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  • Stalking, quando la vittima è un’intera famiglia: il monito della dottoressa Mariastella Giorlandino

    Stalking, quando la vittima è un’intera famiglia: il monito della dottoressa Mariastella Giorlandino

    Lo stalking non colpisce sempre una sola persona. Spesso il bersaglio diventa un’intera famiglia, costretta a convivere con paura, ansia e un senso di impotenza che si insinua nella quotidianità. È questo il messaggio lanciato dalla dottoressa Mariastella Giorlandino, che richiama l’attenzione su una forma di violenza psicologica capace di travolgere non solo la vittima diretta, ma anche i suoi affetti più stretti.


    «Lo stalking è una violenza silenziosa che si consuma giorno dopo giorno. Non distrugge soltanto la serenità di una persona, ma finisce per coinvolgere genitori, figli, fratelli, amici e chiunque le stia accanto. Quando la paura entra in una casa, nessuno ne rimane davvero immune», sottolinea la dottoressa.


    Secondo Giorlandino, uno degli aspetti più dolorosi è che queste situazioni, nella maggior parte dei casi, non avvengono nell’ombra. Sono episodi che lasciano tracce evidenti, che si manifestano davanti agli occhi di vicini, conoscenti, colleghi e, talvolta, persino delle istituzioni. Eppure, troppo spesso, prevalgono il silenzio e l’indifferenza.


    «La cosa più sconvolgente è che tutto questo accade sotto gli occhi di tutti. Si vedono i segnali, si percepisce il disagio, si assiste alla sofferenza, ma troppo spesso si sceglie di voltarsi dall’altra parte. Fingere di non vedere significa lasciare sola la vittima e consentire allo stalker di continuare ad alimentare la propria ossessione».


    Per la dottoressa, la lotta allo stalking non può essere demandata esclusivamente alle forze dell’ordine o alla magistratura. È una responsabilità collettiva che chiama in causa l’intera società. Riconoscere i campanelli d’allarme, sostenere chi chiede aiuto e non minimizzare mai comportamenti persecutori può fare la differenza tra la tutela di una persona e una tragedia annunciata.


    «L’indifferenza è il terreno sul quale la violenza cresce. Ogni volta che scegliamo di ignorare un grido d’aiuto, diventiamo spettatori di una sofferenza che avrebbe potuto essere fermata. Nessuno dovrebbe sentirsi solo mentre la propria vita viene lentamente assediata».


    L’appello finale è rivolto a tutti: rompere il muro del silenzio, denunciare, sostenere le vittime e avere il coraggio di intervenire quando i segnali sono evidenti. Perché lo stalking non è un problema privato, ma una ferita sociale che, quando viene ignorata, finisce per colpire molto più di una singola persona: colpisce intere famiglie e mette in discussione il senso stesso di una comunità capace di proteggere i più vulnerabili.

  • Benessere e vitalità: l’approccio innovativo di ArtemisiaLab alle infusioni vitaminiche

    Benessere e vitalità: l’approccio innovativo di ArtemisiaLab alle infusioni vitaminiche

    Prendersi cura di sé oggi significa andare oltre la cura della malattia. Significa scegliere la prevenzione, investire nel proprio benessere e preservare, giorno dopo giorno, energia, equilibrio e qualità della vita. È questa la nuova frontiera della medicina: una medicina che mette la persona al centro e che considera salute e benessere parte dello stesso percorso.


    In questa visione si inserisce l’impegno del Laboratorio Analisi Cliniche Alessandria ArtemisiaLab, in Via Piave 76, punto di riferimento per chi desidera affidarsi a un centro che unisce innovazione tecnologica, competenze multidisciplinari e un’attenzione costante alla medicina della prevenzione e all’healthy aging.
    Tra i percorsi dedicati al benessere rientrano anche le infusioni vitaminiche, eseguite sotto controllo medico e personalizzate sulla base delle esigenze del singolo paziente. Non si tratta di soluzioni standardizzate, ma di trattamenti che trovano indicazione in specifici contesti clinici o di benessere, sempre dopo un’attenta valutazione specialistica e, quando necessario, con il supporto degli esami di laboratorio.


    L’obiettivo è accompagnare ogni persona in un percorso costruito sulle proprie caratteristiche, perché oggi parlare di anti-aging significa soprattutto parlare di prevenzione, di corretti stili di vita e di un approccio globale alla salute. Mantenere il proprio organismo nelle migliori condizioni possibili vuol dire affrontare con maggiore energia gli impegni quotidiani e promuovere un invecchiamento attivo e consapevole.


    Questa filosofia rappresenta da sempre uno dei valori fondanti di ArtemisiaLab: integrare diagnostica avanzata, medicina specialistica e innovazione per offrire ai pazienti un’assistenza completa, personalizzata e fondata sulle più moderne conoscenze scientifiche.


    Il Laboratorio Analisi Cliniche Alessandria ArtemisiaLab è il luogo in cui la tecnologia incontra la medicina personalizzata. Le più moderne metodiche diagnostiche consentono infatti di valutare lo stato di salute dell’organismo, individuare eventuali carenze e orientare il medico verso il percorso più appropriato per ciascun paziente.


    La vera innovazione, tuttavia, non è soltanto nei macchinari di ultima generazione. È nella capacità di ascoltare, comprendere e costruire un rapporto di fiducia con ogni persona che entra nel centro. Perché il benessere nasce dalla competenza, ma cresce attraverso l’attenzione, la professionalità e l’empatia.


    Il futuro della medicina non è semplicemente vivere più a lungo, ma vivere meglio. Ed è con questo spirito che il Laboratorio Analisi Cliniche Alessandria ArtemisiaLab continua a investire in tecnologie, ricerca e percorsi personalizzati, promuovendo una cultura della salute orientata alla prevenzione, al benessere e a un invecchiamento sano e consapevole.

    Di Mariastella Giorlandino

  • ArtemisiaLab cresce ma il cuore resta sempre accanto ai pazienti

    ArtemisiaLab cresce ma il cuore resta sempre accanto ai pazienti

    ArtemisiaLab cresce, ma il cuore resta sempre accanto ai pazienti
    Ci sono aziende che misurano il proprio successo contando sedi, bilanci e numeri. E poi ci sono realtà che, pur crescendo ogni giorno, continuano a misurare il proprio valore in un altro modo: attraverso gli sguardi rassicurati dei pazienti, le mani che accompagnano nei momenti più difficili e la fiducia conquistata nel tempo.


    È questa la storia di ArtemisiaLab.
    Negli anni la nostra rete si è ampliata, ha investito in tecnologie sempre più avanzate, ha aperto nuovi centri e sviluppato servizi capaci di rispondere a bisogni sanitari sempre più complessi. Una crescita costruita con investimenti continui, organizzazione e innovazione, che oggi rende ArtemisiaLab una delle principali realtà della sanità privata del Lazio.
    Ma sarebbe un errore raccontare questo percorso soltanto attraverso i numeri.


    Dietro ogni nuova struttura inaugurata c’è una persona che aspetta una diagnosi, una madre che vive con l’ansia di un esame, un padre che spera di ricevere presto una risposta, un anziano che ha bisogno di sentirsi accolto prima ancora che curato.


    La tecnologia è fondamentale. Le apparecchiature di ultima generazione, l’intelligenza artificiale applicata alla diagnostica e la medicina personalizzata rappresentano strumenti straordinari. Ma nessuna macchina potrà mai sostituire l’ascolto, l’empatia e il rispetto per la fragilità di chi entra in un centro sanitario.
    Per questo, ogni scelta compiuta in ArtemisiaLab parte sempre dalla stessa domanda: “Come possiamo rendere questo percorso più semplice e più umano per il paziente?”


    Ridurre i tempi di attesa significa ridurre anche la paura. Organizzare percorsi diagnostici integrati significa evitare che una persona debba sentirsi sola mentre affronta il momento più delicato della propria vita. La qualità non è soltanto precisione clinica: è anche attenzione, disponibilità e presenza.


    Sono convinta che una struttura sanitaria debba essere un luogo in cui il paziente trovi competenza, ma anche serenità. Perché dietro ogni cartella clinica c’è una storia, una famiglia, un futuro che merita rispetto.


    La crescita di ArtemisiaLab non nasce dall’ambizione di essere semplicemente più grandi. Nasce dal desiderio di essere ogni giorno più vicini alle persone.


    È una responsabilità che aumenta con ogni nuovo centro aperto, con ogni professionista che entra a far parte della nostra squadra e con ogni paziente che sceglie di affidarsi a noi.


    Continueremo a investire nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione, ma senza perdere mai ciò che rappresenta la nostra identità più autentica: mettere la persona al centro di ogni decisione.
    Perché la sanità migliore non è quella che impressiona con la tecnologia.
    È quella che, quando il paziente torna a casa, gli fa sentire di non essere mai stato solo.

  • ArtemisiaLab, eccellenza nell’andrologia: la prevenzione parte da una diagnosi di qualità

    ArtemisiaLab, eccellenza nell’andrologia: la prevenzione parte da una diagnosi di qualità

    La salute maschile merita la stessa attenzione che, negli ultimi anni, è stata giustamente riservata alla prevenzione femminile. Eppure, troppo spesso gli uomini arrivano alla visita specialistica quando i sintomi sono già evidenti, rinunciando a quella diagnosi precoce che può fare la differenza.
    L’andrologia rappresenta oggi una disciplina strategica perché si occupa non soltanto della fertilità maschile, ma anche della prevenzione e della cura delle principali patologie dell’apparato genitale e urinario, della salute ormonale e della funzione sessuale. Disturbi come infertilità, infezioni, alterazioni ormonali o problematiche prostatiche richiedono un approccio multidisciplinare, supportato da tecnologie diagnostiche avanzate e da professionisti altamente qualificati.


    In questo percorso, ArtemisiaLab ha costruito negli anni un modello sanitario fondato sulla qualità diagnostica, sull’innovazione e sulla centralità del paziente. Un esempio concreto è il Laboratorio Analisi Cliniche Alessandria, in via Piave 76 a Roma, struttura di riferimento del gruppo dove la diagnostica di laboratorio si integra con l’attività specialistica per offrire percorsi completi e personalizzati. La sede dispone, tra l’altro, di esami dedicati all’andrologia, incluso l’esame computerizzato del liquido seminale, oltre a un’ampia rete di prestazioni specialistiche e diagnostiche.


    «La prevenzione è il primo vero trattamento», sottolinea la dottoressa Mariastella Giorlandino, amministratore unico del Laboratorio Analisi Cliniche Alessandria. «Investire nella diagnosi precoce significa tutelare la qualità della vita dell’uomo in ogni fase della sua esistenza. Per questo il nostro obiettivo è mettere a disposizione tecnologie all’avanguardia, laboratori certificati e un’équipe multidisciplinare capace di accompagnare ogni paziente con competenza, discrezione e attenzione.»
    L’evoluzione della medicina consente oggi di individuare tempestivamente alterazioni che, se trascurate, potrebbero incidere sulla fertilità, sul benessere generale e persino sulla salute cardiovascolare. Per questo motivo la cultura della prevenzione deve diventare parte integrante della salute maschile, superando pregiudizi e ritardi che ancora oggi caratterizzano molti percorsi di cura.


    La missione di ArtemisiaLab è proprio questa: trasformare la diagnosi in uno strumento di prevenzione, offrendo ai cittadini un’assistenza sanitaria di eccellenza, basata su qualità, innovazione e affidabilità. L’andrologia rappresenta uno dei settori nei quali questa visione trova piena applicazione, grazie a un modello organizzativo che integra laboratorio, diagnostica e specialistica in un unico percorso assistenziale.

  • ArtemisiaLab, la salute non va in vacanza: porte aperte per gli anziani e prevenzione per costruire il futuro dei giovani

    ArtemisiaLab, la salute non va in vacanza: porte aperte per gli anziani e prevenzione per costruire il futuro dei giovani

    In estate la salute delle persone più fragili non può andare in vacanza. Le alte temperature, la solitudine e la riduzione dei servizi rappresentano un rischio concreto soprattutto per gli anziani, che hanno bisogno di punti di riferimento affidabili e facilmente accessibili. Per questo ArtemisiaLab conferma il proprio impegno a restare accanto ai cittadini, mantenendo aperte le proprie strutture e promuovendo iniziative dedicate alla prevenzione e alla tutela della salute.

    L’obiettivo è garantire assistenza, ascolto e controlli, offrendo un presidio sanitario costante a chi, nei mesi estivi, può trovarsi in una condizione di maggiore vulnerabilità. Un gesto concreto che riflette una visione della medicina fondata sulla vicinanza alle persone e sulla prevenzione come primo strumento di cura.

    «La salute non conosce stagioni e la prevenzione non può fermarsi», afferma Mariastella Giorlandino, presidente di ArtemisiaLab. «Abbiamo il dovere di essere presenti soprattutto quando le persone più fragili hanno maggiore bisogno di assistenza. Proteggere gli anziani significa difendere la loro dignità, la loro sicurezza e il loro diritto a ricevere cure tempestive e di qualità.»

    L’impegno di ArtemisiaLab, però, guarda anche alle nuove generazioni. Promuovere la cultura della prevenzione tra i giovani significa costruire cittadini più consapevoli, capaci di prendersi cura della propria salute fin dall’età adolescenziale. Una scelta che rappresenta un investimento sul futuro dell’intera comunità.

    «La prevenzione è il ponte che unisce le generazioni», conclude Giorlandino. «Da una parte ci permette di proteggere gli anziani, dall’altra insegna ai giovani che la salute è un patrimonio da custodire ogni giorno. È questa la missione di ArtemisiaLab: essere un presidio sanitario sempre aperto, vicino alle famiglie e al servizio del territorio.»

    Con questa iniziativa ArtemisiaLab ribadisce il proprio ruolo di punto di riferimento per la sanità territoriale, promuovendo una medicina che mette al centro la persona, rafforza la cultura della prevenzione e non lascia indietro nessuno.

  • DECRETO TARIFFE: UAP E TUTTE LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA NON POSSONO CONTINUARE AD APPRENDERE DALLA STAMPA LE DECISIONI CHE DETERMINANO IL FUTURO DELLE STRUTTURE ACCREDITATE

    DECRETO TARIFFE: UAP E TUTTE LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA NON POSSONO CONTINUARE AD APPRENDERE DALLA STAMPA LE DECISIONI CHE DETERMINANO IL FUTURO DELLE STRUTTURE ACCREDITATE

    Abbiamo appreso ancora una volta da Quotidiano Sanità che, nella seduta del 23 luglio 2026, la Conferenza Stato-Regioni ha sancito l’Intesa sul nuovo decreto relativo alle tariffe della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica. Va riconosciuto alla testata giornalistica il merito di avere tempestivamente informato il settore. 

    Ma proprio questa circostanza rende ancora più grave il comportamento delle Istituzioni competenti. 

    Per quanto consta, lo schema di decreto, la relazione metodologica, gli allegati tariffari e le condizioni poste nell’ambito dell’Intesa sono stati materialmente resi conoscibili agli operatori e alle associazioni di categoria principalmente attraverso un organo di stampa, senza una preventiva e diretta comunicazione istituzionale alle organizzazioni maggiormente rappresentative delle strutture private accreditate.

    È un metodo inaccettabile.

    Non si tratta di un provvedimento interno o meramente tecnico, ma di un atto destinato a incidere sulla sostenibilità economica di migliaia di strutture, sulla continuità dei servizi, sui livelli occupazionali e, in ultima analisi, sulla concreta erogazione dei LEA ai cittadini. Una simile modalità appare difficilmente conciliabile con i principi di buon andamento e imparzialità sanciti dall’art. 97 della Costituzione, con i criteri di pubblicità e trasparenza dell’azione amministrativa previsti dall’art. 1 della legge n. 241/1990 e con il principio di accessibilità dei dati e dei documenti pubblici affermato dal d.lgs. n. 33/2013.

    Lo stesso art. 8-sexies del d.lgs. n. 502/1992 impone che le tariffe siano determinate sulla base di un’istruttoria effettiva, fondata sui costi di produzione, sull’efficienza, sull’appropriatezza, sull’innovazione tecnologica e sull’andamento dei principali fattori produttivi. Non è quindi istituzionalmente accettabile che i soggetti chiamati ad applicare quelle tariffe, e che subiranno direttamente gli effetti economici del decreto, siano gli ultimi a riceverne formalmente il testo.

    Le associazioni non possono essere utilizzate per raccogliere informazioni dalle strutture e poi essere escluse dal momento nel quale tali dati vengono elaborati, valutati e tradotti in decisioni tariffarie.

    Si ritiene pertanto necessario richiedere immediatamente al Ministero della Salute e alla Conferenza Stato-Regioni:

    – la trasmissione ufficiale e integrale dello schema di decreto, dell’Intesa, della relazione metodologica, degli allegati tariffari e di ogni documento istruttorio;

    – la pubblicazione dei dati, dei criteri di calcolo e delle osservazioni formulate dalle Regioni;

    – la convocazione urgente delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative, affinché il provvedimento venga sottoposto a un confronto tecnico reale prima della sua definitiva adozione e pubblicazione.

    La trasparenza non può essere sostituita dalle indiscrezioni di stampa e la partecipazione non può ridursi a una consultazione meramente formale.

  • Artemisialab fa chiarezza sull’epidemia di Cyclospora negli USA: rischi alimentari

    Artemisialab fa chiarezza sull’epidemia di Cyclospora negli USA: rischi alimentari

    USA, epidemia di diarrea acuta da Cyclospora: ArtemisiaLab richiama l’attenzione sui rischi delle infezioni alimentari e sull’importanza della prevenzione

    L’epidemia di ciclosporiasi che sta interessando gli Stati Uniti, con oltre 3.000 casi registrati tra Michigan e Ohio e segnalazioni provenienti da 31 Stati, richiama l’attenzione sui rischi delle malattie trasmesse dagli alimenti e sull’importanza della prevenzione. A sottolinearlo è il Polo Viaggi CESMET-ArtemisiaLab – Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi, che ha realizzato un approfondimento scientifico dedicato al focolaio causato dal protozoo Cyclospora cayetanensis, responsabile di diarree persistenti che possono durare settimane e, nei casi più gravi, richiedere il ricovero ospedaliero.

    «Questa vicenda dimostra come le infezioni alimentari non siano un problema confinato ai Paesi tropicali», spiega il dott. Paolo Meo. «La globalizzazione delle filiere alimentari rende possibile che un alimento contaminato percorra migliaia di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole. Per questo la prevenzione resta fondamentale, sia per chi viaggia sia nella vita quotidiana.»

    Secondo ArtemisiaLab, la ciclosporiasi si trasmette attraverso l’ingestione di acqua o alimenti contaminati, in particolare verdure crude ed erbe aromatiche fresche. Il contagio non avviene da persona a persona e il freddo non è sufficiente a eliminare il parassita: soltanto la cottura è in grado di inattivarlo.

    ArtemisiaLab ricorda inoltre che la diagnosi può risultare complessa perché la ricerca di Cyclospora non rientra normalmente negli esami di routine per le gastroenteriti. In presenza di diarrea acquosa persistente, soprattutto dopo un viaggio internazionale o il consumo di alimenti freschi a rischio, è quindi opportuno richiedere accertamenti specifici.

    «Da oltre quarant’anni ci occupiamo di medicina dei viaggi e patologie tropicali», aggiunge il dott. Meo. «L’informazione e la consulenza preventiva rappresentano gli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di infezioni evitabili. Spesso bastano semplici comportamenti, come utilizzare acqua sicura, lavare accuratamente gli alimenti e preferire cibi ben cotti.»

    Attraverso i propri servizi dedicati alla medicina dei viaggi, ArtemisiaLab offre consulenze pre-partenza, vaccinazioni internazionali, profilassi personalizzate e assistenza specialistica per la diagnosi e la gestione delle malattie del viaggiatore, promuovendo una cultura della prevenzione basata sulle evidenze scientifiche.

  • Tariffe sanitarie, UAP: «La nuova bozza lascia invariati migliaia di importi insufficienti. Il MEF verifichi l’impiego delle risorse stanziate»

    Tariffe sanitarie, UAP: «La nuova bozza lascia invariati migliaia di importi insufficienti. Il MEF verifichi l’impiego delle risorse stanziate»

    Giorlandino: «Nessun confronto preventivo con gli erogatori. Così si rischiano meno prestazioni, liste d’attesa più lunghe e riduzione del personale»

    La bozza del nuovo decreto tariffario per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica non risolve le gravi criticità del provvedimento del 25 novembre 2024, annullato con efficacia differita dal TAR Lazio per le carenze riscontrate nell’istruttoria e nella metodologia di determinazione delle tariffe.

    UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata – denuncia che il nuovo schema sarebbe stato definito senza un effettivo confronto preventivo con le organizzazioni rappresentative delle strutture che ogni giorno erogano prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale.

    «Non è sufficiente comunicare che sono state aumentate alcune tariffe – afferma Mariastella Giorlandino, presidente di UAP -. Occorre dimostrare che ciascun importo consenta realmente di coprire il costo industriale della prestazione, tenendo cioè conto del personale, dei reagenti, dei dispositivi, delle tecnologie, delle manutenzioni, dell’energia e degli obblighi organizzativi e regolatori».

    La maggior parte delle tariffe resta invariata

    Il confronto tra il tariffario del 2024 e quello allegato alla nuova bozza restituisce un dato particolarmente significativo: su 2.040 codici della specialistica ambulatoriale esaminati, 1.591 tariffe restano invariate, mentre gli aumenti interessano 448 codici.

    L’aumento medio complessivo indicato dal Ministero non prova che le singole prestazioni siano oggi adeguatamente remunerate. Un dato medio può infatti dipendere da incrementi concentrati su alcune categorie, mentre molte altre tariffe restano invariate o vengono aumentate in misura inferiore alla crescita effettiva dei costi.

    Il caso del laboratorio è emblematico. Il Ministero assume un rapporto medio tra costi e ricavi pari al 99,7 per cento come indice di sostanziale adeguatezza del tariffario. Ma quel valore descrive soltanto il risultato complessivo dell’aggregato: prestazioni fortemente sotto-remunerate possono essere compensate, nella media, da altre più favorevolmente valorizzate. Per questo il 99,7 per cento non dimostra che ogni singolo esame sia economicamente sostenibile.

    Un tariffario insufficiente danneggia anche la sanità pubblica, perché valorizza le prestazioni a importi che possono risultare inferiori ai costi sostenuti, aggravando gli squilibri di bilancio e riducendo le risorse disponibili per personale, tecnologie e organizzazione dei servizi.

    Analoghe perplessità riguardano la diagnostica per immagini, le visite specialistiche, la riabilitazione e tutte le attività nelle quali il costo del personale rappresenta la componente prevalente.

    Una bozza resa pubblica senza informare le parti interessate

    UAP contesta inoltre le modalità con cui lo schema sarebbe stato reso pubblico e presentato favorevolmente all’opinione pubblica, senza che le associazioni rappresentative degli erogatori fossero previamente convocate, informate e poste nelle condizioni di esaminare i dati, la composizione dei campioni, le osservazioni escluse e il passaggio dai costi medi alle tariffe dei singoli codici.

    «La trasparenza non consiste nel diffondere una bozza attraverso gli organi di informazione – sottolinea Giorlandino – ma nel consentire a chi eroga concretamente le prestazioni di conoscere e verificare i dati utilizzati prima che il procedimento sia concluso».

    La documentazione disponibile non chiarisce, infatti, quante strutture e quante osservazioni siano state effettivamente utilizzate per ciascuna branca, quale sia la distribuzione territoriale e dimensionale del campione, quanti dati siano stati esclusi e quale incidenza abbiano avuto tali esclusioni sui risultati finali.

    Il MEF verifichi l’impiego delle risorse stanziate

    UAP chiede al Ministro dell’economia e delle finanze di verificare attentamente la coerenza tra le risorse pubbliche stanziate per la revisione tariffaria, la metodologia applicata e gli importi concretamente proposti.

    Le risorse destinate all’aggiornamento non possono tradursi in una revisione soltanto formale, che lasci invariata la maggior parte dei codici e mantenga prestazioni ancora sotto-remunerate.

    La verifica richiesta al MEF non riguarda soltanto la copertura contabile del decreto, ma l’effettiva capacità delle somme stanziate di perseguire la finalità per la quale sono state previste: superare le criticità del decreto del 2024 e garantire tariffe compatibili con l’erogazione effettiva e continuativa dei livelli essenziali di assistenza.

    Non viene recuperata neppure l’erosione monetaria

    Il decreto del 25 novembre 2024 era già intervenuto dopo un periodo eccezionalmente lungo di mancato aggiornamento organico delle tariffe nazionali. Per la specialistica ambulatoriale, il precedente riferimento risaliva al decreto ministeriale 18 ottobre 2012; per l’assistenza protesica, il quadro tariffario di base derivava ancora dal decreto ministeriale 27 agosto 1999, n. 332, pur con successivi interventi correttivi.

    Tra ottobre 2012 e novembre 2024, l’indice ISTAT FOI al netto dei tabacchi è aumentato complessivamente di circa il 21 per cento. Ciò significa che una tariffa rimasta invariata dal 2012 avrebbe richiesto nel 2024 un aumento di circa il 21 per cento soltanto per conservarne il valore monetario reale.

    Nonostante questa erosione, il decreto del 2024 ha ridotto numerosi importi già risalenti e obsoleti. Dal novembre 2024 al giugno 2026 si è inoltre registrato un ulteriore aumento generale dei prezzi prossimo al 4 per cento.

    Questi dati non misurano l’incremento specifico dei costi sanitari, che può essere anche superiore, ma dimostrano che la nuova bozza non recupera neppure integralmente la perdita generale di valore delle tariffe.

    «Il costo finale ricadrà sui cittadini»

    UAP chiede pertanto:

    • la sospensione dell’iter della bozza;
    • l’apertura immediata di un tavolo tecnico con le associazioni rappresentative degli erogatori;
    • la pubblicazione dei dati e dei criteri utilizzati;
    • la verifica delle prestazioni che restano sotto-remunerate;
    • l’introduzione di un meccanismo annuale di adeguamento delle tariffe sulla base di un indice ufficiale ISTAT ferma restando la periodica revisione analitica dei costi sanitari.

    «Le strutture accreditate non possono continuare indefinitamente a erogare prestazioni in perdita – conclude Giorlandino -. Se le tariffe resteranno insufficienti, saranno inevitabili la riduzione delle attività non sostenibili, il rinvio degli investimenti e, nei settori ad alta intensità di lavoro, la contrazione delle ore lavorate o degli organici. Il costo finale ricadrà sui cittadini: meno prestazioni, liste d’attesa più lunghe e maggiore ricorso alla spesa privata».

  • Tariffe sanitarie, UAP: “Così si danneggiano i cittadini. Il Ministero sospenda l’iter e ascolti gli erogatori”

    Tariffe sanitarie, UAP: “Così si danneggiano i cittadini. Il Ministero sospenda l’iter e ascolti gli erogatori”

    Le tariffe sanitarie sono gli importi riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale alle strutture pubbliche e private accreditate per ogni visita, esame o trattamento erogato ai cittadini. Se tali importi non coprono i costi reali delle prestazioni, a essere danneggiati non sono soltanto gli erogatori, ma l’intero sistema sanitario e, prima di tutto, i pazienti.

    Quando la sanità privata accreditata non riesce a coprire i costi di personale, reagenti, energia, tecnologie, manutenzioni e sicurezza, è costretta a ridurre l’offerta, rinviare gli investimenti o limitare le prestazioni rese per conto del SSN. Ne derivano meno servizi disponibili, liste d’attesa più lunghe e maggiore spesa a carico delle famiglie.

    Anche le strutture sanitarie pubbliche subiscono direttamente gli effetti di tariffe insufficienti. Le prestazioni vengono contabilmente valorizzate a importi che possono risultare inferiori ai costi effettivamente sostenuti, con conseguenti squilibri di bilancio e minori risorse per personale, innovazione e investimenti.

    Il decreto tariffario del 25 novembre 2024 aveva previsto importi ritenuti insufficienti da numerosi operatori. Il TAR Lazio, con plurime sentenze, lo ha annullato con efficacia differita, rilevando carenze nell’istruttoria e nella metodologia: non risultava adeguatamente comprensibile sulla base di quali dati e attraverso quali passaggi fossero state determinate le tariffe.

    Ci si sarebbe quindi aspettati che il nuovo procedimento fosse fondato sulla massima trasparenza e su un confronto preventivo con le organizzazioni rappresentative delle strutture pubbliche e private accreditate.

    È accaduto il contrario.

    La nuova bozza è stata portata all’attenzione della stampa senza che le associazioni di categoria fossero prima convocate per esaminare i dati, i criteri utilizzati e gli effetti concreti delle nuove tariffe. Non si contesta la diffusione pubblica dello schema. Si contesta che la comunicazione abbia preceduto il confronto con chi eroga quotidianamente le prestazioni e ne conosce i costi reali.

    Dalla documentazione disponibile non è possibile sapere con sufficiente precisione quante strutture e quante osservazioni siano state effettivamente utilizzate per ciascuna branca, quali dati siano stati esclusi e quanto il campione finale sia rappresentativo delle diverse realtà territoriali e dimensionali del Servizio sanitario nazionale.

    Per numerosi settori, inoltre, il Ministero non ha determinato il costo della singola prestazione, ma ha utilizzato valori medi relativi a interi centri di costo o a gruppi di prestazioni.

    A questo scopo è stata impiegata la classificazione FA-RE (dai nomi degli autori: Fadda e Repetto), elaborata originariamente per la Regione Emilia-Romagna. Il metodo riunisce in uno stesso gruppo prestazioni ritenute simili per tecnologie utilizzate, personale necessario, materiali, durata e modalità organizzative. Il Ministero ha quindi confrontato il costo complessivo del gruppo con i ricavi teorici prodotti dalle tariffe.

    Il problema è che una media riferita all’intero gruppo può apparire equilibrata e, nello stesso tempo, nascondere singole prestazioni gravemente sotto-remunerate. Non è inoltre sufficientemente spiegato perché un modello sviluppato in uno specifico contesto regionale sia stato assunto come riferimento nazionale, né come i risultati medi dei gruppi siano stati trasferiti sulle tariffe dei singoli codici.

    Emblematico è il caso del laboratorio. Un rapporto medio tra costi e ricavi pari al 99,7 per cento viene assunto come prova della sostanziale adeguatezza delle tariffe. Quel dato non dimostra, però, che ogni singolo esame sia correttamente remunerato: prestazioni in perdita possono essere compensate, nella media, da altre maggiormente remunerative.

    A ciò si aggiunge l’esclusione dal campione dei laboratori con meno di 200.000 prestazioni annue, con il rischio di costruire le tariffe prevalentemente sul modello dei grandi operatori, senza considerare adeguatamente i costi della prossimità territoriale e il ruolo delle strutture di piccole e medie dimensioni.

    Deve essere chiarita anche la cosiddetta soglia del 3 per cento. Il Ministero ha stabilito che, quando la differenza tra i costi rilevati e i ricavi teorici prodotti dalle tariffe rimane compresa entro il 3 per cento, la tariffa non viene modificata. Non è però illustrato in modo sufficiente perché sia stata scelta proprio questa percentuale, né se la stessa soglia sia attendibile per settori caratterizzati da campioni, tecnologie e costi molto differenti.

    Restano inoltre poco trasparenti i criteri con cui sono stati esclusi i valori considerati anomali e l’effetto prodotto da tali esclusioni sui risultati finali.

    A questo punto è legittimo chiedersi se il procedimento seguito stia realmente perseguendo l’interesse pubblico, che non consiste nel mantenere formalmente basse le tariffe, bensì nel garantire ai cittadini prestazioni effettivamente disponibili, tempestive e di qualità, senza trasferire sui bilanci delle strutture pubbliche e private il costo di una remunerazione insufficiente.

    UAP chiede pertanto al Ministero della salute di sospendere immediatamente l’iter della bozza, rendere conoscibili i dati e i criteri utilizzati e convocare con urgenza le associazioni rappresentative degli erogatori prima del concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e della conclusione del passaggio in Conferenza Stato-Regioni.

    Senza tariffe sostenibili non si tutelano i conti pubblici: si riducono le prestazioni, si allungano le attese e si indebolisce l’intero Servizio sanitario nazionale.

  • Dalla prevenzione all’ascolto: la sanità secondo Mariastella Giorlandino

    Dalla prevenzione all’ascolto: la sanità secondo Mariastella Giorlandino

    C’è un filo che unisce la prevenzione, l’innovazione sanitaria e l’attenzione verso le persone più fragili. È la convinzione che la medicina non debba limitarsi a curare una patologia, ma debba prendersi cura della persona nella sua interezza.
    È questa la filosofia che guida da anni Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS e anima della rete Artemisia Lab, una realtà che ha costruito il proprio sviluppo investendo in poliambulatori diffusi sul territorio, tecnologie diagnostiche e percorsi di prevenzione sempre più accessibili.
    Una visione maturata anche attraverso esperienze personali particolarmente difficili. Giorlandino è stata infatti vittima di atti persecutori che hanno profondamente segnato la sua vita, rafforzando la consapevolezza di quanto una persona, nei momenti di maggiore vulnerabilità, abbia bisogno non solo di cure mediche, ma anche di ascolto, protezione e vicinanza.
    Da qui nasce un modello sanitario che mette al centro il paziente prima ancora della malattia. Nei poliambulatori Artemisia Lab la prevenzione rappresenta il primo strumento per tutelare la salute: screening, diagnosi precoce, visite specialistiche e percorsi multidisciplinari sono pensati per intercettare i problemi quando sono ancora affrontabili, evitando che diventino emergenze.
    «La prevenzione significa prendersi cura delle persone prima che abbiano bisogno di essere curate», è il messaggio che accompagna da anni l’attività della rete, nella convinzione che una diagnosi tempestiva possa cambiare il destino di un paziente e della sua famiglia.
    L’obiettivo è costruire una sanità di prossimità, capace di ridurre le distanze tra cittadini e servizi sanitari, offrendo strutture moderne, tempi rapidi e un approccio umano che restituisca fiducia a chi varca la soglia di un ambulatorio.
    Per Giorlandino la medicina non può essere soltanto tecnologia o prestazione sanitaria: deve essere presenza, ascolto e accompagnamento. Una filosofia che oggi continua a tradursi nell’espansione della rete di poliambulatori e nell’impegno della Fondazione Artemisia, con la convinzione che prevenire significhi, prima di tutto, proteggere la dignità e la qualità della vita delle persone.