenti di protezione adeguati alle sfide del presente e del futuro.

    Come sottolinea la dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS, la vera sfida dei prossimi anni sarà quella di affiancare all’innovazione tecnologica una crescita della cultura della sicurezza e della responsabilità digitale. Se la tecnologia può migliorare la qualità della vita, può anche essere utilizzata in modo distorto per controllare, intimidire o perseguitare. Per questo motivo è necessario investire nella prevenzione, nell’educazione e nel supporto alle vittime.

    Lo stalking del futuro potrebbe non presentarsi più sotto forma di una presenza fisica costante, ma attraverso una sorveglianza digitale silenziosa e pervasiva. Prepararsi a riconoscerlo e contrastarlo significa difendere non soltanto la propria privacy, ma anche la propria libertà personale e il proprio benessere psicologico.

  • ArtemisiaLab amplia la propria rete a Roma: inaugurato un nuovo poliambulatorio in Via Pollenza

    ArtemisiaLab amplia la propria rete a Roma: inaugurato un nuovo poliambulatorio in Via Pollenza


    Prosegue il piano di sviluppo di ArtemisiaLab, che rafforza la propria presenza nella Capitale con l’apertura di un nuovo poliambulatorio in Via Pollenza 4, nel quadrante nord-est di Roma, nei locali che in passato ospitavano il Gemelli Point. Un investimento che conferma la strategia della Rete: portare una sanità di qualità sempre più vicina ai cittadini, ampliando una rete di strutture capace di rispondere in modo rapido ed efficace ai bisogni del territorio.


    La nuova sede nasce con l’obiettivo di offrire un punto di riferimento sanitario moderno, dove prevenzione, diagnosi e cura convivono in un unico percorso assistenziale. I pazienti potranno accedere a un’ampia gamma di visite specialistiche, esami di laboratorio e diagnostica per immagini, con tecnologie di ultima generazione e percorsi organizzati per ridurre i tempi di attesa e garantire, ove possibile, una diagnosi nella stessa giornata.


    Il poliambulatorio mette a disposizione servizi di cardiologia, ginecologia, ortopedia, neurologia, dermatologia, endocrinologia, fisioterapia e riabilitazione, oltre a medicina preventiva, check-up personalizzati ed esami radiologici, ecografici e di risonanza magnetica.


    L’apertura della struttura rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita di ArtemisiaLab, che continua a investire sul territorio romano con un modello fondato su innovazione, multidisciplinarietà ed elevata qualità delle prestazioni. L’obiettivo è rendere l’assistenza sanitaria sempre più accessibile, rafforzando un sistema di prossimità che mette al centro la persona e le sue esigenze di salute.

  • ArtemisiaLab inaugura un nuovo poliambulatorio e rafforza la propria presenza sul territorio

    ArtemisiaLab inaugura un nuovo poliambulatorio e rafforza la propria presenza sul territorio

    ArtemisiaLab inaugura un nuovo poliambulatorio e rafforza la propria presenza sul territorio
    ArtemisiaLab continua il proprio percorso di crescita con l’apertura di un nuovo poliambulatorio, confermando l’impegno a rendere l’assistenza sanitaria sempre più accessibile, innovativa e vicina ai cittadini. La nuova struttura rappresenta un ulteriore tassello del piano di sviluppo del Gruppo, che negli anni ha consolidato una rete di centri di eccellenza in grado di offrire servizi sanitari di elevata qualità, tecnologie all’avanguardia e un approccio multidisciplinare alla cura della persona.
    Il nuovo poliambulatorio di Via Pollenza 4 (Roma) mette a disposizione un’ampia gamma di prestazioni specialistiche e diagnostiche, con percorsi dedicati alla prevenzione, alla diagnosi e al trattamento delle principali patologie, garantendo anche la possibilità di ottenere una diagnosi immediata in giornata. La struttura offre visite specialistiche in numerose branche della medicina, analisi di laboratorio, diagnostica per immagini con ecografie, radiologia e risonanza magnetica, oltre a servizi di cardiologia, ginecologia, ortopedia, neurologia, dermatologia, endocrinologia, fisioterapia e riabilitazione, medicina preventiva e check-up personalizzati, garantendo ai pazienti un’assistenza completa in un’unica sede.


    L’apertura della nuova sede testimonia la volontà di ArtemisiaLab di investire costantemente nell’innovazione tecnologica, nella qualità delle prestazioni e nella professionalità dei propri medici e operatori sanitari, offrendo ai pazienti percorsi assistenziali completi, rapidi e personalizzati, con tempi di risposta ridotti e diagnosi tempestive.


    Con questa inaugurazione ArtemisiaLab consolida ulteriormente il proprio ruolo di punto di riferimento nel panorama sanitario, proseguendo un percorso di crescita fondato sull’eccellenza clinica, sull’attenzione alla persona e su un modello di sanità orientato alla prevenzione, all’innovazione e alla prossimità sul territorio.

  • Farmacia dei servizi, UAP: “Il TAR apre al merito. No a una discriminazione categoriale tra farmacie e strutture sanitarie private”

    Farmacia dei servizi, UAP: “Il TAR apre al merito. No a una discriminazione categoriale tra farmacie e strutture sanitarie private”

    Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata prende atto con soddisfazione dell’esito dell’udienza del 23 u.s. innanzi al TAR del Lazio sul ricorso promosso contro gli atti regionali in materia di farmacia dei servizi e utilizzo di locali distaccati o esterni da parte delle farmacie.

    Il Collegio ha ritenuto la questione meritevole di esame nel merito e ha fissato l’udienza di discussione al 17 novembre.

    Per UAP è un passaggio significativo, perché il giudizio consentirà di affrontare il nodo centrale del ricorso: la possibile discriminazione categoriale tra farmacie e strutture sanitarie private autorizzate, quando vengono erogate prestazioni diagnostiche funzionalmente analoghe.

    UAP non contesta il ruolo delle farmacie nella sanità territoriale, né il valore della prossimità dei servizi. Contesta, invece, un assetto regolatorio che consente alle farmacie, anche in locali distaccati, di erogare prestazioni diagnostiche analoghe a quelle rese da ambulatori e poliambulatori privati, ma con requisiti illogicamente più semplificati.

    ECG, Holter, test diagnostici, screening e servizi di telemedicina non sono attività meramente logistiche: producono dati clinici, incidono sul percorso diagnostico del paziente e richiedono garanzie adeguate in termini di locali, dispositivi, personale, tracciabilità, privacy, sicurezza dei dati e responsabilità sanitaria.

    Le strutture sanitarie private autorizzate e accreditate sono sottoposte a requisiti rigorosi: autorizzazione sanitaria, standard strutturali, tecnologici, organizzativi e igienico-sanitari, controlli e procedure formalizzate. Per UAP non è ragionevole che prestazioni diagnostiche della stessa natura possano essere svolte da altri operatori con un carico regolatorio sensibilmente inferiore.

    “La farmacia dei servizi può essere una risorsa per la sanità territoriale”, dichiara la Presidente UAP, Mariastella Giorlandino, “ma non può diventare una sanità parallela con meno regole e minori garanzie. La discriminazione categoriale denunciata da UAP riguarda proprio questo: per le stesse prestazioni diagnostiche, le farmacie godono di requisiti semplificati rispetto alle strutture sanitarie private autorizzate. È una disparità illogica, che incide sulla concorrenza, sulla qualità delle prestazioni e sulla tutela dei cittadini”.

    UAP attende con fiducia l’udienza di merito fissata per il 17 novembre e continuerà a sostenere che la sanità di prossimità deve svilupparsi nel rispetto dei principi di uguaglianza, sicurezza delle prestazioni, trasparenza e parità regolatoria.

    La semplificazione è utile quando elimina adempimenti inutili. Diventa inaccettabile quando consente, a parità di prestazioni sanitarie, minori requisiti, minori controlli e minori responsabilità.

  • Long-Term Care, la visione di Artemisia Lab per la sanità del futuro

    Long-Term Care, la visione di Artemisia Lab per la sanità del futuro

    L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo. Un risultato che rappresenta un successo della medicina e della ricerca, ma che pone anche nuove sfide organizzative, economiche e sociali. L’aumento dell’aspettativa di vita comporta infatti una crescita costante del numero di persone anziane che necessitano di assistenza continuativa, monitoraggio costante e percorsi di cura sempre più personalizzati. La sanità del futuro dovrà necessariamente confrontarsi con questa realtà. Non sarà sufficiente curare la malattia quando si manifesta: occorrerà prevenirla, intercettarla precocemente e accompagnare il paziente lungo tutto il percorso della vita. In questo scenario assume un ruolo centrale la Long-Term Care, l’assistenza domiciliare e tutti quei servizi capaci di garantire continuità delle cure, qualità della vita e dignità alle persone più fragili.

    La vera rivoluzione sarà rappresentata dall’integrazione tra competenze mediche, innovazione tecnologica e prossimità al cittadino. Telemedicina, intelligenza artificiale, diagnostica avanzata e monitoraggio a distanza consentiranno di seguire i pazienti in modo più efficace, riducendo ricoveri impropri e migliorando l’accesso alle cure. Tuttavia, nessuna tecnologia potrà sostituire il rapporto umano tra medico e paziente, che continuerà a rappresentare il cuore della professione sanitaria. «La longevità non deve essere considerata un problema, ma una conquista della società moderna. La sfida è trasformare gli anni di vita guadagnati in anni vissuti in buona salute, autonomia e benessere», sottolinea la dottoressa Mariastella Giorlandino.

    In questo percorso, la prevenzione resta lo strumento più potente a disposizione del sistema sanitario. Investire nella diagnosi precoce significa ridurre il peso delle patologie croniche, contenere i costi assistenziali e offrire ai cittadini migliori prospettive di salute. Per questo motivo è necessario promuovere una cultura della prevenzione accessibile a tutti, senza differenze territoriali o sociali. Artemisia Lab guarda a questa trasformazione con una visione chiara: mettere l’innovazione al servizio della persona. Da sempre impegnata nell’eccellenza diagnostica e nella medicina preventiva, la struttura investe in tecnologie avanzate, percorsi multidisciplinari e modelli assistenziali capaci di rispondere ai bisogni di una popolazione che cambia. L’obiettivo non è soltanto curare, ma accompagnare il paziente lungo tutte le fasi della vita, offrendo risposte tempestive, personalizzate e di alta qualità.

    «La sanità del futuro sarà sempre più preventiva, predittiva e personalizzata. Dobbiamo costruire un sistema capace di anticipare i bisogni delle persone e non limitarsi a intervenire quando la malattia è già conclamata. È questa la direzione verso cui dobbiamo andare», afferma Giorlandino. In un contesto in cui l’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle principali sfide europee, realtà come Artemisia Lab dimostrano come sia possibile coniugare innovazione, ricerca e attenzione alla persona. La medicina del domani non sarà soltanto più tecnologica: sarà soprattutto più vicina ai cittadini, più efficiente e più orientata alla prevenzione. Ed è proprio in questa prospettiva che si costruisce oggi la sanità del futuro.

  • ARTEMISIA LAB APRE SETTE GIORNI SU SETTE: LA CENTRALITÀ DEL PAZIENTE PRIMA DI TUTTO

    ARTEMISIA LAB APRE SETTE GIORNI SU SETTE: LA CENTRALITÀ DEL PAZIENTE PRIMA DI TUTTO

    Garantire ai cittadini un accesso sempre più semplice, rapido e continuativo ai servizi sanitari. È questa la scelta che ha portato Artemisia Lab ad ampliare ulteriormente la propria disponibilità, assicurando l’apertura delle proprie strutture anche la domenica e nei giorni festivi.

    Una decisione che comporta un significativo impegno organizzativo ed economico, ma che nasce da una precisa visione: mettere le esigenze dei pazienti al centro di ogni scelta. In un contesto in cui i ritmi di vita, gli impegni lavorativi e le necessità familiari rendono spesso difficile conciliare la tutela della salute con gli orari tradizionali, offrire servizi diagnostici e specialistici tutti i giorni della settimana rappresenta una risposta concreta ai bisogni della popolazione.

    Per Artemisia Lab la salute non può essere condizionata dal calendario. La possibilità di effettuare visite, esami diagnostici e prestazioni sanitarie anche la domenica significa ridurre i tempi di attesa, aumentare l’accessibilità alle cure e offrire un supporto tempestivo a chi necessita di assistenza.

    “L’apertura sette giorni su sette richiede investimenti, risorse e un importante sforzo organizzativo, ma riteniamo che la missione di una struttura sanitaria debba essere prima di tutto quella di garantire un servizio ai cittadini. La centralità del paziente viene prima di qualsiasi logica economica. Ogni scelta che compiamo parte da questo principio e mira a rendere la sanità sempre più vicina alle persone”.

    Con questa iniziativa Artemisia Lab conferma il proprio impegno nel costruire un modello sanitario fondato su accessibilità, prossimità e qualità dell’assistenza, nella convinzione che la vera innovazione non sia soltanto tecnologica, ma consista anche nella capacità di adattare i servizi alle esigenze reali delle persone.

  • ArtemisiaLab, la frontiera della longevità passa dalla IV Therapy: il dottor Turchi tra i protagonisti della medicina funzionale

    ArtemisiaLab, la frontiera della longevità passa dalla IV Therapy: il dottor Turchi tra i protagonisti della medicina funzionale

    Nutrire le cellule dall’interno per preservare salute, energia e qualità della vita. È questa la filosofia che sta alla base della IV Therapy, la terapia endovenosa che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione della medicina funzionale e della ricerca sulla longevità. Un approccio innovativo che trova in ArtemisiaLab uno dei suoi principali punti di riferimento, grazie all’esperienza del dottor Turchi e a protocolli personalizzati sviluppati secondo rigorosi criteri clinici.

    La medicina moderna non si limita più a intervenire quando la malattia è già presente. Sempre più spesso l’obiettivo è prevenire, rallentare i processi degenerativi e mantenere l’organismo nelle migliori condizioni possibili. In questo contesto la terapia endovenosa rappresenta uno strumento particolarmente efficace, perché consente di somministrare vitamine, minerali, aminoacidi e antiossidanti direttamente nel circolo sanguigno, garantendo una biodisponibilità estremamente elevata rispetto all’assunzione per via orale.

    Quando i nutrienti vengono introdotti attraverso alimenti o integratori, infatti, una parte significativa viene dispersa durante il processo digestivo e metabolico. Con la IV Therapy questo passaggio viene superato: le sostanze raggiungono immediatamente il sangue e possono essere utilizzate dalle cellule in modo rapido ed efficace. Un vero e proprio “corto circuito biologico” che permette di ottimizzare i risultati e sostenere l’organismo nei momenti di maggiore necessità.

    Le applicazioni più interessanti riguardano oggi il campo della longevità e quello delle patologie croniche. Sul fronte dell’healthy aging, protocolli specifici possono includere vitamina C ad alto dosaggio, glutatione, aminoacidi e NAD+, una molecola coinvolta nei processi di produzione energetica cellulare e nei meccanismi di riparazione del DNA. L’obiettivo è contrastare lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica di basso grado, due fattori riconosciuti come protagonisti dell’invecchiamento biologico.

    Parallelamente, la terapia endovenosa sta trovando spazio come supporto in numerose condizioni caratterizzate da affaticamento persistente e infiammazione sistemica. Pazienti affetti da fibromialgia, sindrome post-virale, Long Covid o malattie autoimmuni possono beneficiare di percorsi integrati finalizzati a sostenere il metabolismo cellulare, migliorare il recupero energetico e favorire il benessere generale. Si tratta di un approccio complementare che non sostituisce le cure tradizionali, ma può contribuire a potenziarne gli effetti all’interno di una strategia terapeutica globale.

    Ad ArtemisiaLab ogni trattamento viene preceduto da un’attenta valutazione clinica e dalla lettura degli esami ematochimici del paziente. La personalizzazione rappresenta infatti uno degli elementi centrali della IV Therapy: non esistono protocolli standard validi per tutti, ma percorsi costruiti sulle esigenze individuali, sulla storia clinica e sugli obiettivi di salute di ciascuna persona.

    In questo ambito il dottor Turchi si distingue per l’esperienza maturata nella medicina funzionale e nella gestione dei percorsi di terapia endovenosa, offrendo ai pazienti un approccio che integra innovazione, sicurezza e attenzione alla persona. Una visione che guarda alla salute in modo sistemico e che trova in ArtemisiaLab un ambiente altamente specializzato, capace di coniugare tecnologia, competenze multidisciplinari e medicina personalizzata.

    La sfida della medicina del futuro sarà sempre più quella di mantenere le persone in salute più a lungo. La IV Therapy si inserisce in questo scenario come uno degli strumenti più promettenti per sostenere il benessere cellulare, prevenire il declino funzionale e accompagnare il paziente in un percorso di longevità attiva e consapevole.

  • Le ferite invisibili che cambiano una vita: la riflessione di Mariastella Giorlandino

    Le ferite invisibili che cambiano una vita: la riflessione di Mariastella Giorlandino

    Ci sono ferite che non lasciano lividi visibili. Non compaiono nelle radiografie, non richiedono punti di sutura e spesso non vengono nemmeno riconosciute da chi osserva dall’esterno. Eppure esistono, condizionano la vita quotidiana e possono accompagnare una persona per anni. Lo stalking è una di queste ferite invisibili.


    Quando si parla di atti persecutori si pensa spesso a una serie di episodi isolati, a telefonate insistenti, messaggi continui o appostamenti. In realtà lo stalking è molto di più. È un meccanismo che si insinua lentamente nella vita della vittima, alterandone le abitudini, minando il senso di sicurezza e creando una costante sensazione di vulnerabilità. Chi lo subisce non perde soltanto la serenità. Finisce per mettere in discussione la propria libertà.


    Mariastella Giorlandino conosce bene il peso di questa esperienza. Nel ripercorrere il proprio passato, la presidente della Fondazione Artemisia racconta come il vero danno non sia rappresentato soltanto dai singoli episodi, ma dall’effetto che essi producono nel tempo. La paura diventa una presenza costante. Ogni telefonata può generare apprensione, ogni spostamento viene valutato con attenzione, ogni gesto quotidiano viene filtrato attraverso il timore che qualcosa possa accadere.


    È una condizione difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta direttamente. Spesso le vittime continuano a svolgere le proprie attività, a lavorare, a prendersi cura della famiglia e ad apparire forti agli occhi degli altri. Dietro quella normalità, però, si nasconde una battaglia silenziosa. Lo stalking costringe a modificare comportamenti che fino a poco tempo prima sembravano naturali. Si cambia percorso per tornare a casa, si evita di frequentare alcuni luoghi, si rinuncia a momenti di socialità e, talvolta, si arriva perfino a sentirsi responsabili di qualcosa che invece non si è mai provocato.


    Secondo Mariastella Giorlandino, uno degli aspetti più insidiosi è proprio questo senso di isolamento che può svilupparsi nella vittima. La paura di non essere creduti, il timore di essere giudicati o di vedere minimizzata la propria sofferenza inducono molte persone a chiudersi in se stesse. Eppure il silenzio rappresenta il principale alleato di chi perseguita.


    Per questo motivo diventa fondamentale costruire una rete di sostegno composta da familiari, amici, professionisti e istituzioni capaci di ascoltare e intervenire. Il primo passo per contrastare gli atti persecutori è riconoscerli. Non bisogna attendere che la situazione degeneri o che si trasformi in qualcosa di ancora più grave. Ogni segnale deve essere preso sul serio.
    La riflessione della presidente della Fondazione Artemisia si allarga poi a una considerazione più generale sulla società contemporanea. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni sul piano normativo e culturale, permane ancora una tendenza a sottovalutare la violenza psicologica. Molti ritengono che il pericolo esista soltanto quando si manifesta attraverso un’aggressione fisica. In realtà il controllo ossessivo, le minacce, le intimidazioni e le persecuzioni possono produrre conseguenze profonde sulla salute mentale e sul benessere della persona.
    Da Presidente della Fondazione ETS, Mariastella Giorlandino sottolinea come il disagio psicologico derivante da queste esperienze possa tradursi in ansia, insonnia, stress cronico e perdita della fiducia negli altri. Da donna che ha vissuto direttamente situazioni difficili, evidenzia invece il valore della resilienza e della capacità di ricostruire la propria vita senza lasciare che la paura diventi la protagonista assoluta dell’esistenza.
    Guardando al passato, la sua esperienza personale si trasforma oggi in uno strumento di testimonianza e sensibilizzazione. Raccontare ciò che si è vissuto non significa rimanere prigionieri del dolore, ma contribuire a rompere quel muro di silenzio che ancora circonda troppe vittime.


    Il messaggio finale è rivolto a chi sta attraversando una situazione simile. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza. Al contrario, rappresenta il primo atto di coraggio necessario per riappropriarsi della propria libertà. Lo stalking non deve definire l’identità di una persona né determinarne il futuro. Le ferite possono lasciare tracce, ma non devono impedire di continuare a guardare avanti. Perché la libertà di vivere senza paura non è un privilegio. È un diritto che ogni persona dovrebbe poter esercitare ogni giorno.

  • Generazione Alpha: disagio adolescenziale, radicalizzazione digitale e violenza emulativa

    Generazione Alpha: disagio adolescenziale, radicalizzazione digitale e violenza emulativa

    Il disagio adolescenziale contemporaneo si manifesta oggi attraverso forme nuove, spesso intrecciate con le dinamiche degli ecosistemi digitali. Ferite emotive, vulnerabilità identitarie e sentimenti di esclusione possono trovare negli ambienti online un amplificatore, un linguaggio e talvolta una comunità di riferimento, favorendo processi di radicalizzazione, dipendenza e comportamenti emulativi. Le recenti evidenze scientifiche e giuridiche
    mostrano come il benessere dei minori sia influenzato non solo dai contenuti, ma anche dalle architetture stesse delle piattaforme digitali.
    Promosso da Artemisia Academy, sezione per la formazione e l’educazione della Fondazione Artemisia ETS, con la collaborazione scientifica dell’Università degli Studi di Roma LINK, il convegno propone una lettura interdisciplinare del fenomeno, integrando prospettive cliniche, psicologiche, educative, giuridiche e tecniche. L’obiettivo è offrire strumenti concreti per riconoscere precocemente i segnali di disagio, comprendere le dinamiche digitali che lo amplificano e rafforzare il ruolo della comunità educante nella prevenzione e nell’accompagnamento degli adolescenti.

    Apertura lavori e introduzione: 

    Mariastella Giorlandino – Presidente Fondazione Artemisia
    Elena Pollari – Direttore Artemisia Academy

    Interventi

    SESSIONE MEDICO-SCIENTIFICA ED ANTROPOLOGICA
    Il disagio adolescenziale nella prospettiva biopsicosociale: Neurobiologia dello stress, vulnerabilità, dipendenze comportamentali e correlati fisiologici – Carla Bruschelli

    Dinamiche digitali, vulnerabilità evolutive e derive antisociali: un’analisi scientifica e antropologica, con prospettiva interculturale, sui rischi online e sulle responsabilità istituzionali in diversi contesti globali – Aldo Morrone

    SESSIONE INFORMATICA E SICUREZZA DIGITALE

    Ecosistemi digitali, radicalizzazione e sicurezza: algoritmi, comunità chiuse, modelli emulativi e prevenzione tecnica – Paolo Poletti

    Etica dell’IA ed effetti sulla vita sociale – Marco Filoni

    SESSIONE GIURIDICA

    Responsabilità del design digitale: il cambio di paradigma nella giurisprudenza internazionale – Paolo Poletti

    SESSIONE SOCIO-EDUCATIVA

    Digitale, dipendenze e fragilità giovanili: il ruolo della scuola e della comunità educante nella prevenzione e nell’intercettazione precoce – Natalia Barbato e Maria Giovanna Pisani

    L’impegno di Artemisia Academy: attività, metodi e risultati – Elena Pollari 

    Faculty:

    Prof.ssa Natalia Barbato
    Docente di Lettere; Collaboratore Vicario Dirigente Scolastico Polo tecnologico economico IIS Tommaso Salvini; Membro gruppo di Orientamento studenti in entrata Polo tecnologico economico; Docente Tutor studenti e famiglie Polo tecnologico economico; Coordinatore PCTO Polo tecnologico economico; Responsabile sportello di ascolto ASL RM1 Polo tecnologico economico; Membro Consiglio d’Istituto componente docenti IIS Tommaso Salvini

    Prof.ssa Carla Bruschelli
    Specialista in Medicina Interna, Farmacologa clinica, Master universitario in Ipertensione Arteriosa; Docente di Metodologia Clinica corso di Laurea in Medicina, Sapienza Università di Roma; Docente di Medicina Interna al corso di Laurea in Farmacia, Sapienza Università di Roma; Ricercatore clinico; Divulgatore Scientifico

    Prof. Aldo Morrone
    Specialista in Dermatologia e Venereologia, Dermatologia Tropicale e Infettivologica, e Medicina delle Migrazioni; già Direttore Scientifico dell’IFO – IRCCS Istituto Dermatologico San Gallicano, Roma; Presidente IISMAS – Istituto Internazionale di Scienze Mediche Antropologiche e Sociali; Professionista della rete Artemisia Lab

    Prof.ssa Maria Giovanna Pisani
    Docente di Diritto ed Economia; Collaboratore del Dirigente Scolastico Liceo Classico Mameli; Referente Educazione alla Legalità ed Educazione alla Salute, IIS Tommaso Salvini; Membro gruppo Orientamento liceo Classico studenti in entrata; Referente curvatura Giuridico Internazionale Liceo Classico Mameli; Docente Tutor studenti e famiglie Liceo Classico Mameli; Presidente Commissione Elettorale rinnovo Organi collegiali IIS Tommaso Salvini

    Prof. Paolo Poletti
    Docente di “Cybersecurity” e “Diritto e pratica della cybersicurezza”, Università Link di Roma, Facoltà degli Studi Strategici e Politiche della Sicurezza; Docente di “Security program management and incident handling”, Università degli Studi di Perugia; Direttore Master in “Intelligence Specialist” e Corso di alta specializzazione in Cybersicurezza, Università degli Studi Link di Roma; Senior Advisor Artemisia Lab

    Prof. Marco Filoni
    Professore di Filosofia politica all’Università degli studi di Roma LINK; Titolare del programma di ricerca Éclaireurs della Fondation Robert de Sorbon di Parigi; Consigliere scientifico di «Limes»; Membro del Comitato Scientifico del Festival della politica di Venezia-Mestre

  • Solidarietà, riconoscimento della Casa Bianca per la donazione di medicinali della Fondazione Artemisia

    Solidarietà, riconoscimento della Casa Bianca per la donazione di medicinali della Fondazione Artemisia

    Un riconoscimento di altissimo livello per un’operazione benefica che dall’Italia verso l’Africa ora sta facendo il giro del mondo. Al punto da esser lodata dal dipartimento Usa per le Best practices e ricevere un premio direttamente dalla Casa Bianca nell’ambito delle missioni umanitarie e della cooperazione internazionale. Per l’Italia è stata scelta la Fondazione Artemisia.

    Il motivo?  Lo scorso aprile è stato inviato un aereo carico di farmaci per l’Africa. Una fornitura di farmaci pediatrici destinati alla cura delle patologie oftalmologiche infantili è stata donata dalla presidente della fondazione Artemisia Lab, Mariastella Giorlandino, in occasione della missione umanitaria attualmente in corso in Kenya, promossa dall’associazione Ripartiamo Aps. Un intervento concreto volto a garantire cure essenziali ai bambini in contesti caratterizzati da forte carenza di accesso ai servizi sanitari.

    ARTEMISIA LAB
    Mariastella Giorlandino all’Artemisia Lab

    La notizia ha avuto una eco mondiale ed è arrivata fino a Washington dove è stato deciso di dare un riconoscimento ufficiale in un evento che si terrà a Roma il prossimo luglio. Soddisfatta e fiera la dottoressa Mariastella Giorlandino che ha fortemente voluto questa missione umanitaria: “Da sempre la Fondazione Artemisia è vicina ai problemi sociali e umanitari per questo quest’anno abbiamo pensato di dedicare i nostri sforzi al Kenia. La donazione destinata al Kenya rafforza questo percorso, portando il contributo della sanità italiana anche oltre i confini nazionali. Garantire cure ai bambini significa investire nel futuro delle comunità. Desidero esprimere un sincero ringraziamento a Ripartiamo APS (che ha promosso e sostenuto l’iniziativa di Artemisia, ndr) per l’impegno costante e per la collaborazione estremamente proficua che ha reso possibile questo intervento”.