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Combattere il Femminicidio: grande successo della Conferenza organizzata dalla Fondazione Artemisia e Vite Senza Paure Onlus

Grande successo per la conferenza stampa che si è tenuta oggi presso l’Università Guglielmo Marconi, organizzata dalla Fondazione Artemisia e Vite Senza Paure Onlus, per combattere il femminicidio, lo stalking, il patriarcato, il body shaming ed ogni forma di violenza.
I testimonial della Conferenza, moderata da Simona Izzo, alla presenza di diversi esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura, hanno affrontato il tema della violenza mettendo in risalto la necessità di agire velocemente partendo sin dalla formazione scolastica, che deve agire in sinergia con l’educazione familiare per avvicinare i giovani all’affettività, sensibilizzarli all’onestà, al rispetto dell’etica e della legalità.
Toccante e drammatica è stata l’esperienza raccontata in prima persona da Daniela Bertoneri, mamma di Michelle Caruso, la ragazza di 16 anni uccisa da un coetaneo e ritrovata in un carrello, che ha svelato il volto di una generazione arrabbiata, che ha oltrepassato ogni limite.
Mariastella Giorlandino, organizzatrice dell’evento unitamente a Maria Grazia Cucinotta, ha messo in risalto la necessità di ristabilire un equilibrio nei giovani, abolendo il senso del possesso, che si estrinseca sia nelle amicizie che nei rapporti familiari e sentimentali, e che porta a ritenere che l’altro sia un’appendice della propria vita, fino all’estrema conseguenza di eliminarlo se si allontana.
Al dibattito hanno preso parte anche il Magistrato Fernanda Fraioli, la psicologa Francesca Malatacca e il Dott. Giovanni Carnovale, che hanno sviscerato la tematica dal punto di vista culturale, legale e dell’educazione.
Infine, il Segretario dell’UGL ha presentato i dati dei rapporti lavorativi degli uomini e delle donne, necessari per comprendere l’evoluzione del mondo del lavoro.
Ha concluso la conferenza il figlio di Mariastella Giorlandino, Fabio Massimo De Martino, che ha manifestato il proprio disagio nel constatare che ancor oggi tanti uomini hanno una visione distorta del rapporto uomo-donna. -
Conferenza Stampa sulla Violenza contro le Donne

Martedì 18 marzo 2025, alle ore 11:00, presso la Sala Giulio Cesare dell’Università Guglielmo Marconi, sita in Roma, via Vittoria Colonna, 11, si terrà la Conferenza Stampa promossa ed organizzata da Maria Grazia Cucinotta e Mariastella Giorlandino, in merito al femminicidio, lo stalking, il patriarcato, il body shaming ed ogni forma di violenza contro le donne. E’ stato scelto di realizzare l’iniziativa a ridosso della Festa del Papà, per invitare a riflettere sul ruolo maschile nella Società odierna.
“Ancora oggi le donne vittime di femminicidio, stalking e altre forme di violenza fisica e psicologica, come il body shaming, non ricevono l’ascolto adeguato. Questo problema si manifesta in modo particolarmente marcato all’interno del sistema giudiziario. È fondamentale, quindi, non solo avviare percorsi di formazione ed educazione specifici nelle scuole, ma anche adottare un approccio più attento e rigoroso nella tutela delle donne, dei bambini e di chiunque viva situazioni di coercizione e di umiliazione. Tali condizioni determinano conseguenze profonde sia sulla vita personale che su quella professionale”. Mariastella Giorlandino
Oggi più che mai è fondamentale affrontare i temi del femminicidio, dello stalking, del patriarcato e di tutte le forme di violenza fisica e psicologica contro le donne, inclusi la diffamazione e il body shaming, esaminando tali fenomeni dal punto di vista culturale e legale, con un’attenzione particolare alle lacune e all’insufficienza delle informazioni messe a disposizione dei cittadini. Occorre trasmettere messaggi chiari ed individuare sistemi davvero risolutivi per educare all’onestà, alla lealtà, al rispetto dell’etica e della legalità, principi ancora oggi assai trascurati e molto raramente applicati. Il prossimo 18 marzo, Maria Grazia Cucinotta e Mariastella Giorlandino, impegnate da anni nella battaglia a supporto delle donne, unitamente a Simona Izzo, Ricky Tognazzi, Simona Renata Baldassarre – Assessore Cultura, Pari Opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia, Regione Lazio – il Magistrato Fernanda Fraioli per gli approfondimenti di carattere giuridico, e Giovanni Carnovale – Consiglio OMCeO Roma e collaboratore AIFA, attendono giornalisti ed esponenti del mondo della cultura e delle istituzioni per affrontare in modo accurato ed autorevole i temi in oggetto. Sarà inoltre presentata una nota sul fenomeno dello stalking, redatta dal Magistrato Solveig Cogliani. Si parlerà dei soprusi che ancora tante donne subiscono e che procurano drammi, sofferenza emotiva e cicatrici indelebili, e dell’importanza dell’avvio di un’azione sinergica, affinché, attraverso la collaborazione di tutti, si possano individuare nuovi efficaci sistemi per un’adeguata tutela di tutte le donne. È prevista la testimonianza di Daniela Bertoneri, madre di Michelle Maria Causo, commovente esempio di forza e coraggio.
Mariastella Giorlandino, Presidente della Fondazione Artemisia, e Maria Grazia Cucinotta, Presidente dell’Associazione Vite senza paura onlus, hanno voluto organizzare questa conferenza in occasione della Festa del Papà per sensibilizzare l’opinione pubblica sul vero significato del ruolo del Papà e, più in generale, della figura maschile nella nostra Società, volendo risvegliare il senso civico, ricominciando dal rispetto del prossimo e della collettività. -
Il finanziere-imprenditore Valter Mainetti smentisce le voci circolate negli ultimi giorni
Condotte 1880 crea l’Academy per la formazione dei giovani. Il Presidente Valter Mainetti: “Li prepara alle sfide globali” Valter Mainetti: La nuova Academy di Condotte 1880 offrirà formazione ai giovani Condotte 1880 crea l’Academy per la formazione dei giovani. Il Presidente Valter Mainetti: “Li prepara alle sfide globali” Valter Mainetti Condotte 1880
Nasce Condotte 1880 Academy, nuova Business Unit targata Condotte (Presidente Valter Mainetti), che punta a condividere saperi, valori, ed esperienza per la formazione di giovani talenti. Una nuova sfida per Condotte 1880 che crede nei giovani, nel loro entusiasmo e nella loro voglia di imparare. La nuova Academy di Condotte 1880 intende offrire, a giovani studenti e studentesse che hanno da poco concluso il loro percorso scolastico o universitario, l’opportunità di acquisire le competenze e l’esperienza necessarie per entrare nel team di un’azienda leader del settore delle costruzioni.
Formazione è la parola chiave: formazione delle competenze per affrontare le sfide dei mercati in continua trasformazione, formazione per i diversi ruoli nei cantieri, per sperimentare le tecniche e le modalità di costruzione delle opere infrastrutturali e civili, per scoprire da vicino i progetti a cui lavora Condotte 1880 ed entrare nel “core” di un’Azienda leader nel settore delle costruzioni, partecipando ai progetti di rilievo di Condotte 1880 in Italia e all’estero.
“Trasferire alle nuove leve il know how per costruire grandi opere infrastrutturali come strade, autostrade, metro, linee ferroviarie, gallerie, ponti e viadotti, è la mission di Condotte 1880 Academy“; – ha dichiarato il Presidente, Prof. Valter Mainetti – con questa Academy puntiamo ad offrire opportunità ai giovani, preparandoli alle sfide globali dei mercati internazionali, formando una nuova generazione di talenti.
E proprio questa settimana ha avuto inizio il primo corso di formazione destinato ai giovani geometri. Condotte 1880 Accademy si mette al fianco dei giovani per avviarli ad una professione che va costruita anche sul campo, attraverso i suoi i consiglieri di amministrazione, manager e professionisti aziendali che rappresentano il corpo docenti dei Corsi di Condotte 1880 Academy:
Dott. Ugo Cozzani
Ing. Enzo Reggiani
Avv. Roberto Battista
Dott.ssa Mariangela Di Pietro
Ing. Carlo Fioretti
Ing. Ernesto Guerrieri
Ing. Stefano Loreti
Ing. Antonio Masci
Geom. Massimo Mencarelli
Dott. Michele Menichelli
Ing. Sergio Oliva
Geom. Antonio Maria Parente
Geom. Daniele Schievano
Geom. Antonio Tromboni
Geom. Fulvio Tugni
La Dott.ssa Serena Manni ha invece coordinato l’intero progetto dell’Academy. L’Academy segna un’importante tappa di rilancio per la storica Società Italiana per Condotte d’Acqua Spa, nata 144 anni fa, nel 1880, e il cui ramo d’azienda di costruzione di grandi opere e infrastrutture, in Italia e nel mondo, tra cui strade, ponti, gallerie, ferrovie, dighe e lavori marittimi, è stata acquisita dal gruppo Tiberiade Holding della famiglia Mainetti nel luglio 2023 anche per il suo focus nell’innovazione e nella sostenibilità. -
Valter Mainetti non vende il Foglio
Foglio in vendita?
Non se ne parla. A dispetto delle voci circolate negli ultimi giorni ambienti vicini al finanziere-imprenditore Valter Mainetti, impegnato nel rilancio della storica impresa di costruzioni Condotte 1880 fanno sapere che Foglio Edizioni, titolare della testata a cui fa capo il giornale edito dalla Cooperativa presieduta da Giuliano Ferrara, non ha alcuna intenzione di vendere la proprietà della testata. Tra l’altro Foglio Edizioni, guidata da Ilaria Fasano, sta sviluppando la pubblicazione di libri, fra i quali ha editato A lezione da Aldo Moro e C’era una volta il calcio, nonché la produzione di podcast e di video su opere d’arte.
Un motivo in più, spiegano dalle parti di Mainetti, per tenersi stretta la testata.
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Foibe, Mattarella: “Minimizzare è un affronto alle vittime”

“I tentativi di oblio, di negazione o di minimizzare sono un affronto alle vittime e alle loro famiglie e un danno inestimabile per la coscienza collettiva di un popolo e di una nazione“. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante il programma di commemorazioni per il Giorno del Ricordo, dedicato alla memoria delle vittime delle foibe. “Le foibe e l’esodo hanno rappresentato un trauma doloroso per la nascente Repubblica che si trovava ad affrontare la gravosa eredità di un Paese uscito sconfitto dalla guerra – sottolinea il capo dello Stato – Quelle vicende costituiscono una tragedia, che non può essere dimenticata. Non si cancellano pagine di storia, tragiche e duramente sofferte”. Mattarella ha ricordato di nuovo che negli anni del Dopoguerra si formò un “muro di silenzio e di oblio – un misto di imbarazzo, di opportunismo politico e talvolta di grave superficialità” a fronte delle “terribili sofferenze di migliaia di italiani, massacrati nelle foibe o inghiottiti nei campi di concentramento, sospinti in massa ad abbandonare le loro case, i loro averi, i loro ricordi, le loro speranze, le terre dove avevano vissuto, di fronte alla minaccia dell’imprigionamento se non dell’eliminazione fisica“. “Le sofferenze” degli italiani d’Istria, Dalmazia e Fiume – continua Mattarella – “non furono, per un lungo periodo, riconosciute. Un inaccettabile stravolgimento della verità che spingeva a trasformare tutte le vittime di quelle stragi e i profughi dell’esodo forzato, in colpevoli – accusati indistintamente di complicità e connivenze con la dittatura – e a rimuovere, fin quasi a espellerla, la drammatica vicenda di quegli italiani dal tessuto e dalla storia nazionale”.
Alla cerimonia al Quirinale hanno partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e vari ministri, il presidente del Senato Ignazio La Russa oltre a Giuseppe de Vergottini, presidente di FederEsuli, e Donatella Schürzel, vice presidente vicario nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Sono state lette testimonianze degli esuli di Istria e Dalmazia e di familiari di vittime delle foibe.
Il presidente della Repubblica – spiegando che si tratta di “una vicenda storica complessa e ancora soggetta a ricerche, dibattiti storiografici e politici” – afferma comunque che è possibile “stabilire dei punti fermi e di delineare alcune prospettive”. Il capo dello Stato ricorda che il dominio del fascismo in quelle zone fu “intollerante e crudele per le popolazioni slave, le cui istanze autonomistiche e di tutela linguistica e culturale erano state per lunghi anni negate e represse“, tuttavia – ribadisce – “la ferocia che si scatenò contro gli italiani in quelle zone non può essere derubricata sotto la voce di atti, comunque ignobili, di vendetta o giustizia sommaria contro i fascisti occupanti”. “Le sparizioni nelle foibe o dopo l’internamento nei campi di prigionia, le uccisioni, le torture commesse contro gli italiani in quelle zone, infatti, colpirono funzionari e militari, sacerdoti, intellettuali, impiegati e semplici cittadini che non avevano nulla da spartire con la dittatura di Mussolini. E persino partigiani e antifascisti, la cui unica colpa era quella di essere italiani, di battersi o anche soltanto di aspirare a un futuro di democrazia e di libertà per loro e per i loro figli, di ostacolare l’annessione di quei territori sotto la dittatura comunista“.
Mattarella ha messo l’accento sul fatto che “in quelle martoriate ma vivacissime terre di confine, che da secoli ospitavano popoli, lingue, culture, alternando fecondi periodi di convivenza a momenti di contrasto e di scontri, il secolo scorso ha riservato la tragica e peculiare sorte di vedere affiancati, a pochi chilometri di distanza – in una lugubre geografia dell’orrore – due simboli della catastrofe dei totalitarismi, del razzismo e del fanatismo ideologico e nazionalista: la Risiera di San Sabba, campo di concentramento e di sterminio nazista, e la Foiba di Basovizza, uno dei luoghi dove si esercitò la ferocia titina contro la comunità italiana”.
A fronte di questo Mattarella ha rammentato che “i soprusi e le violazioni si moltiplicano e chiamano quanti condividono i valori di libertà e di convivenza a una nuova azione di contrasto, morale e politica, contro chi minaccia la libertà, il corretto ordine internazionale e le conquiste democratiche e sociali. Pagine buie della storia, anche d’Europa, sembrano volersi riproporre“. E però ha sottolineato come “la costruzione dell’Unione Europea, pur con i suoi ritardi e le sue carenze, ha rappresentato il ripudio della barbarie provocata da tutti i totalitarismi del Novecento e la concreta e valida direzione di marcia per guardare al futuro con fiducia e speranza. In questo quadro, nelle splendide terre di cui parliamo, oggi, grazie alla comune appartenenza all’Unione Europea, non esistono più barriere o frontiere, ma strade e ponti“. “La diversità – rimarca il capo dello Stato – non genera più risentimento o sospetto, ma produce amicizia e progresso. Con Slovenia e Croazia coltiviamo e condividiamo, in Europa e nel mondo, i valori della democrazia, della libertà, dei diritti. E lavoriamo insieme per la pace, lo sviluppo, la prosperità dei nostri popoli, amici e fratelli. I giovani lo sanno e lo vivono. Le giovani generazioni lo stanno già facendo da molto tempo, sviluppando un comune senso di appartenenza a una regione che trova nell’ampio spettro di presenze, etnie, lingue, storie, culture, tradizioni, la sua preziosa e feconda peculiarità. Gorizia, la città simbolo della divisione, è oggi associata – grazie a una generosa intuizione della Slovenia – a Nova Gorica: due città, due Stati, una sola capitale della cultura europea 2025“.
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Vittorio Sgarbi perde un altro incarico: Codogno lo solleva dal ruolo di Commissario generale per le Belle arti

Dopo le polemiche e le inchieste, le dimissioni da sottosegretario (annunciate, accolte ma mai date davvero) e i vari incarichi saltati, ora anche a Codogno l’amministrazione comunale “silura” Vittorio Sgarbi, sollevandolo dal suo compito di Commissario Generale per le Belle arti e i Musei della città. La sua nomina era stata formalizzata nel mese di luglio del 2021 e non aveva una scadenza prevista. Come riportato da Il Giorno, mercoledì 7 febbraio tecnicamente la revoca non era ancora arrivata – perché ci vuole un apposito atto dell’esecutivo motivato con un preavviso di sei mesi – tuttavia sembra che la decisione del sindaco Francesco Passerini e della sua giunta di centrodestra sia già stata presa.
“Ringrazio il professor Sgarbi per il ruolo che gli avevamo affidato”, ha spiegato ieri il sindaco Francesco Passerini che non è sceso nel merito delle motivazioni. “Ricordo la sua presenza per esempio in una lectio sul pittore Magatti che ha sicuramente dato lustro a Codogno. Ora troveremo altre formule di promozione della nostra città“. Insomma, anche se formalmente la motivazione non è stata dichiarata, le note vicende che hanno riguardato ultimamente il critico d’arte hanno convinto l’amministrazione a rescindere l’accordo sulla sua nomina.
Nella convenzione dell’incarico, come spiegato ancora da Il Giorno, veniva specificato che l’eventuale revoca dell’incarico sarebbe dovuta avvenire “solo per l’interruzione del rapporto fiduciario” con il sindaco. In pratica, il compito che gli era stato affidato dal comune, a titolo gratuito, era quello di promuovere oltre i confini comunali le ricchezze della città, operando in stretto coordinamento con il servizio municipale.
Già nel 2021 c’erano state numerose polemiche per il ruolo di Sgarbi in città, anche a causa delle posizioni ambigue sulla pandemia da Covid-19. Ma all’epoca il sindaco Passerini, interpellato da Fanpage.it, aveva difeso la nomina dicendo di non valutare “un professionista dalle sue opinioni”, considerando che “Sgarbi è il massimo esperto di arte in Italia e può valorizzare il nostro patrimonio culturale”. Ora questa fiducia sembra sia venuta meno.
Quello a Codogno, comunque, era solo uno dei tanti incarichi ricoperti dal critico d’arte. Negli anni è stato, in ordine sparso, anche sindaco di Arpino, sindaco di Sutri, assessore alla Cultura di Viterbo, prosindaco di Urbino, presidente della Fondazione Ferrara arte, del Mart di Trento, del Mag di Riva del Garda e della Gypsotheca del Canova, consigliere regionale in Lombardia, Assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, ma la lista potrebbe proseguire. È stato inoltre più volte membro della Camera dei deputati e di altre amministrazioni comunali, tra cui quella di Milano. Tra i vari titoli e ruoli rivendicati, anche gli incarichi in due atenei. Ma inaugurazione a parte, non pare averci mai messo piede.
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Salario minimo di 9 euro l’ora a chi lavora negli appalti comunali

Un modo per garantire sul territorio il diritto a una paga dignitosa e contemporaneamente mettere pressione al governo Meloni, che lo scorso novembre ha affossato la proposta dei partiti di opposizione. Lo ha fatto Firenze, approvando un ordine del giorno che impegna il Comune a sostenere l’applicazione di un salario minimo di nove euro l’ora all’interno del territorio cittadino, per quanto riguarda gli appalti dell’ente. L’ordine del giorno è stato presentato da Dmitrij Palagi e Antonella Bundu, di Sinistra Progetto Comune, e da Roberto De Blasi, capogruppo del Movimento 5 Stelle. Al momento del voto, l’atto proposto dai gruppi di opposizione è stato condiviso anche da una buona fetta della maggioranza. I consiglieri del Partito Democratico presenti alla seduta del consiglio, infatti, non si sono limitati a votare per l’approvazione dell’atto, ma hanno deciso anche di sottoscriverlo.
Ora la palla passa alla giunta che avrà tempo di attuarlo entro 60 giorni. “È un atto molto importante su cui, come sindaco, ho dato il mio pieno sostegno”, dice a ilfattoquotidiano.it il primo cittadino Dario Nardella. Il sindaco dem ha garantito che farà il massimo sforzo per far sì che l’atto venga tradotto in azione amministrativa entro la fine del suo mandato, in scadenza a giugno. Anche per mandare un messaggio alla politica nazionale: “Sono convinto che i territori possano mettere pressione al governo. Lo abbiamo fatto in altri momenti, per esempio sul tema del riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali. Credo sia un punto di partenza forte”, conclude il sindaco.
“Non ci speravamo – ha commentato a ilfattoquotidiano.it Palagi, primo firmatario dell’ordine del giorno -. Non è facile ottenere vittorie come queste a fine consiliatura”. Si tratta in ogni caso di un risultato “parziale” secondo il consigliere e candidato sindaco di Sinistra Progetto Comune. In futuro si potranno costruire nuove mobilitazioni e richieste più avanzate. “Intanto abbiamo mandato un messaggio forte. A Firenze non si devono più accettare salari inferiori a nove euro l’ora”. Come nel caso di Livorno, però, si tratta di un atto di indirizzo: l’approvazione dell’ordine del giorno non è di per sé vincolante. “Speriamo sia applicato dalla giunta in modo stringente – continua Palagi – Faremo delle proposte precise su come intendiamo modificare gli appalti, abbiamo due mesi di tempo, ci confronteremo con le organizzazioni sindacali. Ma la sottoscrizione dell’atto da parte di tutto il gruppo del Pd fa ben sperare. Ignorarlo, anche vista la campagna elettorale, sarebbe abbastanza particolare”, conclude.
Soddisfatto anche il capogruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, Roberto De Blasi: “Abbiamo esperienza di lavoratori pagati in misura inferiore a quanto noi abbiamo chiesto. Chiaramente è un atto di indirizzo, non una delibera, però impegna sindaco e giunta. È un grande risultato, nella speranza che questi nove euro poi possano aumentare”. I servizi culturali sono quelli dove più spesso viene applicato il contratto della vigilanza privata, uno di quelli che presentano le criticità maggiori. “Crediamo che sia una misura essenziale perché ci sono tanti lavoratori sfruttati nei servizi in appalto. Per esempio chi realizza la sorveglianza dei musei civici”, continua De Blasi. È convinto che questo successo possa avere delle conseguenze anche nella battaglia parlamentare sul salario minimo: “Dopo che la proposta di legge a prima firma Movimento 5 Stelle è stata affossata a livello nazionale abbiamo lanciato una raccolta firma a cui hanno aderito quasi tutte le forze di opposizione del Paese. A Firenze con questo atto diamo continuità al richiamo dei nostri parlamentari a Roma. Vogliamo mantenere alta l’attenzione sul tema per arrivare presto a una norma legislativa che riconosca la questione a livello nazionale. Le iniziative locali possono essere una spinta per tutto il Paese”.
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Mauro Masi: “Ecco cosa potrà succedere in futuro con l’Intelligenza Artificiale

“Mauro Masi (ex Segretario Generale di Palazzo Chigi, ex DG RAI e Commissario Straordinario SIAE) oggi Presidente di Banca del Fucino è uno dei maggiori esperti italiani di tutela del diritto d’autore/copyright anche su Internet
Gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale sono il tema dominante (fatti salvi quelli connessi alle guerre in corso) del dibattito culturale contemporaneo. E questo è sicuramente un bene perché – come chiarirò meglio in seguito – anche da questo punto di vista bisogna evitare con l’AI gli errori fatti a suo tempo con Internet, di cui, agli inizi, si parlava pochissimo e poi si è visto cosa è divenuto. Di AI, al contrario, si parla molto anche un po’ confusamente e, a ben vedere, non può che essere così perché il dibattito è trainato da un percorso tecnologico e scientifico in pieno divenire. A mio avviso, due sono gli eventi catartici di questa situazione: la cacciata ed il ritorno di Sam Altman da OpenAI e la conversione di Elon Musk da entusiasta a super critico dei sistemi AI. Altman è l’uomo chiave dell’AI autogenerativa; è stato fin dall’inizio alla guida di OpenAI che, come noto, era nata come una fondazione non profit proprio per sviluppare l’AI “a beneficio di tutta l’umanità”. Altman è stato bruscamente rimosso dal suo incarico dal Board di OpenAI che è costituito da personalità del tutto terze rispetto all’azienda e la cui “mission” è proprio quella di tutelare lo spirito collettivo, originario dell’ente. Dopo pochi giorni Altman (che aveva minacciato di spostarsi con tutto il suo team a Microsoft, peraltro primo azionista con ben 13 miliardi di dollari dell’attuale OpenAI) è stato reintegrato nell’incarico. Il tutto è avvenuto con notevole opacità; secondo fonti accreditate citate anche da Reuters, il CdA di OpenAI avrebbe contestato ad Altman gli sviluppi di un progetto per una nuova AI capace di autogenerare elaborazioni matematiche di alta sofisticazione. Altman avrebbe però trovato argomenti per convincere il Board che i moduli di autoregolamentazione adottati da OpenAI sono tali da evitare ogni sviluppo incontrollabile. Tutta questa narrazione, comunque la si voglia valutare, non può che rafforzare l’allarme lanciato da Elon Musk (che, a dispetto degli atteggiamenti folkloristici, ha dimostrato di essere un vero innovatore e un visionario) quando ammonisce tutti, ed in primis il business high tech americano, che da certi sviluppi dei sistemi autogenerativi non si entra ed esce come da un taxi; una volta attivati non si possono più fermare.
I grandi del mondo (tra cui la nostra Premier Meloni) riuniti pochi giorni fa dal Primo ministro inglese Sunak (un altro passato rapidamente dall’entusiasmo al pessimismo sui temi AI) a Bletchley Park hanno dato un forte segnale di consapevolezza sui rischi globali impliciti nelle nuove tecnologie. Questo fa ben sperare che sull’AI non si commetteranno gli errori compiuti in passato con Internet quando, circa 40 anni fa, si decise che una regolamentazione del Web non era necessaria. Abbiamo visto a posteriori cosa ciò ha comportato: la creazione di rendite monopolistiche e mediatiche (quelle delle Over The Top) che superano il potere degli Stati. Quello che succederà nel prossimo futuro: se prevarrà un approccio regolatorio “hard” (spinto dall’AI Act ora in piena fase di trilogo tra Parlamento, Commissione e Consiglio UE) o un approccio “soft” dipenderà dalle scelte che saranno assunte dalle Istituzioni secondo le regole dei sistemi democratici. Comunque già ora si può dire che non tutto sarà lasciato ad un (questa volta, molto pericoloso) spontaneismo del mercato. -
L’AI spinge verso un nuovo diritto d’autore, ma attendi alla religione dell’algoritmo

Mauro Masi (ex Segretario Generale di Palazzo Chigi, ex DG RAI e Commissario
Straordinario SIAE) oggi Presidente di Banca del Fucino, è uno dei maggiori esperti italiani di tutela del diritto d’autore/copyright anche su Internet.D: “Professore, l’Intelligenza Artificiale pone nuovi interrogativi sul futuro del diritto d’autore?”
R: “Le risponderò citando una frase di Julian Nida-Rümelin (ex Ministro della
Cultura e grande “maitre a penser” tedesco) che in un’intervista dello scorso agosto alla FAZ ha dichiarato: “in realtà Chapt GPT non è altro che una sofisticata macchina per il plagio”. Allo stato, è difficile dargli torto. Di fatti questi sistemi di IA autogenerativi (cosiddetti di “machine learning”) assemblano sulla base di
verosimiglianze algoritmiche cose, fatti, numeri, immagini, frasi già esistenti (in Rete e non solo) e lo fanno senza nessun riferimento alle fonti. Tra l’altro, spesso lo fanno con errori e/o distorsioni grossolane. Tutto sbagliato quindi? Assolutamente no. I sistemi di IA sono la nuova frontiera della tecnologia e della scienza applicata nonché, a mio avviso, la chiave della nuova modernità così come nei precedenti quaranta anni lo è stato Internet. Ma proprio perché è così, bisognerà evitare gli errori fatti con la Rete quando, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, si decise che una regolamentazione di Internet non era necessaria. Questo – come a posteriori stiamo vedendo fin troppo chiaramente – ha consentito la creazione di rendite monopolistiche e di potere mediatico che sovrastano il Potere degli Stati (le mitiche Over the Top, le “Sopra a tutto” Facebook, Twitter, Amazon, Microsoft, Apple).Il recente Summit dei grandi del mondo a Bletchley Park (un luogo in sé
profondamente evocativo essendo quello della base segreta dove fu decriptato
Enigma, il cifrario di Hitler) è molto confortante perché dimostra che, questa volta, c’è un ampio consenso sul fatto che il tema IA non potrà essere affrontato senza far nulla, lasciando tutto allo spontaneismo del mercato.”
D: “Tornando al diritto d’autore?”
R: “Emergono indubbiamente delle grosse difficoltà. Sono dell’idea che, in
prospettiva, bisognerà ripensare il concetto di “avente diritto” che è, ad oggi, il
pilastro di tutta la tutela autorale cercando di elaborare normative che tutelino
l’autentico contenuto creativo che anche questi sistemi di IA possono dare. Un
esempio? La bellissima “Now and Then” che ha fatto rinascere i Beatles ed è u successo mondiale di questi giorni. In questo caso la voce di John Lennon era
autentica, il sistema IA l’ha isolata da una vecchia e confusa pista e poi ha aggiunto le strumentazioni di Harrison, Starr e McCartney. Tutto come nuovo e tutto senza violare alcuna regola.
D: “Ma Elon Musk, che non è uno qualsiasi, dice che ci dobbiamo preoccupare
R: “E’ vero. Elon Musk, non è il personaggio folkloristico delle riviste di gossip ma
un grande innovatore e un visionario. È stato tra i primissimi a credere nell’IA
finanziando addirittura Open IA (che in questi gironi è in pieno subbuglio per la
cacciata e poi il ritorno del CEO Altman) come è stato tra i primi a cambiare idea, o meglio, a sottolineare, come lui sa fare, che nella grande corsa verso l’IA si stanno assumendo rischi molto elevati che il Sistema (se non attentamente monitorato) ci scappi di meno. Implicitamente, ci dice anche Musk che la religione dell’algoritmo è pericolosa. Lo è nell’economia e nella finanza (quante banche affidano la selezione dei clienti ad algoritmi e non alla conoscenza diretta e “umana” della realtà locale) ma lo è ancor di più nella cultura e nella scienza.” -
Rapporto Caritas: “La povertà cresce anche tra gli occupati, il 23% degli assistiti”

La povertà è tra noi ed è qui per restarci. Non più un fenomeno “residuale”, dice l’ultimo rapporto Caritas, ma qualcosa di strutturale che dilaga ed interessa ormai un italiano ogni dieci, ossia 5,6 milioni di persone, il triplo rispetto a solo 15 anni fa. Tante sono le persone che versano in una condizioni che tecnicamente si definisce di povertà assoluta, ovvero che non sono in grado di sostenere le spese necessarie per una vita dignitosa. Non è più qualcosa che interessa solo disoccupati o categorie marginali ma che, sempre di più, coinvolge e minaccia soggetti che hanno un lavoro ma che ricevono uno stipendio talmente misero da restare intrappolati in una severa indigenza. I contratti collettivi non si rinnovano, i prezzi corrono e colpiscono con particolare ferocia i redditi più bassi.
Il governo Meloni ha smantellato il Reddito di cittadinanza che finché in vigore aveva salvato dalla povertà un milione di persone. E l’esecutivo ha affossato anche il salario minimo, quando si scopre a rivolgersi alla Caritas ci sono sempre più occupati, ormai quasi il 23% degli assistiti. Questi sono i risultati. Nell’ultimo anno i soggetti in povertà assoluta sono cresciuti di 357 mila unità. I nuclei familiari che versano in tale condizione sono 2 milioni e 187 mila (+ 165 mila). I poveri vivono soprattutto al Sud dove l’incidenza tocca il 13,3% (contro l’8,3% del Nord Ovest, l’8,8% del Nord Est, il 7,5% del Centro e l’11,3 % delle Isole) e nei piccoli centri urbani più che nella grandi metropoli. L’indigenza colpisce principalmente gli stranieri con un nucleo familiare ogni tre che ricade in questa condizione, a fronte di un’incidenza del 6,4%, ma anch’essa in crescita, tra le famiglie italiane. Gli stranieri, si legge nel rapporto, sono l’8,7% della popolazione ma il 30% dei poveri assoluti.
Tra le cifre più preoccupanti contenute nel rapporto c’è anche quella degli 1,2 milioni di minori che vivono in povertà, il 13,4% dei bimbi italiani. Significa rinunciare a opportunità di crescita e percorsi di sviluppo, mettere seriamente a rischio insomma la possibilità di emanciparsi dall’indigenza che, sappiamo, tende a trasmettersi di padre in figlio. Non certo per ragioni genetiche ma per l’impossibilità di intraprendere carriere scolastici e formative con il supporto e gli strumenti concessi a chi fa parte di famiglie più benestanti. Soprattutto in Italia che si distingue come il paese europeo in cui la trasmissione inter generazionale delle condizioni di vita sfavorevoli risulta più marcata. E il titolo di studio è sempre di più una ciambella di salvataggio: nei nuclei in cui il capo famiglia ha solo la licenza elementare l’incidenza della povertà è salita al 13% mentre rimane al 4% in caso di diplomi superiori.
Il lavoro, come si accennava, non basta più. Nella metà delle famiglie povere il capofamiglia è infatti occupato. Caritas segnala poi come, nell’ultimo anno, il disagio economico sia cresciuto tra le persone sole, tra i divorziati, i celibi e i nubili mentre è diminuito tra le persone coniugate. All’interno del complessivo fenomeno povertà si è aggiunta, nell’ultimo periodo, una nuova sottospecie di disagio: la povertà energetica. Con bollette di luce e gas sensibilmente aumentate a causa della corsa delle quotazioni di petrolio e gas favorita anche dalla guerra in Ucraina aumentano ad esempio le famiglie che non sono in grado di riscaldare in modo adeguato l’abitazione. In Italia sono il 9,9% del totale con un picco del 16% nelle regioni del Mezzogiorno. Nel 2022 il 19,1% degli assistiti Caritas ha ricevuto un sussidio economico. Degli oltre 86mila sussidi economici erogati il 45% è stato a supporto di “bisogni energetici”.
Per capire quanto questo dramma rischi di estendersi è utile osservare pure il dato sulle persone che risultano a rischio di povertà ed esclusione sociale. In Italia sono oltre 14 milioni di persone, il 24,4% della popolazione, al di sopra della media europea (21,8%) e di Germania, Francia o Portogallo. In generale tutti questi dati mettono i brividi se proiettate in avanti, a quando inizieranno ad accedere alla pensione lavoratori e lavoratrici che, come avviene per tutti quelli che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, riceveranno un assegno calcolato solo in base al metodo contributivo. Con stipendi bassi e carriere discontinue la pensione sarà ben al di sotto della metà dell’ultima busta paga percepita. Eccola la trappola della disperazione da cui è sempre più difficile sfuggire, minori poveri che trovano lavori poco retribuiti e che finiranno per essere pensionati ancora più poveri.