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  • Dalla prevenzione all’ascolto: la sanità secondo Mariastella Giorlandino

    Dalla prevenzione all’ascolto: la sanità secondo Mariastella Giorlandino

    C’è un filo che unisce la prevenzione, l’innovazione sanitaria e l’attenzione verso le persone più fragili. È la convinzione che la medicina non debba limitarsi a curare una patologia, ma debba prendersi cura della persona nella sua interezza.
    È questa la filosofia che guida da anni Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS e anima della rete Artemisia Lab, una realtà che ha costruito il proprio sviluppo investendo in poliambulatori diffusi sul territorio, tecnologie diagnostiche e percorsi di prevenzione sempre più accessibili.
    Una visione maturata anche attraverso esperienze personali particolarmente difficili. Giorlandino è stata infatti vittima di atti persecutori che hanno profondamente segnato la sua vita, rafforzando la consapevolezza di quanto una persona, nei momenti di maggiore vulnerabilità, abbia bisogno non solo di cure mediche, ma anche di ascolto, protezione e vicinanza.
    Da qui nasce un modello sanitario che mette al centro il paziente prima ancora della malattia. Nei poliambulatori Artemisia Lab la prevenzione rappresenta il primo strumento per tutelare la salute: screening, diagnosi precoce, visite specialistiche e percorsi multidisciplinari sono pensati per intercettare i problemi quando sono ancora affrontabili, evitando che diventino emergenze.
    «La prevenzione significa prendersi cura delle persone prima che abbiano bisogno di essere curate», è il messaggio che accompagna da anni l’attività della rete, nella convinzione che una diagnosi tempestiva possa cambiare il destino di un paziente e della sua famiglia.
    L’obiettivo è costruire una sanità di prossimità, capace di ridurre le distanze tra cittadini e servizi sanitari, offrendo strutture moderne, tempi rapidi e un approccio umano che restituisca fiducia a chi varca la soglia di un ambulatorio.
    Per Giorlandino la medicina non può essere soltanto tecnologia o prestazione sanitaria: deve essere presenza, ascolto e accompagnamento. Una filosofia che oggi continua a tradursi nell’espansione della rete di poliambulatori e nell’impegno della Fondazione Artemisia, con la convinzione che prevenire significhi, prima di tutto, proteggere la dignità e la qualità della vita delle persone.

  • Farmacie, Giorlandino (UAP): “Prima si costruisce il business, poi ci si stupisce dell’arrivo dei fondi”

    Farmacie, Giorlandino (UAP): “Prima si costruisce il business, poi ci si stupisce dell’arrivo dei fondi”

    “La concentrazione della proprietà è un rischio reale. Ma non si può invocare il mercato quando aumenta i ricavi e respingerlo quando produce oligopoli”

    “L’allarme di Federfarma sul rischio che le farmacie italiane finiscano nelle mani di pochi grandi operatori finanziari è legittimo. Ma occorre chiedersi chi abbia reso il settore così appetibile”.

    Lo afferma Mariastella Giorlandino, Presidente di UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata.

    “Negli ultimi anni la politica ha ampliato funzioni, ricavi e prospettive economiche delle farmacie. Ha aumentato il peso delle quote fisse nella remunerazione dei medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale e ha autorizzato l’espansione della farmacia dei servizi, affidandole ECG, Holter, test, telemonitoraggio e altre prestazioni sanitarie”, con requisiti “ridotti” ed anche a carico del SSN.

    “Il risultato era prevedibile: una rete capillare, protetta da barriere all’ingresso, alimentata da risorse pubbliche e destinataria di nuove attività diventa inevitabilmente interessante per fondi e grandi catene. Verrebbe da dire, parafrasando James Carville: That’s the economy, baby. È il mercato, bellezza. E quel mercato lo avete costruito voi”.

    Secondo Giorlandino, ridurre i limiti alle concentrazioni può essere opportuno, ma significa intervenire sugli effetti senza rimuovere le cause.

    “Prima si aumenta la redditività del farmaco convenzionato, poi si finanziano nuovi servizi sanitari e si lasciano attenuati o indefiniti alcuni requisiti. Infine, ci si sorprende dell’arrivo degli investitori. È come chiudere il cancello dopo avere illuminato la strada e apparecchiato il banchetto”.

    UAP richiama soprattutto il rischio di un doppio standard: “Un ECG non diventa meno sanitario perché viene eseguito in farmacia. Ambulatori, laboratori e poliambulatori devono rispettare requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici rigorosi, autorizzazioni, controlli, obblighi sul Fascicolo sanitario elettronico, protezione dei dati, cybersicurezza e gestione dei rifiuti sanitari. Le stesse prestazioni non possono essere sottoposte a regole più leggere soltanto perché svolte in farmacia”.

    “La vera questione non è difendere il piccolo farmacista contro il grande fondo, ma decidere che cosa debba essere una farmacia. Se è un presidio sanitario, deve rispettare integralmente le regole della sanità. Se invece è una piattaforma commerciale finanziata anche con risorse pubbliche, non ci si può scandalizzare quando il mercato ne calcola il rendimento”.

    Non si può usare il denaro dei contribuenti per costruire un business protetto e poi lamentarsi se quel business attira i capitali. La prossimità è un valore, ma senza parità di regole rischia di diventare soltanto il nome rassicurante di una grande operazione economica”.

  • Il mistero del gatto che conquista Roma: dietro le vele c’è una battaglia per la sanità

    Il mistero del gatto che conquista Roma: dietro le vele c’è una battaglia per la sanità

    Il mistero del gatto che conquista Roma: dietro le vele c’è una battaglia per la sanità

    Dalla Pisana al Ministero della Salute, simboli della politica romana, un insolito protagonista sta attirando l’attenzione degli addetti ai lavori. Dietro il “gatto gate” c’è la campagna di UAP

    C’è un gatto che in questi giorni sta facendo parlare tutta Roma. Compare sulle vele pubblicitarie installate nei punti più strategici della città, cambia abiti e slogan ma mantiene sempre lo stesso obiettivo: richiamare l’attenzione sul tema della sanità.

    Dalla sede della Regione Lazio alla Pisana, fino alle vicinanze del Ministero della Salute e dei principali luoghi della politica nazionale, il felino è diventato protagonista di una campagna che non è passata inosservata. In una delle immagini più diffuse indossa persino i panni di Rambo, con fascia sulla fronte e mitra, accompagnato dallo slogan che invita a “difendere la sanità italiana”.

    Le interpretazioni si sono moltiplicate. C’è chi ha pensato al lancio di un nuovo hospice dedicato agli animali, chi ha ipotizzato l’arrivo di un marchio di pet food e chi, invece, ha immaginato la nascita di un nuovo soggetto politico pronto a rappresentare i diritti degli animali e, più in generale, dei cittadini in nome di una sanità più equa, professionale ed efficiente.

    Dietro questa operazione, però, c’è UAP, l’Unione delle maggiori sigle nazionali e regionali degli ambulatori e poliambulatori privati autorizzati e privati convenzionati. L’associazione è impegnata da mesi nella richiesta di introduzione del nomenclatore sanitario rimodulato e ha scelto una comunicazione volutamente fuori dagli schemi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e della politica.

    Proprio la forte rappresentatività dell’organizzazione alimenta anche le ipotesi su un possibile futuro approdo nell’arena politica, anche se al momento non esistono conferme né smentite in tal senso. Resta però il fatto che il cosiddetto “gatto gate” è riuscito nell’obiettivo di accendere il dibattito e riportare il tema della sanità al centro della discussione.

    Ora la domanda è una sola: questo misterioso gatto continuerà a limitarsi a lanciare messaggi dalle vele pubblicitarie oppure finirà davvero per fare le fusa a qualche forza politica?

  • Nessun anziano resti solo”: domenica 26 luglio ArtemisiaLab apre le porte agli over 70 con una giornata dedicata alla prevenzione.

    Nessun anziano resti solo”: domenica 26 luglio ArtemisiaLab apre le porte agli over 70 con una giornata dedicata alla prevenzione.

    L’estate, con le sue alte temperature, rappresenta uno dei periodi più critici per la salute delle persone anziane. Per questo domenica 26 luglio 2026 ArtemisiaLab promuove la Giornata dell’Anziano, un’iniziativa gratuita dedicata agli over 70 per offrire prevenzione, assistenza e un luogo di accoglienza dove nessuno si senta solo.

    L’iniziativa nasce su impulso della presidente di ArtemisiaLab, Mariastella Giorlandino, e di Anna Teresa Formisano, Consigliere regionale del Lazio e Garante per la tutela delle persone con disabilità, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione cardiovascolare e offrire un sostegno concreto a chi, nei mesi estivi, è maggiormente esposto ai rischi legati al caldo.

    Nel corso della giornata saranno effettuati gratuitamente elettrocardiogrammi e misurazioni della pressione arteriosa, due controlli fondamentali per monitorare lo stato di salute cardiovascolare e prevenire possibili complicanze.

    «Prendersi cura degli anziani significa prendersi cura della parte più preziosa della nostra comunità», sottolinea la presidente di ArtemisiaLab, Mariastella Giorlandino. «Nei mesi estivi il caldo può rappresentare una minaccia silenziosa. Per questo vogliamo che le nostre strutture siano non solo luoghi di cura, ma anche spazi di accoglienza, ascolto e protezione, dove ogni persona possa sentirsi seguita e mai sola.»

    Per Anna Teresa Formisano, «la prevenzione è il primo gesto di attenzione verso chi ha più bisogno. Offrire controlli gratuiti significa dare un’opportunità concreta di tutela della salute, ma anche trasmettere un messaggio importante: gli anziani non devono sentirsi dimenticati, soprattutto durante l’estate, quando la solitudine e il caldo possono aggravare situazioni già delicate».

    La Giornata dell’Anziano si inserisce nel percorso che da sempre contraddistingue ArtemisiaLab, impegnata a coniugare eccellenza clinica e attenzione alla persona. L’obiettivo è trasformare le proprie strutture in un presidio di salute, solidarietà e vicinanza al territorio, offrendo non soltanto servizi sanitari ma anche ascolto e sostegno alle fasce più vulnerabili della popolazione.

    Per ArtemisiaLab la prevenzione è un impegno quotidiano: aprire le porte agli anziani significa offrire cure, attenzione e una presenza concreta, affinché nessuno debba affrontare da solo i mesi più difficili dell’estate.

  • Sanità privata, l’allarme di Mariastella Giorlandino (Artemisia Lab): “Il taglio dei rimborsi e le tariffe ferme da 26 anni mettono a rischio le strutture accreditate, soprattutto al Sud”

    Sanità privata, l’allarme di Mariastella Giorlandino (Artemisia Lab): “Il taglio dei rimborsi e le tariffe ferme da 26 anni mettono a rischio le strutture accreditate, soprattutto al Sud”

    L’amministratrice della Rete Artemisia Lab: «Senza un tariffario adeguato, le liste d’attesa non si accorceranno mai»


    Le liste d’attesa del Servizio Sanitario Nazionale continuano ad allungarsi, e sempre più cittadini si rivolgono alle strutture private accreditate per ottenere esami e visite in tempi ragionevoli. Ma anche il privato convenzionato, avverte Mariastella Giorlandino, amministratrice della Rete Artemisia Lab e figura di riferimento dell’Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata (UAP), sta arrivando al limite. Le abbiamo posto alcune domande sulla crisi in corso.


    Dottoressa Giorlandino, qual è oggi il problema principale del sistema sanitario italiano?


    Il nodo, spiega Giorlandino, è il taglio dei rimborsi introdotto dal Governo attraverso il nuovo nomenclatore tariffario: una riduzione stimata tra il 40 e il 60% sulle cifre destinate sia alle strutture pubbliche sia a quelle private accreditate. Un colpo pesante, perché si innesta su un sistema di tariffe che non veniva aggiornato da 26 anni, restando quindi ben al di sotto del reale costo della vita e della gestione di uno studio medico.


    Che effetto ha questo taglio sulle strutture accreditate?


    L’effetto più immediato, secondo l’amministratrice di Artemisia Lab, è che molti centri esauriscono il budget assegnato già nei primi dieci giorni del mese, restando poi senza risorse per il resto del periodo. Le conseguenze ricadono soprattutto sulle strutture del Sud Italia, che rischiano la chiusura o di dover svendere sottocosto: uno scenario che, avverte Giorlandino, apre la strada all’acquisizione di queste realtà da parte di grandi gruppi multinazionali, a scapito della piccola e media imprenditoria sanitaria italiana.


    Eppure i ricorsi al TAR le hanno dato ragione più volte…


    Sì: la UAP e le altre sigle di categoria hanno vinto diversi giudizi al TAR che imponevano il ripristino di un tariffario adeguato. Nonostante questo, il Ministero della Salute non ha ancora dato seguito alle sentenze, lasciando irrisolta una situazione che si trascina ormai da anni.


    Perché i pazienti scelgono sempre più spesso il privato accreditato?


    Per Giorlandino la ragione principale è la tempistica: nelle strutture come quelle della Rete Artemisia Lab i referti vengono consegnati subito dopo l’esame o al massimo in giornata, mentre nel pubblico i tempi di attesa per un referto possono arrivare fino a 20 giorni. A questo si aggiunge la garanzia di qualità legata al fatto che, spiega, i medici della rete sono remunerati a prestazione.


    Quanto pesano le convenzioni con il SSN sull’attività della vostra rete?


    Relativamente poco, circa il 16% del totale, un dato che Giorlandino lega direttamente all’inadeguatezza delle tariffe: ritiene infatti professionalmente insostenibile che una visita specialistica come quella cardiologica o ginecologica venga remunerata alla struttura intorno ai 26 euro, cifra che non tiene conto della responsabilità civile e penale del professionista né dei costi di gestione.


    Cosa rischia il sistema se la situazione non cambia?


    Il timore, condiviso da diverse sigle del settore, è un circolo vizioso: tariffe insufficienti spingono le strutture private a ridurre le prestazioni convenzionate, il pubblico da solo non riesce ad assorbire la domanda, e le liste d’attesa — invece di accorciarsi — rischiano di allungarsi ulteriormente, con conseguenze dirette sui cittadini che hanno più difficoltà ad accedere alle cure.

  • Mariastella Giorlandino al Gran Galà dell’associazione Ripartiamo

    Mariastella Giorlandino al Gran Galà dell’associazione Ripartiamo


    Si è svolto ieri, nella prestigiosa cornice della Terrazza Caffarelli a Roma, il Gran Galà dell’associazione Ripartiamo, realtà impegnata da sei anni in attività di assistenza e solidarietà a
    favore delle comunità più fragili in oltre quaranta Paesi del mondo. L’evento ha ripercorso le oltre 60
    missioni umanitarie ed i numerosi progetti realizzati dall’associazione, celebrando l’impegno dei
    volontari, dei sostenitori e delle istituzioni che ne accompagnano la crescita.
    La serata si è aperta con l’appassionato e toccante intervento della fondatrice e presidente di
    Ripartiamo, Francesca Immacolata Chaouqui, che ha illustrato con chiarezza il metodo operativo
    dell’associazione e la significativa crescita delle sue attività internazionali.
    L’evento è stato moderato da Monica Marangoni, che ha accompagnato gli interventi con equilibrio
    e autorevolezza, valorizzando i contenuti e i protagonisti della serata.


    All’iniziativa hanno preso parte numerosi esponenti del mondo istituzionale, sociale e culturale, tra
    cui il Vicepremier Matteo Salvini, la Senatrice Licia Ronzulli, il Direttore de Il Giornale Tommaso
    Cerno, insieme a rappresentanti di ambiti assistenziali, sanitari, militari e del terzo settore.


    Particolarmente significativa la presenza della Dr.ssa Mariastella Giorlandino, Amministratore di
    Reti Artemisia Lab e Presidente della Fondazione Artemisia ETS, che ha portato un contributo di
    forte valore etico e sociale. Nel suo intervento, Mariastella Giorlandino ha sottolineato la profonda
    comunanza di intenti tra la Fondazione Artemisia e Ripartiamo: l’impegno concreto, misurabile e
    quotidiano nell’assistenza; la centralità della presenza fisica accanto alle comunità vulnerabili; la
    capacità di riconoscere e valorizzare la loro resilienza e la loro gioia di vivere.


    La partecipazione della Fondazione Artemisia conferma una collaborazione già consolidata con
    Ripartiamo. Solo pochi mesi fa, infatti, Artemisia Lab ha sostenuto una missione umanitaria in Kenya
    attraverso la donazione di farmaci pediatrici, un intervento che ha garantito cure essenziali ai
    bambini in aree caratterizzate da forte carenza di servizi sanitari. Un contributo che si inserisce nel
    più ampio impegno della Fondazione Artemisia nella promozione della prevenzione, dell’assistenza
    sanitaria e della tutela delle fasce più fragili, in Italia e all’estero.


    Nel suo messaggio, Mariastella Giorlandino ha ricordato come la solidarietà autentica non sia un
    gesto episodico, ma un modo di essere: una responsabilità che dà senso all’esistenza e rappresenta
    la più alta espressione dell’essere umano. La Fondazione Artemisia conferma così la volontà di
    proseguire nel sostegno a progetti che promuovono salute, inclusione, educazione e tutela delle
    persone più vulnerabili.
    L’evento si è concluso con un forte richiamo al valore della cooperazione tra istituzioni, imprese e
    società civile, affinché ogni missione di solidarietà continui a “rendere migliore il mondo”, come
    ricordato nel messaggio finale del direttore Tommaso Cerno. Inoltre, come condiviso da tutti i
    presenti, l’incontro si è distinto per il profondo coinvolgimento emotivo e per la sincera adesione ai
    valori di solidarietà, empatia e responsabilità collettiva, rafforzando il senso di una comunità capace
    di agire insieme per il bene comune.

  • La battaglia immortale della dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS

    La battaglia immortale della dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS

    Ci sono battaglie che non si esauriscono nel tempo perché nascono da una missione: difendere la salute, promuovere la prevenzione e garantire a ogni persona il diritto a cure di qualità. È questo il percorso che caratterizza l’impegno della dottoressa Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS, da anni protagonista di iniziative dedicate alla tutela della salute pubblica e alla diffusione della cultura della prevenzione.


    La Fondazione Artemisia ETS opera con l’obiettivo di rendere l’assistenza sanitaria sempre più accessibile, sostenendo campagne di sensibilizzazione, screening e progetti rivolti alle fasce più fragili della popolazione. In questo contesto, la prevenzione rappresenta il fulcro di un’attività che punta non solo alla diagnosi precoce, ma anche alla formazione e all’informazione dei cittadini.


    L’impegno della dottoressa Giorlandino si distingue per la volontà di creare una rete di collaborazione tra professionisti sanitari, istituzioni, associazioni e mondo della ricerca. La convinzione che la salute sia un bene comune ha ispirato numerose iniziative volte a promuovere l’educazione sanitaria, favorire l’innovazione e valorizzare il ruolo della medicina preventiva.


    La “battaglia immortale” evocata nel titolo è quella contro le malattie che possono essere contrastate attraverso la prevenzione, la diagnosi tempestiva e l’accesso a percorsi di cura adeguati. È una sfida che richiede continuità, investimenti, sensibilizzazione e una costante attenzione ai bisogni delle persone, soprattutto delle categorie più vulnerabili.


    Negli anni, la Fondazione Artemisia ETS ha promosso progetti e campagne con l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza dei controlli periodici e di uno stile di vita sano. Attraverso il dialogo con il territorio e il coinvolgimento di specialisti, la fondazione continua a sostenere una visione della sanità fondata sulla prevenzione, sull’innovazione e sulla centralità della persona.


    Guardare al futuro significa proseguire lungo questa strada, rafforzando la collaborazione tra pubblico e privato sociale e investendo nella ricerca e nella formazione. La determinazione della dottoressa Mariastella Giorlandino e della Fondazione Artemisia ETS rappresenta, in questa prospettiva, un esempio di impegno costante a favore della salute collettiva.


    La battaglia per la prevenzione, infatti, non conosce un traguardo definitivo: è un percorso che si rinnova ogni giorno, alimentato dalla consapevolezza che ogni iniziativa, ogni controllo effettuato e ogni cittadino informato possono contribuire a salvare vite umane e a costruire una società più sana e più attenta al valore della salute.

  • La tutela delle donne inizia dalla prevenzione: la missione della Fondazione Artemisia ETS

    La tutela delle donne inizia dalla prevenzione: la missione della Fondazione Artemisia ETS

    La violenza lascia segni profondi. Alcuni sono visibili, altri rimangono nascosti, ma non per questo fanno meno male. Ci sono ferite che attraversano il corpo, la mente e la dignità di una persona, e che solo una rete fatta di competenza, ascolto e umanità può contribuire a rimarginare. È da questa consapevolezza che nasce e continua a crescere l’impegno della Fondazione Artemisia ETS, presieduta dalla dottoressa Mariastella Giorlandino, da anni in prima linea nella tutela delle donne, nella promozione della prevenzione e nella costruzione di percorsi concreti di assistenza.


    La Fondazione ha fatto della salute femminile uno dei propri pilastri, nella convinzione che prevenire significhi proteggere. Non soltanto attraverso visite, screening e diagnosi precoci, ma anche offrendo sostegno psicologico, consulenza legale, orientamento e accompagnamento alle donne che affrontano situazioni di violenza, fragilità o esclusione sociale. Un approccio che mette al centro la persona e non soltanto la malattia, perché la salute è un equilibrio che coinvolge corpo, mente e relazioni.


    «La tutela delle donne non può limitarsi all’intervento quando il danno è già stato compiuto. È necessario costruire una rete che sappia ascoltare, accompagnare e sostenere ogni donna in ogni fase della sua vita. La prevenzione, l’informazione e l’accesso alle cure rappresentano strumenti fondamentali di libertà e protezione», afferma la presidente Mariastella Giorlandino.


    Una visione che negli anni si è trasformata in iniziative concrete. La Fondazione Artemisia ETS promuove campagne di sensibilizzazione, programmi di prevenzione, attività formative e servizi gratuiti rivolti alle persone più fragili, con particolare attenzione alle donne vittime di violenza e stalking. Attraverso un’équipe multidisciplinare composta da medici, psicologi e avvocati, vengono costruiti percorsi personalizzati che aiutano le pazienti a ritrovare sicurezza, autonomia e fiducia nel futuro.


    Accanto all’attività della Fondazione opera Artemisia Lab, una delle principali reti sanitarie del Lazio, che rappresenta un punto di riferimento per la diagnostica, la medicina specialistica e la prevenzione. L’eccellenza tecnologica e scientifica diventa così uno strumento al servizio della solidarietà, consentendo di ampliare l’offerta di screening e percorsi clinici dedicati alla salute femminile.


    La prevenzione, infatti, non è soltanto un atto medico. È un gesto di responsabilità verso se stessi e verso la comunità. Significa intercettare precocemente una patologia, ma anche riconoscere i segnali di una situazione di disagio prima che si trasformi in emergenza. Significa creare una cultura della salute fondata sull’informazione e sulla consapevolezza.


    Negli ultimi anni la Fondazione ha rafforzato il proprio impegno anche attraverso collaborazioni istituzionali dedicate al contrasto della violenza di genere. Tra queste, il protocollo sottoscritto con la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato per offrire assistenza e percorsi di cura alle donne vittime di violenza, dimostrando come la sinergia tra istituzioni e sanità possa tradursi in un sostegno concreto per chi ha più bisogno.


    «La salute è il primo presidio di difesa della persona. Garantire alle donne la possibilità di accedere alla prevenzione e alla diagnosi precoce significa proteggerle, offrendo loro strumenti concreti per affrontare il futuro con maggiore serenità e consapevolezza», sottolinea ancora Mariastella Giorlandino.


    Dietro ogni progetto della Fondazione c’è una convinzione semplice ma profonda: nessuna donna deve sentirsi sola. Ogni visita, ogni colloquio, ogni attività di supporto rappresenta un passo verso una società più giusta, nella quale il diritto alla salute, alla dignità e alla sicurezza non sia un privilegio, ma una certezza.


    È questa la sfida che la Fondazione Artemisia ETS porta avanti ogni giorno: trasformare la prevenzione in una cultura condivisa, l’eccellenza sanitaria in uno strumento di inclusione e la solidarietà in una risposta concreta ai bisogni delle persone. Perché tutelare una donna significa proteggere una famiglia, rafforzare una comunità e costruire un futuro in cui nessuno venga lasciato indietro.

  • Sanità accreditata, una risorsa essenziale troppo spesso dimenticata: a pagarne il prezzo sono i cittadini

    Sanità accreditata, una risorsa essenziale troppo spesso dimenticata: a pagarne il prezzo sono i cittadini

    Nel dibattito sulla sanità italiana si parla spesso di liste d’attesa, carenza di personale, pronto soccorso congestionati e difficoltà di accesso alle cure. Molto più raramente si riconosce il ruolo fondamentale svolto dalla sanità privata accreditata, una componente del Servizio sanitario nazionale che ogni giorno contribuisce a garantire prestazioni, diagnosi e assistenza a milioni di cittadini.

    Eppure, nonostante rappresenti un pilastro dell’offerta sanitaria italiana, la sanità accreditata continua a essere considerata da molte istituzioni come un soggetto secondario, quasi marginale, anziché come un alleato strategico della sanità pubblica. Una visione che rischia di indebolire l’intero sistema e che, alla fine, ricade direttamente sui pazienti.

    La realtà è che la sanità accreditata non è una sanità “alternativa” a quella pubblica. È parte integrante del Servizio sanitario nazionale. Opera secondo regole rigorose, è sottoposta a controlli, accreditamenti e verifiche costanti e svolge una funzione essenziale nel garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione.

    In molte aree del Paese, soprattutto nei territori dove le strutture pubbliche sono sotto pressione, gli ambulatori, i poliambulatori, i laboratori e gli ospedali accreditati consentono di ridurre le liste d’attesa e di assicurare prestazioni che altrimenti sarebbero difficilmente accessibili in tempi adeguati.

    Da tempo, la presidente dell’UAP (Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata), Mariastella Giorlandino, richiama l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di riconoscere alla sanità accreditata la stessa dignità della sanità pubblica. Un principio che non riguarda interessi di categoria, ma la tutela concreta dei cittadini.

    Secondo Giorlandino, il sistema sanitario rischia di perdere equilibrio quando vengono applicate regole differenti a prestazioni identiche. In diverse occasioni ha denunciato il pericolo di una sanità a doppio standard, sostenendo che “stesse prestazioni sanitarie devono corrispondere a stesse regole, stessi controlli e stesse garanzie per i cittadini”. Un principio che, secondo l’UAP, dovrebbe guidare qualsiasi riforma del settore sanitario.

    La presidente dell’UAP ha inoltre evidenziato come le strutture accreditate siano soggette a requisiti stringenti in materia di qualità, sicurezza, tracciabilità dei dati e controlli, mentre in alcuni casi altri soggetti vengono autorizzati a svolgere attività sanitarie con regole differenti. Una situazione che, secondo Giorlandino, genera disparità e rischia di compromettere la qualità complessiva dell’assistenza.

    Il tema centrale non è la contrapposizione tra pubblico e privato. Al contrario, la vera sfida è costruire un sistema integrato in cui ogni soggetto contribuisca, secondo le proprie competenze, a garantire cure tempestive e di qualità. La pandemia ha dimostrato che quando tutte le componenti del sistema sanitario collaborano, il Paese è più forte e più capace di rispondere alle emergenze.

    La sanità accreditata rappresenta una rete diffusa di professionalità, tecnologie e strutture che lavora quotidianamente per il servizio pubblico. Ignorarne il contributo significa rinunciare a una parte importante delle risorse disponibili per affrontare le criticità del sistema.

    Le denunce dell’UAP riguardano anche il tema delle tariffe e dei finanziamenti. Secondo l’associazione, remunerazioni non adeguate delle prestazioni rischiano di compromettere la sostenibilità delle strutture accreditate, con effetti diretti sulla capacità di erogare servizi ai cittadini e sul contenimento delle liste d’attesa.

    La questione, dunque, non riguarda soltanto gli operatori del settore. Riguarda soprattutto i pazienti. Quando una struttura accreditata è costretta a ridurre l’offerta di prestazioni o incontra ostacoli burocratici e normativi, il primo a subirne le conseguenze è il cittadino che aspetta una visita specialistica, un esame diagnostico o un intervento.

    Per questo il riconoscimento della pari dignità tra sanità pubblica e sanità accreditata non dovrebbe essere considerato una rivendicazione corporativa, ma una scelta di buon senso nell’interesse collettivo. Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di tutte le sue energie per affrontare le sfide del presente e del futuro.

    La sanità accreditata non chiede privilegi. Chiede di essere riconosciuta per ciò che è: una componente essenziale del sistema sanitario italiano, che opera al servizio dei cittadini e che merita di essere coinvolta nelle scelte strategiche con lo stesso rispetto e la stessa considerazione riservati alla sanità pubblica.

    Perché quando le istituzioni ignorano il contributo della sanità accreditata, a perdere non sono le strutture. A perdere sono i cittadini.

  • UAP lancia due vele mobili: “Chi rallenta le tariffe, rallenta le cure”. Giorlandino: “Senza tariffe sostenibili, il diritto alla cura diventa un annuncio”

    UAP lancia due vele mobili: “Chi rallenta le tariffe, rallenta le cure”. Giorlandino: “Senza tariffe sostenibili, il diritto alla cura diventa un annuncio”

    UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata avvia una nuova iniziativa pubblica per denunciare una situazione che non può più essere nascosta dietro formule tecniche, rinvii amministrativi e silenzi istituzionali.

    Le due vele mobili realizzate da UAP portano in strada due messaggi semplici e diretti.

    Il primo: “Chi rallenta le tariffe, rallenta le cure”.

    Il secondo: “Sanità pubblica e accreditata: due metà della stessa cura”.

    Sono due slogan, ma soprattutto due verità.

    Il nomenclatore tariffario non è una tabella per addetti ai lavori. Stabilisce quanto il Servizio sanitario nazionale riconosce per visite, esami diagnostici, prestazioni specialistiche, ambulatoriali e protesiche erogate dalle strutture pubbliche e dalle strutture private accreditate. Quando quelle tariffe sono sottostimate, costruite su basi fragili o non coerenti con i costi reali, il sistema non diventa più efficiente: si indebolisce.

    E quando il sistema si indebolisce, le conseguenze ricadono sui cittadini: aumentano le liste d’attesa, si rinviano diagnosi ed esami, cresce il ricorso al privato puro a pagamento e, per le fasce più fragili, aumenta il rischio di rinunciare alle cure.

    “Bisogna parlare chiaramente alla popolazione”, dichiara la Presidente di UAP, Mariastella Giorlandino. “Se una prestazione costa dieci e viene rimborsata cinque, non si produce risparmio: si produce squilibrio. Tutto ha un giusto rapporto economico. Al di sotto dei costi reali, la sanità pubblica e quella accreditata non riescono a garantire quantità, qualità, sicurezza, personale, tecnologie e tempi adeguati. Alla fine, il cittadino resta solo davanti alla malattia”.

    UAP ricorda che il decreto tariffario del 25 novembre 2024 è stato censurato dal TAR Lazio per gravi carenze istruttorie e metodologiche. Non si tratta, dunque, di una semplice protesta di categoria: è un giudice amministrativo ad avere messo in discussione il metodo con cui sono state determinate tariffe destinate a incidere direttamente sull’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza.

    Per questo UAP chiede al Ministero della Salute e al Ministero dell’Economia e delle Finanze di dire subito a che punto sia la revisione del nomenclatore, quali dati siano stati raccolti, quali strutture pubbliche e accreditate siano state coinvolte, quale metodologia sia stata adottata, quando sarà approvato il nuovo decreto e quando le nuove tariffe entreranno davvero in vigore.

    Il tempo non è neutro. Ogni mese perso significa meno prestazioni sostenibili, più pressione sugli ospedali pubblici, più incertezza per le Regioni, più difficoltà per le strutture accreditate e più attese per i pazienti.

    C’è poi il nodo dei fondi. Le risorse per aggiornare i LEA e le tariffe sono state stanziate. UAP chiede di sapere dove siano, quante siano effettivamente disponibili, quali siano già state assorbite, quali siano ancora utilizzabili per il 2026, quali atti ne garantiscano il vincolo alla revisione tariffaria e chi risponderà se, per ritardo o inerzia, quelle risorse resteranno inutilizzate, verranno impiegate solo in parte o saranno destinate ad altro. “Se i fondi sono stati attribuiti, che cosa si aspetta?”, prosegue Giorlandino. “Dove sono finiti? Perché non vengono trasformati in prestazioni, esami, diagnosi e cure? Non basta dire che le risorse esistono sulla carta. Devono arrivare ai cittadini sotto forma di servizi sanitari. Soldi stanziati e non utilizzati per la finalità prevista sono soldi sottratti alla salute”.

    La prima vela, con il gattino che tenta di spingere in avanti una croce sanitaria mentre è frenato da un peso chiamato “tariffe”, racconta proprio questo: se le tariffe restano bloccate o inadeguate, anche le cure vengono rallentate. La clessidra, l’orologio e le persone in attesa richiamano il tempo che i pazienti perdono quando il sistema non viene messo nelle condizioni di funzionare.

    Il gattino non è un elemento decorativo. È una figura semplice, immediata, quasi familiare: rappresenta il cittadino comune, il paziente, la persona fragile che non conosce i tecnicismi del nomenclatore, ma subisce ogni giorno gli effetti concreti dei ritardi. La sua fatica è quella di chi aspetta una visita, un esame, una diagnosi. Il suo disappunto è quello di chi vede la sanità rallentare mentre i bisogni di cura crescono.

    La seconda vela, con la mela divisa in due metà, spiega l’altro punto essenziale: sanità pubblica e sanità privata accreditata non sono due mondi contrapposti. Sono due parti dello stesso sistema. Concorrono entrambe all’erogazione delle prestazioni ai cittadini. Se una delle due metà viene indebolita, l’intera rete delle cure si rompe.

    “Continuare a contrapporre pubblico e accreditato è sbagliato e dannoso”, afferma Giorlandino. “La sanità accreditata lavora per il Servizio sanitario nazionale, con regole pubbliche, controlli pubblici e tariffe pubbliche. Se le tariffe vengono tagliate o mantenute sotto i costi reali, il danno non resta dentro le strutture: arriva ai cittadini. La sanità pubblica si sovraccarica, le liste d’attesa aumentano, le famiglie aspettano o pagano”.

    UAP denuncia una contraddizione ormai insostenibile: da una parte si proclama la volontà di abbattere le liste d’attesa; dall’altra si mantengono tariffe che rendono più difficile erogare prestazioni in modo sostenibile. Non si possono ridurre le attese indebolendo proprio la rete che quelle prestazioni deve assicurare.

    Per questo la scritta in calce alle vele è chiara: “UAP sostiene il SSN e la salute dei cittadini”.

    UAP non difende un interesse separato dal Servizio sanitario nazionale. Difende la possibilità che il SSN funzioni davvero, attraverso tutte le sue componenti: pubbliche e accreditate. Difende il diritto dei cittadini a ricevere prestazioni tempestive, sicure e di qualità. Difende la trasparenza sull’uso dei fondi pubblici. Difende il principio per cui le risorse stanziate per le cure devono diventare cure, non restare intrappolate nei ritardi amministrativi.

    “Il Ministero non può più nascondersi”, conclude Giorlandino. “Dica quando arriverà il nuovo nomenclatore. Dica dove sono i fondi. Dica come intende evitare che le risorse stanziate vengano sterilizzate. Dica ai cittadini perché, mentre si promette di ridurre le liste d’attesa, il sistema continua a essere remunerato con tariffe non sostenibili. La verità è semplice: chi rallenta le tariffe, rallenta le cure. E chi rallenta le cure danneggia i cittadini”.