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Mariastella Giorlandino lancia l’allarme: “Troppo spesso i segnali della violenza vengono sottovalutati”

Dietro una denuncia per stalking o per violenza psicologica spesso non c’è soltanto un fascicolo da esaminare. C’è una donna che ha vissuto mesi, a volte anni, di paura, isolamento, minacce e umiliazioni. C’è una persona che ha trovato il coraggio di rompere il silenzio e di chiedere aiuto.
Eppure, troppo spesso, la reale gravità di certe situazioni emerge soltanto quando la spirale della violenza degenera in episodi drammatici e irreparabili.
Senza alcuna generalizzazione e nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, resta forte la percezione che alcune denunce per atti persecutori, minacce o comportamenti ossessivi possano talvolta essere considerate insufficientemente rilevanti nelle fasi iniziali delle indagini. Una percezione che alimenta timori e sfiducia nelle vittime.
«Ogni donna che decide di denunciare compie un atto di straordinario coraggio», afferma la Dott.ssa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia. «Dietro quella denuncia spesso ci sono notti insonni, ansia, paura per sé e per i propri figli. Per questo nessun segnale dovrebbe mai essere considerato banale o irrilevante».
I volontari della Fondazione Artemisia, impegnati quotidianamente nell’assistenza alle vittime di violenza e stalking, conoscono bene questa realtà. Uno degli ostacoli più difficili da superare è proprio convincere le donne a denunciare.
Molte raccontano di avere paura non soltanto del proprio persecutore, ma anche di non essere credute o di vedere la propria denuncia archiviata senza adeguati approfondimenti.
«La frase che ascoltiamo più spesso è: “Tanto non servirà a nulla”», sottolinea Giorlandino. «È una frase che fa male, perché rivela una ferita profonda nel rapporto di fiducia tra le vittime e le istituzioni. Dobbiamo fare tutto il possibile affinché nessuna donna si senta sola nel momento in cui chiede protezione».
Il problema non riguarda soltanto i singoli episodi, ma la capacità di riconoscere tempestivamente quei segnali che spesso precedono forme più gravi di violenza. Telefonate insistenti, pedinamenti, minacce velate, controllo ossessivo, persecuzioni sui social network: comportamenti che possono apparire isolati ma che, inseriti in un quadro più ampio, assumono un significato ben diverso.
«La violenza raramente esplode all’improvviso», osserva la presidente della Fondazione Artemisia. «Nella maggior parte dei casi lascia tracce, segnali, richieste di aiuto che devono essere ascoltate e comprese. La prevenzione nasce proprio dalla capacità di cogliere questi campanelli d’allarme prima che sia troppo tardi».
Naturalmente il principio di garanzia deve valere per tutti e ogni denuncia necessita di verifiche rigorose e approfondite. Tuttavia, proprio la particolare natura dei reati di stalking e violenza di genere richiede un approccio estremamente prudente e attento, capace di valutare non solo il singolo episodio ma l’intero contesto relazionale e psicologico.
«Quando una donna trova la forza di parlare, lo Stato deve essere percepito come una presenza concreta e affidabile», conclude Giorlandino. «Ogni possibile sottovalutazione può avere conseguenze gravissime. Su questi temi non può esserci spazio per la superficialità, perché la differenza tra ascoltare e non ascoltare può significare salvare una vita».
La lotta alla violenza sulle donne passa anche da qui: dalla capacità di intervenire prima che l’ennesima storia finisca sulle pagine di cronaca. Perché dietro ogni denuncia c’è una persona che chiede protezione, e il tempo, in questi casi, può fare la differenza tra la sicurezza e la tragedia
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Dalla salute alla sicurezza, l’impegno di Mariastella Giorlandino per le donne

A Roma, la tutela delle donne passa sempre più attraverso una rete di assistenza che unisce prevenzione sanitaria, supporto psicologico, informazione e percorsi concreti di protezione. È su questa linea che da anni si muove la Fondazione Artemisia ETS, guidata dalla dottoressa Mariastella Giorlandino, impegnata nel contrasto alla violenza di genere e nella promozione della salute femminile attraverso iniziative gratuite, campagne di sensibilizzazione e programmi di sostegno rivolti alle persone più fragili. L’attività della Fondazione si sviluppa su più livelli, dall’assistenza alle vittime di violenza fino ai progetti di prevenzione oncologica e di alfabetizzazione sanitaria, con l’obiettivo di costruire un sistema capace non soltanto di intervenire nelle emergenze, ma anche di prevenire situazioni di disagio e vulnerabilità. Una visione che negli anni ha portato alla realizzazione di numerose iniziative dedicate alle donne, con particolare attenzione alle fasce sociali più esposte.
«La tutela delle donne non può limitarsi all’intervento quando il danno è già stato compiuto. È necessario costruire una rete che sappia ascoltare, accompagnare e sostenere ogni donna in ogni fase della sua vita», sottolinea la dottoressa Mariastella Giorlandino. «La prevenzione, l’informazione e l’accesso alle cure rappresentano strumenti fondamentali di libertà e protezione». L’impegno della presidente si traduce anche in una costante attività di sensibilizzazione sul fenomeno della violenza di genere, considerata non soltanto una questione sociale ma una vera emergenza che coinvolge aspetti sanitari, psicologici ed economici. In questa direzione si inseriscono incontri formativi, momenti di confronto con istituzioni ed esperti e iniziative finalizzate a rafforzare la cultura del rispetto e dell’educazione affettiva. Accanto alla Fondazione, un ruolo importante è svolto anche da Artemisia Lab, la rete di centri clinici e diagnostici che da anni investe nella salute femminile attraverso programmi di screening, diagnosi precoce e percorsi specialistici dedicati. Proprio grazie al sostegno di Artemisia Lab, che finanzia numerose attività della Fondazione, è stato possibile ampliare negli anni l’offerta di servizi gratuiti e di assistenza rivolti alle donne.
«La salute è il primo presidio di difesa della persona», evidenzia Giorlandino. «Garantire alle donne la possibilità di accedere alla prevenzione e alla diagnosi precoce significa proteggerle, offrendo loro strumenti concreti per affrontare il futuro con maggiore serenità e consapevolezza». Tra le iniziative più significative rientrano anche i protocolli e le collaborazioni istituzionali dedicati alle vittime di violenza. Negli ultimi anni la Fondazione Artemisia ETS ha rafforzato il proprio impegno attraverso accordi finalizzati a garantire supporto immediato, assistenza specialistica e percorsi di recupero per le donne che hanno subito maltrattamenti, contribuendo alla diffusione degli strumenti di tutela e delle misure di protezione previste dall’ordinamento. Un lavoro che, secondo la presidente, deve continuare a coinvolgere istituzioni, mondo sanitario e società civile. «Nessuna donna deve sentirsi sola. La nostra missione è creare una rete capace di accogliere, proteggere e accompagnare. Ogni percorso di prevenzione, ogni visita, ogni attività di supporto rappresenta un passo avanti verso una società più sicura e più giusta». È una visione che unisce l’azione sociale della Fondazione Artemisia ETS e l’esperienza sanitaria di Artemisia Lab, due realtà che operano in stretta sinergia per promuovere una cultura della prevenzione e della protezione, mettendo al centro la salute, la dignità e la sicurezza delle donne.
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A Roma il convegno sul tumore del pancreas: Artemisia Lab e la dott.ssa Mariastella Giorlandino in prima linea nella prevenzione

Si terrà oggi, giovedì 28 maggio alle ore 17, nella Sala del Carroccio di Palazzo Senatorio in Campidoglio, il convegno “Tumore del Pancreas: dalla prevenzione alla sorveglianza”, promosso da Artemisia Lab in collaborazione con Unipancreas. L’iniziativa sarà dedicata alla presentazione del Vademecum sul tumore del pancreas rivolto ai medici di medicina generale, con l’obiettivo di rafforzare gli strumenti di prevenzione, diagnosi precoce e monitoraggio di una delle patologie oncologiche più complesse e aggressive.
Protagonista dell’appuntamento sarà la dott.ssa Mariastella Giorlandino, fondatrice di Artemisia Lab, da anni impegnata nella promozione della medicina preventiva, dell’innovazione diagnostica e della sensibilizzazione sui temi della salute. La sua presenza conferma il ruolo centrale che Artemisia Lab continua a svolgere nel panorama sanitario nazionale, con un’attenzione costante alla ricerca, alla prevenzione e alla costruzione di percorsi integrati tra specialisti e medicina territoriale.
Tra i relatori interverrà il dr. Giovanni Butturini, tra i massimi esperti del settore, che porterà il proprio contributo scientifico sul tema della sorveglianza e della gestione clinica del tumore del pancreas. Prevista inoltre la partecipazione del dr. Antonio Magi, presidente dell’OMCeO di Roma, a testimonianza dell’importanza del coinvolgimento della medicina generale e delle istituzioni sanitarie nel rafforzamento delle attività di prevenzione e diagnosi precoce.
Il convegno rappresenterà un momento di confronto tra professionisti, istituzioni e operatori sanitari su un tema di grande rilevanza clinica e sociale. In questo contesto Artemisia Lab si conferma una realtà di riferimento, capace di coniugare tecnologia, diagnostica avanzata e impegno concreto nella tutela della salute pubblica.
L’incontro vedrà inoltre la partecipazione di medici, specialisti ed esponenti del mondo sanitario, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza di individuare tempestivamente i segnali della malattia e migliorare l’efficacia dei percorsi di cura attraverso una stretta collaborazione tra territorio e strutture specialistiche.
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La sanità territoriale che accelera le diagnosi: il ruolo di Artemisia Lab tra urgenze, specialistica e supporto agli ospedali

ARoma, la rapidità di una risposta diagnostica può fare la differenza tra un intervento tempestivo e un aggravamento improvviso delle condizioni di salute. È su questo principio che si fonda l’attività della rete Artemisia Lab, guidata dalla presidente Mariastella Giolandino, realtà che anche nei giorni festivi continua a garantire ai cittadini un servizio immediato sulle prestazioni ematiche e specialistiche, sostenendo concretamente il sistema sanitario nazionale e contribuendo ad alleggerire la pressione sui pronto soccorso.
Quando la sanità decide realmente di andare incontro ai cittadini, dovrebbe essere sostenuta e valorizzata anche dalle istituzioni regionali come punto di riferimento nei momenti di urgenza. Oggi più che mai, infatti, nei casi di malore improvviso o di sintomi sospetti, avere risposte rapide rappresenta una necessità essenziale. Nei centri della rete Artemisia Lab aperti anche la domenica, gli esami ematici urgenti vengono refertati in tempi estremamente rapidi, spesso nell’arco di un’ora, permettendo ai pazienti di comprendere immediatamente la gravità della situazione e di orientarsi verso il percorso sanitario più adeguato.
È proprio questa tempestività a rappresentare uno degli elementi centrali del servizio. Un emocromo eseguito e refertato con rapidità può consentire di individuare situazioni critiche come un’infiammazione acuta, una trombosi, un’appendicite o perfino segnali compatibili con un infarto in corso. In molti casi, il cittadino arriva così al pronto soccorso già con un quadro clinico preliminare definito, permettendo ai medici ospedalieri di intervenire più velocemente e in maniera più efficace. Un supporto che, oltre a salvare tempo prezioso, contribuisce anche a evitare affollamenti impropri nei reparti d’emergenza, indirizzando correttamente i pazienti e riducendo gli accessi inutili.
Accanto alla diagnostica ematica, assume un ruolo fondamentale anche la specialistica. La possibilità di effettuare visite e controlli specialistici in tempi rapidi rappresenta infatti un ulteriore sostegno ai cittadini, soprattutto per chi soffre di patologie respiratorie e croniche come l’asma. Per i pazienti asmatici, poter accedere rapidamente a controlli, monitoraggi e accertamenti può evitare peggioramenti improvvisi e accessi urgenti in ospedale. La presenza di specialisti e di percorsi diagnostici immediati permette quindi di intervenire precocemente, migliorando la gestione delle patologie e offrendo un supporto concreto alla medicina territoriale.
Dietro questo servizio esiste però anche un impegno organizzativo importante. Garantire l’apertura domenicale, mantenere operativi i laboratori, assicurare la presenza di personale sanitario qualificato e offrire risposte rapide e affidabili comporta uno sforzo significativo da parte della struttura. È un modello di sanità territoriale che punta sulla collaborazione con gli ospedali e sul sostegno concreto ai cittadini, mettendo al centro non logiche esclusivamente economiche, ma il vero obiettivo della medicina: tutelare la salute delle persone nel momento del bisogno.
La forza della rete Artemisia Lab risiede proprio nella capacità di coniugare rapidità nelle risposte, eccellenza nelle prestazioni, specialistica di qualità e presenza capillare sul territorio. Un servizio che permette ai cittadini di affrontare con maggiore serenità situazioni delicate e che dimostra come una sanità efficiente possa rappresentare un supporto reale e immediato anche per il servizio sanitario pubblico.
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U.A.P. presenta il convegno “Il Valore della Diagnostica” tenutosi il 18 maggio presso il Centro Congressi Tiempo di Napoli

Grande partecipazione all’evento “Il Valore della Diagnostica”, tenutosi ieri presso il Centro Congressi Tiempo, promosso da ANMED con il patrocino di U.A.P. e del suo Presidente Mariastella Giorlandino, che ha riunito presso autorevoli esponenti del mondo scientifico, sanitario e istituzionale per un confronto sul futuro della diagnostica di laboratorio e della sanità territoriale.
Al centro del dibattito il ruolo strategico della diagnostica quale primo snodo della decisione clinica e leva fondamentale per garantire appropriatezza, tempestività delle cure, sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e innovazione organizzativa.
L’illustre Prof. Mario Plebani, tra i massimi esperti della medicina di laboratorio, ha evidenziato la necessità di superare una visione puramente quantitativa del sistema: “Grande non significa automaticamente migliore; il laboratorio vale quando produce decisioni più sicure”. Un richiamo diretto alla politica e all’amministrazione affinché qualità, sicurezza del paziente e valore clinico prevalgano sulle sole logiche produttive.
Il Prof. Giuseppe Petrella ha sottolineato il ruolo centrale della diagnostica nei percorsi oncologici, mentre il Prof. Salvatore Cuzzocrea ha richiamato l’attenzione sul collegamento tra dato diagnostico, esiti clinici e sostenibilità della sanità pubblica.
Pasquale Brancaccio, Direttore Generale di INHUSE – Innovation Hub South Europe, ha ribadito come i laboratori rappresentino oggi luoghi di competenze, ricerca e innovazione, capaci di generare valore per il territorio e per il sistema sanitario.
Particolarmente apprezzato l’intervento del Generale Paolo Poletti, docente dell’Università LINK di Roma e HAL – Human AI Lab, che ha posto l’attenzione sul valore strategico del dato sanitario, affermando che “la velocità non è spostare campioni, ma far correre dati certificati, tracciabili e interoperabili”. Poletti ha evidenziato la necessità di costruire reti diagnostiche moderne fondate su interoperabilità, cybersicurezza, Fascicolo Sanitario Elettronico e governance del dato.
Nel corso dell’evento è emersa con forza la richiesta di superare lo scoglio della Delibera 423 attraverso il recepimento del Milleproroghe nazionale e l’applicazione di un modello organizzativo inclusivo basato sulla rete contratto, capace di valorizzare le strutture sanitarie accreditate e le competenze presenti sul territorio campano.
Elisa Interlandi, Presidente ANMED, e Mariastella Giorlandino, Presidente UAP, hanno ribadito la disponibilità delle strutture accreditate a sostenere un percorso di innovazione e collaborazione istituzionale nell’interesse dei pazienti.
Un sentito e particolare ringraziamento è stato rivolto alla partecipazione del Consigliere nonché questore alle finanze del Consiglio Regionale Giovanni Porcelli e Loredana Raia, Presidente della Commissione Sanità e Sicurezza Sociale del Consiglio regionale della Campania, per la sensibilità politica, l’attenzione concreta, la disponibilità al confronto e la chiara volontà di sostenere un percorso di riorganizzazione moderno, inclusivo e orientato alla tutela del cittadino e della sanità territoriale.
Si segnala inoltre l’importante contributo dell’Avvocato Pepe in materia di diritto sanitario, che ha interagito con le istituzioni per individuare strumenti più idonei ed efficienti per il sistema sanitario e per le amministrazioni, favorendo un approccio più funzionale e coerente con le esigenze organizzative e normative del settore.
L’evento ha confermato la volontà condivisa di costruire una sanità più moderna, integrata e vicina ai cittadini, nella quale il dato diagnostico rappresenti uno strumento strategico di cura, prevenzione e programmazione sanitaria.
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ArtemisiaLab, la sanità che rimette il paziente al centro

In una metropoli vasta e complessa come Roma, dove spesso il rapporto tra cittadino e sistema sanitario rischia di diventare freddo e impersonale, ArtemisiaLab rappresenta una realtà capace di restituire valore alla parola “cura”. Non soltanto medicina, diagnosi o tecnologia, ma ascolto, umanità e attenzione autentica alla persona. È questa la visione che guida il gruppo presieduto dalla dottoressa Mariastella Giorlandino, figura di riferimento della sanità italiana, che negli anni ha costruito una rete sanitaria d’eccellenza presente capillarmente su tutto il territorio romano.
ArtemisiaLab è oggi molto più di un insieme di centri diagnostici e poliambulatori: è un modello sanitario moderno e profondamente umano, dove il paziente viene posto davvero al centro di ogni percorso clinico. In un’epoca in cui la medicina corre veloce, il gruppo ha scelto di non perdere mai il contatto con il valore più importante: la dignità della persona.
La filosofia che anima ArtemisiaLab si fonda su un principio preciso: prima ancora della malattia, viene l’essere umano. I principi etici e morali rappresentano il cuore pulsante dell’intera struttura, sia nei confronti dei pazienti sia nei confronti dei medici e degli operatori sanitari che ogni giorno mettono competenza e sensibilità al servizio della collettività. È una sanità che non lascia spazio all’indifferenza, ma che costruisce un rapporto di fiducia, empatia e rispetto reciproco.Entrare in un centro ArtemisiaLab significa percepire immediatamente questa differenza. Dall’accoglienza alla presa in carico, ogni dettaglio è pensato per far sentire il paziente ascoltato e accompagnato. Perché dietro ogni referto esiste una storia, dietro ogni diagnosi esistono paure, speranze, famiglie intere che attendono risposte.
La forza del gruppo risiede anche nella straordinaria capacità di lavorare in modo sinergico. Professionisti di altissimo livello collaborano quotidianamente integrando competenze diverse per garantire percorsi diagnostici e terapeutici completi e personalizzati. Una squadra di eccellenti medici che opera supportata da tecnologie all’avanguardia e da centri di eccellenza riconosciuti per innovazione e qualità.Tra gli ambiti più importanti emerge il lavoro svolto nella diagnosi e nella cura dell’endometriosi, una patologia spesso invisibile ma devastante per migliaia di donne. Dolore cronico, sofferenza fisica e psicologica, anni di silenzi e diagnosi mancate: ArtemisiaLab ha scelto di affrontare questa battaglia con un approccio multidisciplinare altamente specializzato. Qui molte donne trovano finalmente risposte, ma soprattutto trovano ascolto. Ritrovano la speranza di una vita normale dopo anni trascorsi a convivere con un dolore troppo spesso sottovalutato.
Di fondamentale rilievo è anche l’impegno nella lotta contro il tumore al pancreas, una delle neoplasie più aggressive e difficili da affrontare. In questi casi il tempo può fare la differenza tra la vita e la morte. Per questo ArtemisiaLab investe costantemente in tecnologie diagnostiche di ultima generazione e in équipe mediche altamente specializzate, capaci di garantire rapidità, precisione e percorsi terapeutici mirati. Dietro ogni paziente oncologico c’è una famiglia che combatte insieme a lui, e il gruppo ArtemisiaLab lo sa bene: per questo la competenza scientifica si accompagna sempre a una forte dimensione umana.
Un altro settore di assoluta eccellenza riguarda le malattie infettive e tropicali. In un mondo globalizzato, segnato da continui spostamenti e nuove emergenze sanitarie, la prevenzione e la diagnosi tempestiva diventano strumenti indispensabili. ArtemisiaLab rappresenta un presidio avanzato anche in questo campo, grazie a laboratori altamente specializzati e a professionisti costantemente aggiornati sulle evoluzioni della medicina internazionale.
Dietro il successo del gruppo c’è la visione della dottoressa Mariastella Giorlandino, che ha saputo coniugare innovazione tecnologica e valori umani, costruendo una realtà sanitaria dove l’eccellenza medica non perde mai il senso della solidarietà e dell’ascolto. Una sanità moderna, efficiente, ma soprattutto capace di guardare negli occhi il paziente.
Ed è forse proprio questa la vera grandezza di ArtemisiaLab: riuscire a trasformare la medicina in qualcosa che va oltre la semplice prestazione sanitaria. Un luogo dove la tecnologia incontra il cuore, dove la professionalità si intreccia con l’empatia e dove ogni persona può sentirsi accolta nel momento più fragile della propria vita. -
Da settembre al via la Scuola di Alta Formazione in Ecografia Clinica

Prenderà il via a settembre la I Edizione della Scuola di Alta Formazione in Ecografia Clinica promossa dal Consorzio Universitario Humanitas, con sede operativa presso ArtemisiaLab Analysis.
La nuova Scuola nasce con l’obiettivo di offrire ai medici un percorso formativo avanzato, caratterizzato da un taglio prevalentemente pratico e orientato all’acquisizione di competenze ecografiche concrete, immediatamente applicabili nella pratica clinica quotidiana.
L’iniziativa si affianca al Master in Ecografia di Secondo Livello, che ha riscosso un importante successo e ha confermato il forte interesse della classe medica verso percorsi di formazione ecografica qualificati, strutturati e ad alto contenuto operativo.
La Scuola di Alta Formazione in Ecografia Clinica rappresenta quindi un ulteriore sviluppo di questo progetto didattico, con l’obiettivo di rafforzare l’offerta formativa e valorizzare l’ecografia come strumento diagnostico, clinico e decisionale sempre più integrato nella moderna pratica medica.Struttura del percorso formativo
- Lezioni teoriche in aula | Formazione a distanza (FAD) | Attività pratiche in presenza | Tirocinio
clinico supervisionato - Approfondimenti specialistici: ecografia internistica · ecografia pediatrica · ecografia
interventistica
Le attività operative si svolgeranno presso ArtemisiaLab Analysis, realtà di eccellenza nel settore della diagnostica e della medicina specialistica, che metterà a disposizione competenze, tecnologie avanzate e contesti clinici idonei a garantire una formazione fortemente orientata alla pratica professionale.
Un ruolo centrale sarà svolto dal corpo docente e dai colleghi coinvolti nel progetto formativo, che contribuiranno con la propria esperienza specialistica alla realizzazione delle lezioni, delle attività pratiche e dell’intero percorso didattico.”
«Sono profondamente onorato di dirigere questa Scuola di Alta Formazione e di collaborare con il Consorzio Universitario Humanitas a questa ulteriore prestigiosa iniziativa. Il successo del Master in Ecografia di Secondo Livello ci ha confermato l’importanza di proseguire con determinazione su questa strada, offrendo ai medici un percorso ancora più focalizzato sull’esperienza pratica, sulla qualità dell’insegnamento e sull’applicazione clinica dell’ecografia” spiega il Prof. Francesco Pignataro — Direttore Scientifico.
La Scuola di Alta Formazione in Ecografia Clinica si propone come un nuovo punto di riferimento per i medici che desiderano perfezionare le proprie competenze ecografiche attraverso un modello formativo rigoroso, concreto e fortemente orientato alla pratica professionale. - Lezioni teoriche in aula | Formazione a distanza (FAD) | Attività pratiche in presenza | Tirocinio
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UAP DIFFIDA DAL TRASFORMARE LE FARMACIE IN CANALI PROMOZIONALI DI TESTING SANITARIO SENZA GARANZIE CERTE PER I PAZIENTI

Mariastella Giorlandino: “Prevenzione HIV sì, ma nessuna campagna può eludere sicurezza, responsabilità clinica, tracciabilità dei dati e parità di regole. Le Autorità chiariscano subito requisiti, controlli e responsabilità”.
UAP – Unione Nazionale Ambulatori e Poliambulatori – esprime netta contrarietà rispetto al lancio promozionale relativo alla distribuzione di test rapidi salivari HIV gratuiti presso alcune farmacie della provincia di Bergamo.
UAP precisa che non è in discussione il valore della prevenzione dell’HIV, né l’esigenza di favorire l’accesso ai test e alle diagnosi tempestive. Tuttavia, è inaccettabile che iniziative di testing, sensibili per la salute, vengano presentate con modalità comunicative assimilabili a una campagna promozionale, senza che siano preventivamente chiariti requisiti, responsabilità, percorsi di presa in carico, gestione del dato sanitario e collegamento con i servizi specialistici.
Un test HIV, anche quando rapido e salivare, non è un gadget sanitario da distribuire al pubblico. È un atto che può incidere profondamente sulla salute, sulla vita personale, sulla sfera relazionale e sulla condizione psicologica del cittadino. Richiede corretta informazione, comprensione del periodo finestra, indicazione dei percorsi di conferma diagnostica, tutela della riservatezza, raccordo con il medico e con i servizi specialistici, nonché gestione appropriata dei casi positivi, dubbi o non correttamente interpretati.
Per UAP, il punto è chiaro: la sicurezza del paziente viene prima della capillarità commerciale. La farmacia può svolgere un ruolo di prossimità, informazione e orientamento, ma non può essere progressivamente trasformata in un presidio diagnostico parallelo senza essere sottoposta agli stessi requisiti richiesti agli ambulatori, ai poliambulatori, ai laboratori e alle strutture sanitarie autorizzate.
Non può esistere un doppio standard. Da una parte strutture sanitarie soggette a requisiti rigorosi, controlli, responsabilità professionali, procedure di gestione del rischio clinico, tracciabilità del dato e obblighi informativi; dall’altra farmacie che, in nome della prossimità, vengono presentate al cittadino come punti di accesso a prestazioni sanitarie senza un quadro altrettanto certo di autorizzazioni, garanzie, controlli e responsabilità.
Anche alla luce della legislazione vigente, ogni campagna di testing sanitario promossa attraverso le farmacie deve indicare con chiarezza il proprio regime giuridico e organizzativo. Per la legislazione vigente, i servizi diagnostici in farmacia, quando sono a carico del cittadino, sono comunque subordinati alla verifica di idoneità igienico-sanitaria dei locali; quando sono invece a carico del Servizio Sanitario Nazionale, possono essere erogati solo entro la programmazione regionale, nel rispetto dei requisiti definiti dagli accordi regionali e dei relativi sistemi di rendicontazione, controllo e tracciabilità. Non è quindi accettabile che una campagna sanitaria si collochi in una zona intermedia, priva di una chiara qualificazione: né pienamente privata, né pienamente pubblica, né chiaramente governata.
UAP ha già evidenziato che diagnostica e screening non sono attività “minori”, bensì prestazioni che richiedono requisiti strutturali, organizzativi, professionali e tecnologici adeguati. Locali idonei, procedure formalizzate, responsabilità individuate, gestione del rischio clinico, tracciabilità del referto e integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico sono presidi sostanziali di sicurezza, non adempimenti burocratici.
A questo proposito, ancora più grave è il rischio che i dati sanitari generati o acquisiti nell’ambito di tali iniziative restino fuori dal sistema pubblico di tracciabilità e continuità assistenziale. Se un’attività di screening produce informazioni clinicamente rilevanti, deve essere chiarito chi le gestisce, chi le protegge, chi ne risponde, come vengono tracciate e se vengono integrate nel Fascicolo Sanitario Elettronico. Diversamente, il paziente rischia di essere lasciato solo davanti a un’informazione sanitaria potenzialmente decisiva.
“Prevenzione sì, ma non a qualunque condizione”, dichiara Mariastella Giorlandino, Presidente UAP. “Quando si parla di HIV, non si può procedere con iniziative comunicative che banalizzano la complessità clinica, psicologica e sanitaria del test. Ogni campagna deve indicare con chiarezza chi informa il cittadino, chi risponde dell’esito, chi garantisce la riservatezza, chi assicura la presa in carico e chi integra il dato nel percorso sanitario”.
UAP chiede quindi al Ministero della Salute, alle Regioni, alle ASL e alle Autorità competenti di verificare con urgenza le modalità di svolgimento di tali iniziative e di chiarire:
quali requisiti autorizzativi, strutturali e organizzativi debbano possedere le farmacie coinvolte;
quali professionisti siano responsabili dell’informazione sanitaria al cittadino;
quali procedure siano previste in caso di esito positivo, dubbio o non interpretabile;
quali garanzie siano assicurate in materia di riservatezza e protezione dei dati;
come venga garantito il raccordo con i servizi specialistici;
se e come i dati clinicamente rilevanti confluiscano nel Fascicolo Sanitario Elettronico;
quali controlli pubblici siano stati effettuati prima dell’avvio della campagna.
UAP invita inoltre le istituzioni competenti a evitare che iniziative sostenute o promosse da soggetti privati possano determinare, anche indirettamente, una sanitarizzazione non governata della farmacia, con effetti distorsivi sulla sicurezza dei pazienti e sulla parità di condizioni tra operatori sanitari.
“La prossimità non può diventare un alibi per abbassare gli standard”, conclude Giorlandino. “Se una farmacia eroga o promuove attività sanitarie, deve rispettare regole sanitarie piene. In caso contrario, non si rafforza la prevenzione: si espongono i cittadini a percorsi frammentati, non tracciati e privi di responsabilità chiaramente individuate. UAP vigilerà e chiederà formalmente alle Autorità competenti ogni necessario chiarimento”.
UAP ribadisce un principio non negoziabile: in sanità non esistono prestazioni leggere quando è in gioco la sicurezza del paziente. Stesse prestazioni, stessi requisiti, stessi controlli, stesse responsabilità.
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Artemisia Lab lancia il programma WIN: un percorso integrato contro sovrappeso e obesità

A Roma prende forma un nuovo modello di presa in carico multidisciplinare dedicato alla gestione del sovrappeso e dell’obesità. Artemisia Lab, attraverso l’Unità di Endocrinologia, Nutrizione e Metabolismo, ha presentato “VINCI LA SFIDA. RITROVA IL TUO EQUILIBRIO”, il progetto clinico integrato che introduce il programma WIN – Weight Intensive & Nutrition, un percorso di 90 giorni costruito per accompagnare il paziente verso un riequilibrio metabolico e psico-fisico sotto supervisione specialistica.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che obesità e sovrappeso rappresentino oggi una delle principali emergenze sanitarie a livello globale. Condizioni multifattoriali che non possono essere affrontate esclusivamente attraverso una dieta, ma che richiedono un approccio clinico strutturato, capace di integrare competenze endocrinologiche, nutrizionali e psicologiche.
Il programma WIN si sviluppa attraverso un percorso intensivo e personalizzato che prevede valutazioni mediche, educazione terapeutica, monitoraggio clinico e supporto motivazionale. L’obiettivo è quello di aiutare il paziente non soltanto nella perdita di peso, ma soprattutto nel recupero di un equilibrio stabile e duraturo, migliorando parametri metabolici, qualità della vita e aderenza terapeutica.
A coordinare il progetto è un’équipe multidisciplinare composta da specialisti in endocrinologia e metabolismo, dietisti qualificati, infermieri dedicati e psicologi. Il lavoro integrato tra le diverse figure professionali consente di costruire un percorso calibrato sulle esigenze cliniche e personali di ciascun paziente, con particolare attenzione ai soggetti con indice di massa corporea elevato, rischio cardiovascolare o necessità di preparazione a interventi chirurgici.
Il protocollo si articola in una serie di incontri distribuiti nell’arco di tre mesi. Dopo una prima fase di valutazione clinica e nutrizionale, il paziente viene seguito attraverso controlli periodici, supporto psicologico e monitoraggio dei principali indicatori metabolici. L’approccio adottato si ispira alle raccomandazioni internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e alle linee guida della European Association for the Study of Obesity.
Tra gli elementi centrali del progetto vi è l’educazione terapeutica, considerata fondamentale per favorire consapevolezza, autonomia e continuità nei risultati raggiunti. Il percorso mira infatti a modificare progressivamente abitudini e comportamenti, lavorando anche sugli aspetti emotivi e relazionali spesso connessi all’alimentazione.
La valutazione dell’efficacia del programma avviene attraverso il monitoraggio di parametri clinici e funzionali come BMI, circonferenza vita, pressione arteriosa, assetto lipidico e markers metabolici. Un sistema di follow-up continuo consente inoltre di verificare l’aderenza al percorso e favorire il mantenimento dei benefici nel lungo periodo.
Con il programma WIN, Artemisia Lab punta così a consolidare un modello innovativo di gestione integrata dell’obesità, fondato sulla centralità del paziente, sulla prevenzione delle complicanze metaboliche e su un’assistenza specialistica continuativa.
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HPV, la prevenzione passa dalla diagnosi precoce: ArtemisiaLab centro d’eccellenza

A Roma, la prevenzione dell’HPV continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di patologie anche molto gravi legate al virus del papilloma umano. L’HPV è infatti la malattia sessualmente trasmessa più diffusa al mondo e, nonostante nella maggior parte dei casi l’infezione regredisca spontaneamente senza sintomi evidenti, in una quota di pazienti il virus può persistere nell’organismo e provocare conseguenze che vanno dai comuni condilomi fino alle displasie ad alto grado e ai carcinomi squamosi.
La diagnosi tardiva resta uno dei principali fattori di rischio. Disinformazione, scarsa adesione ai programmi di prevenzione, mancata vaccinazione e controlli insufficienti nei soggetti più esposti contribuiscono ancora oggi alla diffusione del virus e alla comparsa di lesioni che, se non individuate in tempo, possono evolvere in forme tumorali invasive.
Storicamente l’HPV è stato studiato soprattutto in ambito ginecologico, dove screening come il PAP test, la colposcopia, la vaccinazione e i trattamenti laser hanno consentito di ridurre significativamente l’incidenza dei tumori del collo dell’utero. Diversa, invece, la situazione in ambito proctologico, dove il numero di tamponi e controlli resta ancora limitato rispetto alla reale diffusione dell’infezione.
Gli studi epidemiologici hanno individuato categorie particolarmente a rischio di sviluppare infezioni persistenti e displasie: pazienti HIV positivi, immunodepressi, msm e persone già venute a contatto con il virus necessitano di controlli più frequenti e percorsi di monitoraggio specifici.
Lo screening rappresenta dunque la prima arma di prevenzione. Un semplice tampone o PAP test del canale anale permette di verificare la presenza del virus o di eventuali cellule alterate. In caso di positività si procede con l’HRA, l’anoscopia ad alta risoluzione, eventualmente associata a biopsia. Se vengono individuate lesioni HSIL, cioè displasie ad alto grado, il paziente viene indirizzato rapidamente al trattamento; in presenza di LSIL, invece, viene avviato un percorso di osservazione e follow up.
Da anni il Dr. Igor Sirovich, specialista in Chirurgia Generale e Proctologia, segue pazienti affetti da questa patologia all’interno dei centri ArtemisiaLab, realtà considerate centri di eccellenza nella prevenzione, diagnosi e trattamento delle lesioni HPV correlate. Presso ArtemisiaLab è disponibile una tecnologia digitale di ultima generazione che consente di acquisire immagini in 4K delle eventuali displasie presenti nel canale anale e di intervenire contestualmente con laser CO2 in modo preciso, selettivo, efficace e minimamente invasivo. Un approccio che permette di trattare tempestivamente le lesioni, riducendo il rischio di evoluzione della malattia e garantendo al paziente percorsi diagnostici e terapeutici altamente specializzati.