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  • API Piemonte al fianco di UAP sul Nomenclatore tariffario

    API Piemonte al fianco di UAP sul Nomenclatore tariffario

    Il presidente Michele Colaci aderisce alla conferenza stampa del 9 settembre a Roma e sostiene l’iniziativa promossa da UAP

    Il presidente di API Sanità Piemonte, Michele Colaci, esprime il proprio pieno sostegno all’iniziativa promossa da UAP sul Nomenclatore tariffario e conferma la sua convinta adesione alla conferenza stampa in programma il 9 settembre a Roma.

    «Le criticità che UAP sta denunciando con tanta forza sulla nuova bozza del decreto tariffe sono le medesime battaglie che porto avanti da anni, fin dai tempi della mia presidenza nazionale Confapi Sanità», dichiara Colaci.

    «La storia recente e la sentenza del TAR del Lazio hanno dimostrato ciò che diciamo da sempre: applicare tagli lineari o calcolare i rimborsi su medie aggregate del tutto teoriche significa calpestare la realtà dei costi di gestione e mettere a rischio la tenuta dell’intero Servizio Sanitario Nazionale».

    Secondo il presidente di API Sanità Piemonte, «un sistema che rimborsa le prestazioni sottocosto non punisce solo il privato accreditato — fondamentale per sostenere oltre un quarto dei ricoveri e l’ossatura della diagnostica e riabilitazione —, ma scarica disavanzi insostenibili sulle ASL e sulle strutture pubbliche, paralizzando le liste d’attesa e penalizzando i cittadini».

    «Come sosteniamo da anni, una media non è una prestazione: serve trasparenza sui costi reali di ogni singolo esame, non atti di fede», sottolinea Colaci.

    «Il Piemonte e la nostra associazione sono al fianco di UAP in questa battaglia di civiltà e sostenibilità per la sanità italiana», conclude il presidente di API Sanità Piemonte.

  • TARIFFE SANITARIE, IL CASO FRIULI VENEZIA GIULIA APRE NUOVI DUBBI SULL’ISTRUTTORIA DELL’AREA PROGRAMMAZIONE

    TARIFFE SANITARIE, IL CASO FRIULI VENEZIA GIULIA APRE NUOVI DUBBI SULL’ISTRUTTORIA DELL’AREA PROGRAMMAZIONE

    Su 89 prestazioni riesaminate analiticamente dalla Regione, 77 hanno tariffe superiori alla nuova bozza nazionale. Giorlandino: “Schillaci verifichi personalmente il lavoro degli uffici”

    Un nuovo elemento riapre la questione delle tariffe della specialistica ambulatoriale a poche settimane dall’entrata in vigore del nuovo tariffario nazionale.

    La Regione Friuli-Venezia Giulia, dopo le sentenze del TAR Lazio che hanno annullato il decreto tariffario del 2024 per gravi carenze dell’istruttoria, ha deciso di procedere autonomamente alla ricostruzione analitica del costo di 89 singole prestazioni di diagnostica per immagini e riabilitazione.

    Il risultato pone una domanda che UAP ritiene non più rinviabile.

    Su 89 prestazioni esaminate, in 77 casi la tariffa determinata dal Friuli-Venezia Giulia è superiore a quella prevista dalla nuova bozza nazionale 2026.

    E c’è un dato ancora più significativo: per quelle stesse 89 prestazioni, la nuova bozza nazionale lascia invariati i valori del decreto 2024, quello annullato dal TAR.

    La Regione non ha semplicemente aumentato le vecchie tariffe. Ha seguito un’altra strada: ha ricostruito prestazione per prestazione il costo standard, considerando personale, tempi di lavoro, apparecchiature, manutenzioni, materiali e costi indiretti.

    “Non sosteniamo che le tariffe del Friuli-Venezia Giulia siano automaticamente giuste e quelle nazionali sbagliate – dichiara la Presidente UAP, Mariastella Giorlandino – ma il confronto pone una questione molto seria: perché un’analisi analitica dei costi della singola prestazione arriva, nella grande maggioranza dei casi, a valori superiori a quelli nazionali?

    È esattamente il problema che UAP aveva già sollevato all’Area Programmazione del Ministero della Salute. Già il 17 marzo 2026, negli incontri con i suoi vertici, erano emerse difficoltà nella rilevazione dei costi e dubbi sulla rappresentatività dei dati; UAP aveva comunque collaborato, invitando gli associati a partecipare alla rilevazione. Il 7 aprile 2026, la Presidente Mariastella Giorlandino aveva poi scritto al Capo di Gabinetto chiedendo formalmente trasparenza anche sulle attività di analisi dei costi, elaborazione dei dati, supporto tecnico e assistenza metodologica.

    Nella nuova istruttoria ministeriale, per diverse branche, la limitata disponibilità di dati analitici ha portato a utilizzare anche costi aggregati riferiti a gruppi di prestazioni. Ma un gruppo può apparire complessivamente in equilibrio perché una prestazione remunerata sopra costo ne compensa un’altra pagata sottocosto. Il totale torna. La singola prestazione può restare in perdita. È questo il significato della formula UAP: “una media non è una prestazione”.

    GIORLANDINO: “MINISTRO, ORA VERIFICHI”

    “Abbiamo fiducia nel Ministro della Salute Orazio Schillaci – prosegue Giorlandino – e proprio per questo gli chiediamo di verificare personalmente l’operato dell’Area Programmazione e delle strutture ministeriali che hanno gestito la revisione tariffaria.

    Non gli chiediamo di assumere come corrette le tariffe del Friuli-Venezia Giulia. Gli chiediamo di accertare perché una Regione, dopo le sentenze del TAR, abbia ritenuto necessario ricostruire analiticamente i costi delle singole prestazioni e sia arrivata a risultati tanto diversi da quelli nazionali.

    Se l’Area Programmazione ha determinato correttamente il costo delle singole prestazioni, renda trasparente e verificabile il percorso seguito. Se invece per molte prestazioni la congruità è stata desunta da aggregati e medie, il Ministro deve verificare se questo sia davvero sufficiente a superare le criticità che avevano portato all’annullamento del precedente decreto.”

    La questione riguarda l’intero SSN. Tariffe insufficienti producono squilibri nelle strutture pubbliche e, nel privato accreditato, possono significare riduzione delle prestazioni, degli investimenti e dell’occupazione. Pubblico e privato accreditato sono due componenti essenziali dello stesso Servizio sanitario nazionale: indebolirne una significa indebolire l’intero sistema.

    UAP riunisce le principali realtà associative nazionali e regionali della sanità privata accreditata e rappresenta un comparto di circa 27.000 strutture, nelle quali operano complessivamente circa 350.000 persone. Il 9 settembre presenterà l’analisi completa del nuovo tariffario e le proprie richieste al Ministro.

    CONFERENZA STAMPA NAZIONALE UAP – 9 settembre 2026 – ore 11.00 – CEOforLIFE Clubhouse – Piazza di Monte Citorio 116, Roma

  • UAP, 9 SETTEMBRE: CONFERENZA STAMPA NAZIONALE

    UAP, 9 SETTEMBRE: CONFERENZA STAMPA NAZIONALE

    TARIFFE SANITARIE, DOPO UN DECRETO ANNULLATO RESTANO I DUBBI SULL’ISTRUTTORIA DEGLI UFFICI TECNICI

    Giorlandino: «Pubblico e privato accreditato sono parti dello stesso SSN. Tariffe sbagliate danneggiano entrambi. E alla fine paga il cittadino»

    Il 9 settembre, alle ore 11:00, a Roma, presso CEOforLIFE Clubhouse, in Piazza di Monte Citorio 116, UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata – insieme alle principali associazioni aderenti terrà una conferenza stampa nazionale sulla nuova versione del decreto relativo alle tariffe della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica.

    Non sarà una presentazione tecnica. Sarà una denuncia pubblica.

    Il decreto del 25 novembre 2024 è stato annullato dal TAR Lazio per gravi carenze dell’istruttoria e del metodo utilizzato. Il nuovo provvedimento avrebbe dovuto superare definitivamente quelle criticità. Per UAP, non è ancora dimostrato che ciò sia avvenuto e restano interrogativi sul lavoro tecnico e istruttorio alla base della determinazione delle nuove tariffe.

    Ma il problema non riguarda soltanto le strutture private.

    Il Servizio sanitario nazionale è costituito da strutture pubbliche e strutture private accreditate. Quando un cittadino riceve una prestazione SSN in una struttura accreditata, quella prestazione è regolata, programmata e remunerata dal sistema pubblico.

    Il privato accreditato assorbe circa il 17% della spesa del SSN, ma garantisce circa il 28% dei ricoveri, oltre la metà della lungodegenza, quasi quattro quinti della riabilitazione e una quota essenziale della specialistica e della diagnostica.

    Non è quindi una componente accessoria. È una parte della capacità produttiva del SSN.

    Lo dimostra concretamente quanto accaduto a Messina, dove la chiusura estiva dei laboratori privati ha riversato i pazienti sui laboratori degli ospedali pubblici, provocando file e disagi. Il principio è semplice: se diminuisce l’offerta del privato accreditato, la domanda sanitaria non scompare. Si trasferisce sul pubblico.

    Ed è qui che il problema delle tariffe diventa decisivo.

    Se una prestazione costa 7 euro ma viene valorizzata 5, nel pubblico quei due euro mancanti restano nel bilancio dell’azienda sanitaria e alimentano squilibri, sottraendo risorse a personale, tecnologie e servizi. Il problema è ancora più grave nelle Regioni sottoposte a piano di rientro, che dispongono di minori margini per compensare con risorse proprie le tariffe insufficienti.

    Nel privato accreditato l’effetto è ancora più diretto: se la tariffa pubblica non copre stabilmente il costo della prestazione, la struttura deve ridurre attività, rinviare investimenti, intervenire sul personale o sospendere servizi. Nei casi estremi, chiude. E quei pazienti tornano inevitabilmente sul pubblico.

    UAP contesta inoltre un punto centrale del nuovo metodo. Per diverse branche sono stati utilizzati anche costi aggregati riferiti a gruppi di prestazioni. Ma sapere che un gruppo di esami, nel complesso, è economicamente equilibrato non significa sapere se ogni singolo esame sia remunerato correttamente. Un esame in perdita può essere compensato statisticamente da un altro meglio remunerato.

    Per questo UAP afferma: «Una media non è una prestazione».

    «Dopo un decreto annullato, una nuova istruttoria e ulteriori risorse stanziate – dichiara la Presidente UAP, Mariastella Giorlandino – vogliamo sapere quanto costa realmente ogni prestazione, come è stata determinata la relativa tariffa, quali criteri siano stati utilizzati dagli uffici tecnici competenti e come siano state impiegate le risorse pubbliche disponibili. Dopo la pronuncia del TAR non è più possibile chiedere agli operatori un altro atto di fede».

    Il 9 settembre UAP presenterà dati, criticità e proposte sul nuovo tariffario.

    «Continuiamo ad avere fiducia nel Ministro della Salute Orazio Schillaci – conclude Giorlandino – ma dopo l’annullamento del precedente decreto è indispensabile che gli uffici e i funzionari chiamati a predisporre l’istruttoria tecnica garantiscano criteri trasparenti, dati verificabili e tariffe realmente aderenti ai costi delle singole prestazioni. Dopo quanto già accaduto, ripetere gli stessi errori non sarebbe più ammissibile».

  • Sri Lanka, continua la missione sanitaria di Ripartiamo e Fondazione Artemisia ETS: già 350 persone assistite

    Sri Lanka, continua la missione sanitaria di Ripartiamo e Fondazione Artemisia ETS: già 350 persone assistite

    Dagli orfanotrofi di Negombo, Kandy e Dambulla alla comunità dei Weddha. Visite nefrologiche e cardiovascolari, farmaci e terapie per i pazienti più fragili. Mariastella Giorlandino: «Profondamente colpita da quanto è stato realizzato. Questa missione rappresenta il senso più autentico del prendersi cura degli altri»

    Continua in Sri Lanka la missione sanitaria promossa da Ripartiamo APS, con il sostegno della Fondazione Artemisia ETS e di Piccini Wines, un progetto che sta trasformando la solidarietà in assistenza concreta, cure e speranza per centinaia di persone.

    Una missione che, giorno dopo giorno, sta raggiungendo alcune delle realtà più fragili del Paese: dagli orfanotrofi di Negombo, Kandy e Dambulla fino alle comunità più isolate, dove l’accesso a una visita specialistica, a un farmaco o a una terapia adeguata può rappresentare un’opportunità preziosa e, in alcuni casi, decisiva.

    A seguire personalmente la missione è anche Francesca Immacolata Chaouqui, presidente di Ripartiamo, presente sul territorio insieme ai figli, al segretario generale Mariacarmela e alle rispettive famiglie. Una presenza che restituisce la dimensione profondamente umana di un’iniziativa costruita sulla vicinanza, sull’ascolto e sulla volontà di condividere in prima persona le difficoltà delle popolazioni incontrate.

    A guidare l’attività sanitaria è il dottor Walter Morale, primario della UOC di Nefrologia di Ragusa, coadiuvato dalla dottoressa Chiara Verrone. Il team ha effettuato visite specialistiche nefrologiche e cardiovascolari, intervenendo anche presso l’ospedale pubblico di Kandy.

    I primi risultati raccontano già la portata della missione: circa 350 persone, tra bambini e adulti, sono state visitate, sono stati distribuiti farmaci di prima necessità e sono state individuate e prescritte terapie specifiche per circa 60 pazienti in condizioni particolarmente delicate, tra persone dializzate e affette da patologie croniche.

    Particolarmente significativo anche l’intervento presso la comunità dei Weddha, nell’area orientale dello Sri Lanka, dove sono state visitate circa 50 persone, raggiungendo una popolazione che vive distante dai principali centri sanitari del Paese.

    La missione continuerà fino al 18 agosto, con l’obiettivo di arrivare complessivamente a 700 persone assistite.

    Un impegno al quale la Fondazione Artemisia ETS ha scelto di partecipare concretamente, sostenendo il viaggio della dottoressa Verrone e mettendo a disposizione farmaci e strumentazione sanitaria di primo soccorso.

    Ed è proprio di fronte ai primi risultati raggiunti che la presidente della Fondazione Artemisia ETS, Mariastella Giorlandino, esprime profonda soddisfazione per quanto già realizzato, sottolineando il valore medico, ma soprattutto umano, di una missione capace di arrivare là dove il bisogno è più forte.

    «Sono profondamente colpita dall’impegno che Francesca Immacolata Chaouqui, Ripartiamo, i medici e tutti coloro che partecipano alla missione stanno portando avanti in Sri Lanka. Quello che è già stato fatto ci riempie di soddisfazione e di emozione: dietro ogni visita c’è una persona, dietro ogni terapia c’è una storia, dietro ogni bambino assistito c’è una vita alla quale si offre una possibilità in più. Per la Fondazione Artemisia ETS essere parte di questa iniziativa significa tradurre in gesti concreti ciò in cui crediamo da sempre: la medicina non può limitarsi alla cura della malattia, ma deve saper raggiungere la persona, soprattutto quando è più fragile e più sola».

    Per Mariastella Giorlandino il risultato raggiunto assume un valore ancora più profondo proprio perché nasce dalla capacità di mettere insieme professionalità, volontariato e solidarietà.

    «Vedere medici e volontari raggiungere orfanotrofi, ospedali e comunità lontane dai grandi centri significa dare un significato reale alla parola assistenza. Un farmaco consegnato, una diagnosi formulata in tempo o una terapia indicata correttamente possono cambiare il destino di una persona. È questo che rende straordinaria questa missione e che ci spinge a sostenerla con convinzione».

    Ma questa esperienza non si misura soltanto attraverso i numeri. Sono soprattutto gli incontri, e in particolare quelli con i bambini degli orfanotrofi, a lasciare il segno più profondo in chi sta partecipando alla missione.

    Ci sono viaggi che si misurano in chilometri e viaggi che si misurano in emozioni. Viaggi dai quali si torna con valigie piene di ricordi e altri che non hanno bisogno di souvenir, perché ciò che resta è qualcosa di più profondo: immagini, sguardi e incontri capaci di cambiare per sempre il modo di guardare la vita.

    Negli orfanotrofi la squadra era arrivata pensando soprattutto a ciò che avrebbe potuto portare: assistenza sanitaria, farmaci, una carezza, un sorriso, una parola di conforto. Eppure, come spesso accade nelle esperienze di volontariato, chi era partito per donare ha scoperto di ricevere molto più di quanto avesse immaginato.

    Gli sguardi dei bambini incontrati raccontano storie difficili, segnate da privazioni e sofferenze, ma conservano allo stesso tempo una luce straordinaria: speranza, fiducia e un’incredibile voglia di vivere. Bambini capaci ancora di emozionarsi per un gioco, una canzone, un abbraccio o semplicemente per la presenza di qualcuno accanto a loro.

    Sono proprio loro, apparentemente privati di così tanto, a ricordare agli adulti il valore più semplice della vita e del sorriso. Un sorriso che non nasce da ciò che si possiede, ma dalla capacità di riconoscere ciò che si ha. E sono loro a mostrare cosa significhi davvero resilienza: continuare a giocare, ridere, abbracciare e guardare al domani nonostante le difficoltà, le perdite e le ferite vissute.

    Una forza silenziosa che interroga profondamente e che invita a riscoprire il valore della dignità, dell’umiltà e della gratitudine.

    È anche questo il senso che Ripartiamo APS attribuisce alle proprie missioni: non soltanto portare un aiuto, ma scegliere di stare accanto a chi vive nella fragilità e a chi troppo spesso rimane invisibile. Riconoscere il valore di ogni persona, indipendentemente dal luogo nel quale è nata e dalle condizioni nelle quali vive, significa costruire ponti dove esistono distanze e trasformare la solidarietà da gesto occasionale in un vero stile di vita.

    Dal campo arriva anche una testimonianza che restituisce il significato più profondo dell’esperienza vissuta accanto ai medici.

    «In questi giorni siamo entrati in realtà profondamente diverse tra loro: gli orfanotrofi, l’ospedale di Kandy e la comunità dei Weddha. Cambiano i luoghi, le risorse e la cultura, ma rimane costante una cosa: la persona che hai davanti. Affiancando Walter Morale si impara prima di tutto a guardare, senza pensare di sapere già tutto e senza confondere l’aiutare con il salvare. Si impara a riconoscere la persona prima ancora del paziente e il contesto in cui vive prima ancora del sintomo che emerge dall’osservazione clinica».

    Un insegnamento che riguarda anche il significato stesso della professione medica.

    «Questa esperienza mi ha ricordato quanto sia preziosa la voglia di continuare a crescere, non soltanto professionalmente, ma continuando a conoscere e a cercare prospettive nuove anche quando si avrebbe il diritto di sentirsi già realizzati. Crescere non dovrebbe essere soltanto una fase della vita, ma un modo di stare al mondo».

    E soprattutto la missione ha riportato al centro una convinzione semplice ma fondamentale: la possibilità di essere curati non dovrebbe essere un privilegio di pochi.

    Entrare in realtà tanto lontane da quelle quotidiane, senza la presunzione di comprenderle fino in fondo, significa infatti tornare a casa più consapevoli di ciò che esiste al di fuori della propria realtà e della responsabilità che accompagna chi possiede competenze e strumenti per aiutare.

    Fondamentale, in questo percorso, il sostegno dei donor che hanno scelto di rendere concretamente possibile la missione.

    «Dietro ogni sorriso restituito, ogni visita effettuata e ogni gesto di cura ci sono persone che hanno scelto di credere nella solidarietà. Il sostegno ricevuto non rappresenta soltanto un aiuto materiale, ma un investimento nei valori della dignità umana, della salute, della fratellanza e della cooperazione. Grazie alla sensibilità di chi ha scelto di esserci possiamo continuare a trasformare l’impegno in azioni concrete e raggiungere chi ha maggiormente bisogno di assistenza».

    Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Fondazione Artemisia ETS e alla famiglia Piccini, il cui contributo ha permesso alla missione di prendere forma e ai medici di portare la propria attività sul territorio.

    Il viaggio non è ancora terminato. Nei prossimi giorni la squadra continuerà a muoversi attraverso lo Sri Lanka con l’obiettivo di raggiungere altre centinaia di persone.

    Ma i traguardi già ottenuti raccontano qualcosa che va oltre qualsiasi bilancio: 350 persone visitate significano 350 storie incontrate, ascoltate e prese in carico.

    E forse il significato più autentico della missione è proprio qui: nella distanza che si accorcia tra chi può offrire una cura e chi ne ha bisogno, nella capacità di riconoscere una persona prima di vedere un paziente e nella consapevolezza che, mentre si parte pensando di poter cambiare qualcosa nella vita degli altri, molto spesso sono proprio quegli incontri a cambiare chi ha scelto di partire.

    «È questa – conclude Mariastella Giorlandino – la medicina nella quale crediamo: una medicina che sa essere competenza, cura e responsabilità, ma anche presenza e umanità. Perché prendersi cura di una persona significa prima di tutto riconoscerne il valore. E quando la medicina riesce ad arrivare fino a chi è più lontano, fragile o dimenticato, ritrova forse la sua missione più autentica».

  • Artemisia Lab, l’eccellenza oculistica al servizio della vista: alta specializzazione, tecnologia e cura della persona

    Artemisia Lab, l’eccellenza oculistica al servizio della vista: alta specializzazione, tecnologia e cura della persona

    Vedere significa riconoscere un volto, leggere un’emozione, orientarsi nel mondo, conservare la propria autonomia. Per questo, quando si parla di salute degli occhi, la qualità della diagnosi e la competenza dello specialista possono fare la differenza. Nei centri Artemisia Lab l’alta specializzazione oculistica nasce proprio dall’incontro tra professionisti di eccellenza, tecnologie diagnostiche avanzate e un modello di assistenza che mette la persona al centro.

    La vista accompagna ogni istante della nostra vita. Eppure, troppo spesso, ci si accorge della sua importanza soltanto quando qualcosa cambia: un’immagine diventa meno nitida, la lettura più faticosa, compare un fastidio, una distorsione o una difficoltà che prima non esisteva.

    È in questi momenti che poter contare su un percorso oculistico qualificato assume un valore che va ben oltre la semplice visita specialistica.

    Artemisia Lab dedica particolare attenzione alla prevenzione, alla diagnosi e al monitoraggio delle principali patologie oculari, attraverso percorsi affidati a medici specialisti di elevata esperienza e professionalità, supportati da strumentazioni diagnostiche tecnologicamente avanzate.

    L’obiettivo è studiare con precisione la salute dell’occhio e individuare tempestivamente eventuali alterazioni, anche quando i sintomi sono ancora lievi o assenti. Perché in oculistica il tempo può essere determinante e una diagnosi precoce può contribuire in maniera decisiva alla tutela della capacità visiva.

    La tecnologia rappresenta, in questo percorso, uno strumento fondamentale. Le moderne metodiche diagnostiche consentono infatti di analizzare in modo sempre più approfondito le diverse strutture dell’occhio e di seguire nel tempo l’evoluzione di numerose condizioni, offrendo allo specialista informazioni preziose per costruire un percorso clinico personalizzato.

    Ma l’innovazione, da sola, non basta.

    Dietro ogni esame deve esserci un medico capace di interpretarlo. Dietro ogni diagnosi deve esserci esperienza. E davanti a ogni specialista c’è soprattutto una persona, con le proprie domande, le proprie preoccupazioni e, talvolta, la paura di perdere qualcosa di immensamente prezioso.

    È questa la filosofia che caratterizza il modello Artemisia Lab: coniugare competenza medica, tecnologia e attenzione umana, evitando che il paziente venga ridotto a un referto o a un’immagine diagnostica.

    Dalla prevenzione alle visite specialistiche, dagli approfondimenti diagnostici ai controlli periodici, l’assistenza oculistica viene concepita come un percorso nel quale professionalità differenti possono dialogare e accompagnare il paziente nelle diverse fasi della vita.

    Un’attenzione che assume ancora maggiore importanza con l’avanzare dell’età e in presenza di familiarità, patologie sistemiche o fattori di rischio che possono incidere sulla salute degli occhi.

    Prendersi cura della vista significa infatti proteggere molto più della capacità di vedere.

    Significa difendere l’indipendenza di una persona anziana. Permettere a un bambino di scoprire il mondo. Continuare a leggere, lavorare, guidare. Significa poter riconoscere il volto di chi amiamo e conservare, attraverso gli occhi, una parte fondamentale del rapporto con ciò che ci circonda.

    È anche per questo che nei centri Artemisia Lab l’alta specializzazione oculistica vuole essere espressione di una medicina moderna ma profondamente umana: tecnologia avanzata nelle mani di professionisti esperti, per custodire uno dei beni più preziosi della persona, la sua vista.

  • UAP: «Sulla sanità pubblica serve massima trasparenza. Le risorse devono rispondere a una funzione sociale»

    UAP: «Sulla sanità pubblica serve massima trasparenza. Le risorse devono rispondere a una funzione sociale»

    Il caso dell’incarico investigativo affidato dall’Ulss 2 Marca Trevigiana impone chiarezza sull’utilizzo delle risorse pubbliche. UAP: «Controlli legittimi quando necessari, ma ogni scelta deve essere trasparente, proporzionata e coerente con la missione sanitaria»

    UAP – Unione Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata – ritiene che quanto emerso in merito all’incarico affidato dall’Ulss 2 Marca Trevigiana a un’agenzia investigativa privata sollevi una questione che va oltre il singolo episodio e riguarda i principi di trasparenza, responsabilità e corretta destinazione delle risorse che devono guidare l’intero sistema sanitario.

    «Non spetta a noi giudicare la legittimità o il merito di verifiche disposte in presenza di eventuali e fondati sospetti nei confronti di singoli dipendenti. È però indispensabile – sottolinea UAP – che, quando vengono utilizzate risorse pubbliche per attività di questa natura, siano chiaramente conoscibili le motivazioni, le modalità, le garanzie adottate e, soprattutto, i risultati conseguiti».

    La sanità svolge una funzione sociale essenziale e proprio per questo ogni euro destinato al sistema deve essere amministrato secondo criteri di responsabilità, efficienza e piena trasparenza. Principi che devono valere per tutti gli operatori, pubblici e privati, soprattutto in una fase nella quale cittadini e strutture sanitarie sono chiamati quotidianamente a confrontarsi con carenza di personale, liste d’attesa e crescente domanda di prestazioni.

    Per UAP, la trasparenza non può esaurirsi nella pubblicazione formale di una delibera. Deve permettere ai cittadini di comprendere le ragioni delle decisioni assunte e di verificarne concretamente gli effetti. Se un’attività finanziata con denaro pubblico viene avviata per tutelare il buon funzionamento di un’azienda sanitaria, è nell’interesse della stessa amministrazione rendere conto, nel rispetto della privacy e dei diritti dei lavoratori, della sua utilità e dei risultati ottenuti.

    «La funzione sociale della sanità richiede fiducia. E la fiducia si costruisce anche attraverso la capacità delle istituzioni di rendere conto delle proprie scelte. Chiedere trasparenza non significa mettere in discussione il diritto-dovere delle aziende sanitarie di contrastare eventuali comportamenti illeciti: significa assicurare che ogni intervento sia proporzionato, motivato e verificabile».

    UAP auspica pertanto che sul caso dell’Ulss 2 Marca Trevigiana vengano forniti tutti i chiarimenti necessari, facendo piena luce sulle finalità dell’incarico, sui risultati raggiunti e sull’impiego delle risorse pubbliche.

    «Pubblico e privato, pur nelle rispettive differenze, condividono una responsabilità fondamentale: garantire ai cittadini un sistema sanitario efficiente, sostenibile e trasparente. È questa funzione sociale che deve rimanere al centro di ogni scelta».

  • Sovrappeso e obesità, Artemisia Lab lancia WIN: 90 giorni per ritrovare il proprio equilibrio

    Sovrappeso e obesità, Artemisia Lab lancia WIN: 90 giorni per ritrovare il proprio equilibrio

    Un percorso multidisciplinare che mette insieme endocrinologia, nutrizione, monitoraggio clinico e supporto psicologico. Con il programma Weight Intensive & Nutrition, Artemisia Lab propone un nuovo modello di presa in carico della persona, andando oltre il semplice concetto di dieta.

    Non una dieta da seguire per qualche settimana, ma un percorso costruito intorno alla persona. Nasce con questa filosofia WIN – Weight Intensive & Nutrition, il nuovo programma di Artemisia Lab dedicato alla gestione del sovrappeso e dell’obesità.

    Il progetto, sviluppato nell’ambito dell’Unità di Endocrinologia, Nutrizione e Metabolismo, parte da un principio preciso: perdere peso non significa semplicemente mangiare meno. Sovrappeso e obesità sono infatti condizioni complesse e multifattoriali, nelle quali possono entrare in gioco metabolismo, assetto ormonale, abitudini alimentari, stile di vita e fattori psicologici. Per questo affrontarle richiede una valutazione complessiva del paziente e l’intervento coordinato di più specialisti.

    Da qui nasce «Vinci la sfida. Ritrova il tuo equilibrio», il progetto clinico all’interno del quale si inserisce WIN: un programma intensivo e personalizzato della durata di 90 giorni, durante i quali il paziente viene seguito attraverso valutazioni specialistiche, educazione terapeutica, monitoraggio clinico e supporto motivazionale.

    Il punto di partenza è conoscere la persona prima ancora del suo peso. L’approccio multidisciplinare consente infatti di valutare non soltanto i chili da perdere, ma la composizione corporea, la funzionalità metabolica, le eventuali patologie associate e le abitudini che possono ostacolare il raggiungimento e soprattutto il mantenimento dei risultati.

    L’obiettivo diventa così più ampio del semplice numero indicato dalla bilancia: intervenire sui fattori che hanno contribuito all’aumento di peso e accompagnare progressivamente il paziente verso un nuovo equilibrio metabolico e psicofisico.

    Una filosofia che si inserisce nel modello di assistenza portato avanti da Artemisia Lab, fondato sulla collaborazione tra diverse competenze mediche e sulla personalizzazione dei percorsi di cura.

    Con WIN, dunque, il dimagrimento non viene considerato un traguardo isolato, ma parte di un percorso più complesso. Novanta giorni per imparare a conoscere il proprio organismo, modificare abitudini consolidate e costruire le condizioni perché il risultato raggiunto possa diventare un nuovo punto di partenza.

  • Prevenzione ginecologica, la dottoressa Mariastella Giorlandino: «La diagnosi precoce salva la vita delle donne»

    Prevenzione ginecologica, la dottoressa Mariastella Giorlandino: «La diagnosi precoce salva la vita delle donne»

    La prevenzione ginecologica rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tutelare la salute femminile in ogni fase della vita. Controlli periodici, diagnosi precoce e percorsi personalizzati consentono infatti di individuare tempestivamente numerose patologie, aumentando significativamente le possibilità di cura e migliorando la qualità della vita delle pazienti.

    È questo il messaggio rilanciato dalla dottoressa Mariastella Giorlandino, da anni impegnata nella promozione della cultura della prevenzione e della medicina di prossimità attraverso la rete Artemisia Lab e la Fondazione Artemisia ETS, realtà che hanno fatto dell’accessibilità agli screening e dell’innovazione diagnostica uno dei propri punti di forza.

    «La prevenzione non è un appuntamento da rimandare, ma un investimento sulla propria salute», sottolinea la dottoressa Giorlandino. «Molte patologie ginecologiche, dall’endometriosi ai fibromi uterini, fino ai tumori della cervice, dell’endometrio e dell’ovaio, possono essere affrontate con maggiore efficacia quando vengono diagnosticate nelle fasi iniziali.»

    Le visite ginecologiche periodiche, il Pap test, il test HPV, l’ecografia transvaginale e gli altri esami di controllo costituiscono un percorso fondamentale che permette di intercettare alterazioni spesso ancora prive di sintomi. Per questo motivo gli specialisti raccomandano di non attendere la comparsa di disturbi prima di sottoporsi ai controlli previsti dai programmi di prevenzione.

    Accanto all’eccellenza tecnologica, resta centrale il rapporto umano tra medico e paziente. L’ascolto, l’informazione e la personalizzazione dei percorsi diagnostici consentono di accompagnare ogni donna nelle diverse fasi della vita, dall’adolescenza all’età fertile, fino alla menopausa, offrendo risposte adeguate alle esigenze di ciascuna.

    «La salute della donna deve essere protetta con continuità», conclude Giorlandino. «Promuovere la prevenzione significa diffondere consapevolezza, abbattere la paura dei controlli e garantire a tutte le donne la possibilità di accedere a diagnosi tempestive e cure di qualità. Solo così possiamo ridurre l’impatto delle patologie ginecologiche e costruire una sanità sempre più vicina alle persone.»

  • UAP sostiene Federcardio in Campania e il suo Presidente

    UAP sostiene Federcardio in Campania e il suo Presidente

    UAP sostiene federcardio in Campania e il suo Presidente.

    Federcardio, in Campania con i nostri centri: risparmio e alternativa alle corse ai PS

    I cardiologi sono pronti a collaborare con la Regione Campania per sciogliere il nodo delle lunghe liste
    d’attesa. Come? Offrendo prestazioni cardiologiche nei propri ambulatori per classi di priorità Urgenti
    (U) e Brevi (B) per evitare la corsa ai Pronto Soccorso. Questa la proposta di Federcardio: tutto tramite
    impegnativa del medico generico che prenota le visite sul Cup Regionale verificando le prime
    disponibilità utili.

    La proposta è stata formulata ufficialmente al presidente della Giunta regionale,
    Roberto Fico, in un incontro al quale hanno partecipato Ugo Trama, reggente della DG Tutela Salute e
    Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, il direttivo di Federcardio composto dal presidente
    Leonardo Di Maggio, e da Sergio Ferraro, Manlio Cocozza, Vanni Candela.

    “La Regione ha mostrato
    interesse e presto avremo provvedimenti in questa direzione” fa sapere il presidente Di Maggio.
    L’obiettivo principale è quello di creare un percorso coordinato per prendere in carico le prestazioni
    cardiologiche urgenti direttamente sul territorio (presso le strutture accreditate), evitando che i pazienti
    intasino i Pronto Soccorso o debbano pagare le prestazioni privatamente. Federcardio propone di far
    partire una sperimentazione nell’ultimo quadrimestre dell’anno focalizzata sulla cardiologia, per poi
    valutare l’estensione ad altre branche specialistiche.

    “Il progetto, apprezzato dal governo regionale,
    valorizza i 90 centri di cardiologia della Campania – spiega di Maggio – dei quali 45 rappresentati da
    questa associazione, con focus sui piccoli centri capillarmente diffusi sul territorio”. Un progetto che
    mira alla riduzione dei costi e delle liste di attesa: “Risolvere il problema dell’urgenza cardiologica sul
    territorio permetterebbe un notevole risparmio per le casse regionali e abbatterebbe le liste d’attesa”.


    Aggiunge il leader di Federcardio: “I budget attuali ridotti costringono le strutture private accreditate a
    esaurire in fretta le disponibilità. L’inserimento delle urgenze nei tetti di spesa ordinari rischia di
    ‘rosicchiare’ i posti per i pazienti cronici”. A parere di Federcardio, occorre coinvolgere direttamente i
    medici di base “per garantire l’appropriatezza prescrittiva creando canali di prenotazione diretti e veloci
    tramite il software di studio o la segreteria del medico di base, per evitare che il cittadino debba fare
    lunghe file o prenotazioni complesse in farmacia”.


    Fondamentale, nell’elaborazione della proposta, ricorda Leonardo di Maggio, “la recente assemblea di
    Federcardio nella quale è stato lanciato un appello alla Regione e, soprattutto, l’intervento
    dell’Intergruppo Parlamentare ‘Sviluppo Sud Isole Minori e Aree fragili’, presieduto da Alessandro
    Caramiello, col lavoro del presidente del Tavolo Tecnico, Giovanni Barretta, e di quello della
    Commissione Salute, Alessandro Totaro – presidente di Confesercenti Salute”.

  • Al via la missione sanitaria della Fondazione Artemisia ETS e di Ripartiamo APS in Sri Lanka: cure, farmaci e solidarietà per i bambini degli orfanotrofi

    Al via la missione sanitaria della Fondazione Artemisia ETS e di Ripartiamo APS in Sri Lanka: cure, farmaci e solidarietà per i bambini degli orfanotrofi

    Al via la missione sanitaria della Fondazione Artemisia ETS e di Ripartiamo APS in Sri Lanka: cure, farmaci e solidarietà per i bambini degli orfanotrofi

    Parte questa sera la nuova missione sanitaria della Fondazione Artemisia ETS e di Ripartiamo APS, diretta nello Sri Lanka, con l’obiettivo di garantire assistenza medica, visite specialistiche, farmaci e attività di prevenzione a favore dei bambini ospitati in quattro orfanotrofi situati nelle aree interne del Paese.

    L’iniziativa è resa possibile grazie al sostegno di Tenute Piccini, rappresentata da Mario Piccini, e della Fondazione Artemisia ETS, presieduta dalla dottoressa Mariastella Giorlandino, che ancora una volta confermano il proprio impegno concreto nella promozione della salute e della solidarietà internazionale.

    A guidare il team di volontari sarà Walter Morale, responsabile della missione, affiancato da medici, operatori sanitari e volontari che, nei prossimi giorni, raggiungeranno le comunità più isolate per offrire cure, distribuire farmaci e portare un aiuto concreto alle popolazioni più fragili.

    Ad accompagnare la spedizione sarà anche il presidente di Ripartiamo APS, insieme ai propri figli, al Segretario Generale Mariacarmela e alle rispettive famiglie. Una scelta che testimonia come la missione non rappresenti soltanto un intervento sanitario, ma anche un’esperienza di condivisione, educazione e crescita umana.

    Per alcuni giorni il gruppo vivrà nei villaggi in modo essenziale, condividendo la quotidianità delle comunità locali. Le giornate saranno dedicate all’attività ambulatoriale e all’assistenza sanitaria, mentre le serate saranno un momento di incontro, dialogo e fraternità, lontano dalla tecnologia e dai ritmi della vita moderna.

    «Ogni missione è un viaggio che cambia prima di tutto chi parte. Portare cure significa anche costruire relazioni, ascoltare, condividere e restituire dignità. Vivere questi giorni insieme ai nostri figli, ai nostri volontari e ai bambini che incontreremo rappresenta il valore più autentico del nostro impegno.»

    La missione si inserisce nel più ampio programma internazionale di cooperazione sanitaria promosso dalla Fondazione Artemisia ETS e da Ripartiamo APS, che negli ultimi anni ha portato assistenza medica, formazione e progetti di sviluppo in numerosi Paesi dell’Africa, dell’Asia e del Sud America, con l’obiettivo di rendere il diritto alla salute sempre più accessibile anche nelle realtà più vulnerabili.

    Nel corso della permanenza in Sri Lanka saranno condivisi aggiornamenti compatibilmente con la disponibilità delle connessioni nelle aree interessate. In caso contrario, il racconto dell’esperienza sarà diffuso al rientro della delegazione, insieme ai risultati della missione e alle testimonianze raccolte sul campo.